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Il risarcimento del danno da fermo tecnico

E` possibile la liquidazione equitativa del detto danno da fermo tecnico anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo

Il risarcimento del danno da fermo tecnico - E` possibile la liquidazione equitativa del detto danno da fermo tecnico anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo

Il rapporto obbligatorio instauratosi  tra il proprietario di un  veicolo (consumatore) e il professionista (Concessionaria), responsabile di aver trattenuto il mezzo in officina per un periodo esorbitante rispetto al tempo effettivamente necessario, senza comunque usare l’ordinaria diligenza nella individuazione della diagnosi per la riparazione del guasto, dà luogo alla responsabilità della Concessionaria  per l’inesatto adempimento della prestazione richiesta.  

 

L’adempimento di tale prestazione e, quindi, l’assolvimento dell’incarico ricevuto, richiede, come è noto, cura, accortezza e cautela. Orbene, l’ordinamento giuridico, da un lato non puo’ togliere ogni serietà al vincolo obbligatorio accontentandosi di un grado di diligenza media che confina con la trascuraggine, dall’altro non può pretendere uno scrupolo eccezionale che puo’ essere solo di pochi. Per evitare i due eccessi, si è scelto una via di mezzo. La diligenza dovuta dal debitore è, percio’, quella media del buon padre di famiglia (art. 1176 c.c.): l’inosservanza di essa da luogo alla culpa levis.  

 

Se invece, per patto, per effetto delle susseguenti disfunzioni ravvicinate della vettura, si esige un grado di diligenza più elevato, l’inosservanza da’ luogo alla culpa levissima. Se al contrario, non viene osservato neppure quel grado minimo di diligenza che tutti, anche le persone più sbadate, osservano, il debitore versa in colpa grave (culpa lata). Se l’obbligazione assunta dalla Concessionaria, è stata quella di diagnosticare la natura del guasto che il veicolo sottoposto alla sua attenzione presentava, allora la valutazione della colpa deve rapportarsi, in questo caso, con riguardo alla natura della attività esercitata (cd. diligenza tecnica).  

 

Orbene, l’art.1218 c.c., dispone che “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Le disposizioni suddette contengono un’indubbia portata precettiva confermata dall’orientamento della S.C. in tema di correttezza o buona fede nella fase dell’adempimento delle obbligazioni. La buona fede nell’esecuzione del contratto si sostanzia in un generale obbligo di solidarietà che impone, a ciascuna delle parti, di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal dovere extracontrattuale del “neminem laedere”, trovando tale impegno solidaristico il suo limite precipuo unicamente nell’interesse proprio del soggetto, tenuto, pertanto, al compimento di tutti gli atti giuridici e /o materiali che si rendano necessari alla salvaguardia dell’interesse della controparte nella misura in cui essi non comportino un apprezzabile sacrificio a suo carico (Cass. 30 luglio 2004 n. 14605;conf.,ex plurimis, Cass.4 marzo 2003 n.3185). 

 

La responsabilità risulterà ancor più pregnante in riferimento alla diligenza sulla natura dell’attività esercitata, in quanto l’operatore professionale è tenuto ad attuare una perizia qualificata. Nel caso realmente esaminato dalla scrivente, il ritardo della Concessionaria, nella diagnosi e, successivamente, nell’adempimento della prestazione, ha determinato l’impossibilità, da parte dell’attore, di utilizzare la  propria autovettura, subendo, non solo, una lesione nell’esercizio della proprietà del bene, ma anche arrecando pregiudizio a terzi, dovendo, egli, ripetutamente utilizzare vetture altrui.  

 

Da quanto esposto, appare chiaro che la Concessionaria non ha adempiuto esattamente alla propria prestazione dovendo essere stato, il consumatore, costretto più volte a sottoporre il veicolo a riparazioni frequenti, tutte ricollegabili alla medesima causa, giammai tempestivamente individuata. Trattasi, quindi, di inesatto adempimento della prestazione, il quale aggrava la responsabilità della Concessionaria perché deriva da sua colpa. Di qui l’obbligo del risarcimento del danno, equitativamente valutabile dal Giudice ex art. 1226 c.c .per il pregiudizio subito dall’attore. Tale danno, assimilabile al cd. danno da fermo tecnico, dà luogo a un'autonoma voce di danno che si aggiunge a quello commisurato alle avarie della vettura, denunciate e accertate. A questo proposito, è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa del detto danno da fermo tecnico anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, rilevando a tal fine la sola circostanza che l’utente sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall'uso effettivo a cui esso era destinato. L'autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetta a un naturale deprezzamento di valore, del veicolo. (Cass. 9 novembre 2006, n. 23916).  

Avv. Maria Rosaria Palmieri

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