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Figli: come calcolare l'assegno di mantenimento

Nello stabilire il contributo economico dovuto da ciascun genitore occorre tener conto anche del tempo trascorso con il figlio

Figli: come calcolare l'assegno di mantenimento - Nello stabilire il contributo economico dovuto da ciascun genitore occorre tener conto anche del tempo trascorso con il figlio

Rispetto alla precedente normativa, la L. 54/06 fornisce indicazioni più puntuali per la quantificazione dell’assegno destinato al mantenimento dei figli, stabilendo che: “… salvo diversi accordi, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; a questo fine il giudice stabilisce se necessario, la corresponsione di un assegno periodico da determinare considerando: 

1) le attuali esigenze del figlio 

2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori  

3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore 

4) le risorse economiche di entrambi i genitori, tenuto conto anche degli immobili che non forniscono reddito monetario ma che rimangano nella disponibilità di uno dei coniugi (c.d. reddito figurativo) 

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. 

 

Elementi indispensabili per la determinazione dell’assegno di mantenimento sono pertanto: i redditi dei genitori, il tenore di vita che aveva il figlio quando viveva con entrambi ed il tempo trascorso con ciascun genitore. Per fare un’esempio prendiamo la situazione tipo dell’affidamento condiviso con collocamento prevalente del figlio minore presso la madre: il contributo del padre sarà tanto maggiore quanto minore è il tempo che il bambino trascorrerà con lui (secondo quanto previsto dalla regolamentazione dei rapporti stabilita dal giudice o concordata dalla parti in caso di separazione consensuale). 

 

La legge sull’affidamento condiviso ha valorizzato l’impegno economico sopportato del genitore non collocatario, nei giorni in cui il figlio sta con lui. In questi giorni, infatti, il genitore non collocatario provvede al mantenimento del bambino, (gli fornisce il vitto, l’alloggio, il vestiario, incrementa il consumo delle utenze etc.). Per questo motivo, nella determinazione del contributo al mantenimento del figlio, non si può prescindere dagli esborsi da lui sostenuti.  

 

A titolo di semplice esempio: se un figlio costa “100”, a quanto dovrebbe ammontare il contributo del padre nell’ipotesi in cui i genitori abbiano lo stesso reddito, il figlio trascorra il 30% del tempo con lui e il padre in tali giorni spenda 30? In applicazione dei principi testè menzionati la risposta è agevole: se il bambino trascorresse il 50% del tempo con il padre quest’ultimo non dovrebbe corrispondere alcun contributo dal momento che ha lo stesso reddito della madre. Nel nostro caso, invece, il contributo è dato dalla differenza tra il tempo che il bambino trascorre con lui e quello che trascorre con la madre, cioè 20. Se infatti il padre già spende 30 quando il figlio sta con lui, per riequilibrare la situazione con la madre (e arrivare a spendere 50 come lei) dovrà contribuire con un assegno di 20.

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