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Usufrutto? No, sfratto…

Se l’usufrutto risulta vanificato da una scrittura nulla, il proprietario può chiedere la liberazione dell’appartamento

Usufrutto? No, sfratto… - Se l’usufrutto risulta vanificato da una scrittura nulla, il proprietario può chiedere la liberazione dell’appartamento

Vale la pena di raccontare un caso legale che ho trattato e che si è recentemente concluso con la sentenza emessa dal Settore Civile del Tribunale di Trani il 14 aprile 2014. Il caso in questione ha visto contrapporsi le mie due assistite, comproprietarie di un appartamento situato nella città pugliese, e la madre, la quale non era intenzionata a lasciare l’appartamento delle figlie, sulla base di un diritto di comodato dopo aver perso il diritto all’usufrutto.  

 

Il tribunale di Trani ha dato ragione alle figlie, condannando la donna al rilascio immediato dell’immobile e al pagamento del risarcimento dei danni, oltre al pagamento delle spese legate alla causa civile. Aldilà delle considerazioni di natura etica, ciò che è interessante trattare è il motivo per il quale il Tribunale abbia sostenuto le ragioni delle mie assistite. 

 

In data 28 dicembre 2007, madre e figlie stipularono un accordo in base al quale la prima avrebbe donato l’appartamento in questione alle figlie (a fronte di altri accordi intercorsi con l’ex coniuge, padre delle mie assistite). Queste ultime, in cambio, avrebbero concesso il diritto di usufrutto alla madre.  

 

In realtà, l’accordo tra le parti si è rivelato nullo (mentre la proprietà della casa è risultata essere comunque delle figlie), vanificando contemporaneamente la donazione e il conseguente diritto di usufrutto di cui avrebbe potuto godere la madre. Inoltre, nella sentenza del Tribunale di Trani si legge che, anche nel caso in cui si fossero eseguiti gli accordi intervenuti tra le parti previsti nell’atto del 28.12.2007, “non si sarebbe potuto parlare di donazione, istituto che presuppone lo spirito di liberalità, ma di un rapporto sinallagmatico di altra natura”.  

Ad ogni modo, anche ammettendo che si fosse trattato di donazione, il punto focale è un altro. La madre, risultando inadempiente data la nullità della donazione, non può pretendere che sia rispettata la condizione dell’usufrutto. Allo stesso modo, la donna non può pretendere di avere il diritto ad abitare nell’appartamento delle figlie poiché è stata verificata la mancanza di qualunque altro titolo giustificativo del possesso (come il comodato), il cui onere della prova spettava alla madre stessa.  

 

Sempre nella sentenza, infatti, si legge: “In mancanza di diversa allegazione, infatti, nella fattispecie si sarebbe configurata, al più, un’ipotesi di comodato precario disciplinato dall’art. 1810 cc, cui sarebbe conseguito l’obbligo della comodataria di aderire alla richiesta di restituzione pervenuta dalle comodanti”. 

 

In estrema sintesi, il Tribunale di Trani ha accolto la mia tesi basata sull’applicazione del procedimento ex art. 447 bis in materia di locazione e comodato di immobili urbani e di affitto di aziende, in base al quale un immobile non può essere occupato sine titulo, a causa della nullità del contratto locatizio.

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