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Diritto di famiglia

Affidamento condiviso dell'animale familiare

Tribunale di Roma: disposto l'affidamento condiviso. Intanto resta fermo in Parlamento un disegno di legge in materia

Affidamento condiviso dell'animale familiare - Tribunale di Roma: disposto l'affidamento condiviso. Intanto resta fermo in Parlamento un disegno di legge in materia

Da qualche anno giace in Parlamento un disegno di legge avente ad oggetto la disciplina dell'affidamento degli animali familiari in ipotesi di separazione dei coniugi o dei conviventi more uxorio.
 

Nelle more è intervenuto, di recente, il Tribunale di Roma, che con una sentenza ha disposto l'affidamento condiviso di un cane. In forza di tale provvedimento, Spilla, un meticcio di nove anni, trascorrerà sei mesi con il suo padrone e sei mesi con la sua padrona, ex conviventi more uxorio. Il giudice ha inoltre disposto che cibo, cure mediche e «quanto altro eventualmente necessario al benessere» del cane dovrà essere pagato a metà da ciascuno dei due padroni.
 

«Sempre più frequenti - scrive il giudice - sono i casi in cui i coniugi o, comunque, persone che in regime di convivenza hanno posseduto un animale domestico si rivolgono al giudice». In tal modo si è ritenuto di «anticipare l’auspicabile approvazione ed entrata in vigore di una proposta di legge che giace in Parlamento da molti anni».
L'affidamento condiviso viene ritenuto il regime giuridico in grado di tutelare l’interesse materiale-spirituale-affettivo dell’animale contemperandolo con l’interesse affettivo dei due ex conviventi.
Nel caso di specie il cane aveva trascorso tre anni di vita insieme alla coppia. «È indubbio - scrive il giudice - che il cane si sia affezionato a entrambe (le persone), le abbia identificate entrambe come i suoi “padroni”»..«il suo legame e il suo affetto per entrambe (le persone) prescinde assolutamente dal regime giuridico che le legava».

La sentenza dispone, altresì, che la persona che non lo avrà con sè nei sei mesi avrà la possibilità «di vederlo e tenerlo due giorni la settimana, anche continuativi, notte compresa». Il tutto alla stregua di quanto previsto, sommariamente, per i figli minori.

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