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Responsabilità civile

Responsabilità civile: insidie stradali

Quando la responsabilità per buche, ghiaccio, olio o altre insidie è dell'ente proprietario o gestore della strada

Responsabilità civile: insidie stradali - Quando la responsabilità per buche, ghiaccio, olio o altre insidie è dell'ente proprietario o gestore della strada

Al fine di ricondurre i fatti nell’alveo della fattispecie disciplinata dall’art. 2051 c.c. si rievoca che è opinione largamente condivisa che risulti superato ormai da tempo l’indirizzo secondo cui è esclusa a priori la configurabilità della responsabilità dell’ente pubblico per l’oggettiva difficoltà di controllare la manutenzione di tutte le strade di sua proprietà. Sul punto la Suprema Corte ha sancito che gli obblighi in capo alla pubblica amministrazione discendono, non solo da specifiche norme, ma anche dal generale obbligo di custodia, con conseguente operatività nei confronti dell’ente della presunzione di responsabilità ex art. 2051 c.c. in caso di omessa prevenzione e mancato impedimento del danno a terzi. 

 

Al riguardo il danneggiato, seconda la regola generale in tema di responsabilità extracontrattuale, è tenuto a dare la prova che il danno deriva dalla cosa, da intendersi assolta con la dimostrazione che l’evento si è prodotto come conseguenza della condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dall’oggetto stesso. E, poiché la dottrina ha giustamente rilevato che il danno normalmente evitato da una condotta diligente comporta la presunzione di colpa, la giurisprudenza ha concluso che “In tal caso è il presunto responsabile a dover dare la prova della sua mancanza di colpa, ma se ha violato una specifica norma giuridica di condotta, la prova di tale violazione è prova sufficiente della colpa” configurando una precisa responsabilità speciale per custodia ex art. 2051 c.c. in capo all’ente pubblico (Cass. Civ., 20 febbraio 2006, n. 3651). 

 

In particolare, aggiungendo un ulteriore tassello all’opera di sostanziale equiparazione tra bene pubblico e bene privato in tema di danni da cose in custodia, è stato altresì precisato che la fattispecie speciale di responsabilità da ultimo invocata è comunque applicabile al gestore delle strade statali nel caso in cui, con specifico riferimento alla natura ed alla tipologia dell’insidia, fosse possibile riconoscere la sussistenza di un potere di controllo, in ragione della conoscenza o conoscibilità, da parte del gestore medesimo, della presenza dell’insidia (Cass. Civ., 18 ottobre 2011, n. 21508)  e, soprattutto, nel caso in cui risulti che l’evento dannoso si sia verificato allorché l’ente medesimo stava esercitando un potere di fatto sulla cosa (Cass. Civ., 22 febbraio 2012, n. 2562). 

 

Ma, in verità, anche a voler prescindere da siffatte inconfutabili argomentazioni, sussiste a maggior ragione la responsabilità dell’Ente proprietario della strada ex art. 2043 c.c. quale corollario della mancata o manchevole manutenzione del bene pubblico viario aperto al pubblico transito, impostole da norme di comune diligenza, in quanto lo stesso Ente è tenuto al rispetto del canone fondamentale del neminem leadere e, pertanto, a mantenere il bene pubblico in condizioni che non costituiscano per l’utente, al quale spetta far ragionevole affidamento sulla sua apparente integrità o regolarità, una situazione di pericolo occulto.

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L'autore Ŕ esperto in
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Avv. Paparcuri Antonio - Caselle Torinese (TO)

Avv. Paparcuri Antonio

Avvocati / Civile

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