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Il tradimento virtuale via web

Una relazione virtuale non comporta un adulterio vero e proprio per la mancanza di “rapporti carnali”

Il tradimento virtuale via web - Una relazione virtuale non comporta un adulterio vero e proprio per la mancanza di “rapporti carnali”

Nota a sentenza CASS. n. 8929/2013  

 

Il Caso: 

Il marito aveva denunciato che la moglie, pur non avendo avuto rapporti sessuali extraconiugali, avesse intrattenuto una relazione “platonica” con un altro uomo, fatta di telefonate e mail dalle quali, secondo il marito, si desumeva il tradimento. 

I quesiti posti alla Suprema Corte: 

Questi i quesiti di diritto formulati in sede di legittimità: “Una relazione extraconiugale, non connotata da rapporti sessuali, è idonea a configurare violazione del dovere di fedeltà ai fini dell'addebitabilità della separazione?”
“Ai fini dell'addebitabilità della responsabilità della separazione per violazione dell'obbligo di fedeltà, è sufficiente che la relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge sia portata a conoscenza solamente dell'altro coniuge oppure è indispensabile che la stessa sia portata a conoscenza anche dell'ambiente sociale in cui i coniugi vivono?”. 

Le conclusioni dei Giudici di legittimità: 

La Suprema Corte, da una parte ribadisce che “la relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell'art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge”, dall'altra esclude che lo scambio interpersonale, extraconiugale, avesse potuto assumere i concreti connotati di una relazione sentimentale adulterina e, comunque, quelli di una relazione atta a suscitare plausibili sospetti di infedeltà coniugale da parte della B., traducibili o tradottisi in contegni offensivi per la dignità e l'onore del R., dal momento che il legame intercorso tra la B. ed il M. si era rivelato platonico, essenzialmente concretatosi in contatti telefonici o via internet, data anche la notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza, e non connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale, con condivisione e ricambio di lei dell'eventuale infatuazione di lui”. 

COMMENTO: 

Secondo i Giudici della Suprema Corte, una relazione virtuale non comporta un adulterio vero e proprio per la mancanza di “rapporti carnali” e per il fatto che la storia non sia divenuta di pubblico dominio nell’ambiente sociale in cui vivono i coniugi. 

In altri termini, una storia intrattenuta “on line” non è considerata causa di addebito qualora non sia stata tale da rendere ormai impossibile la convivenza coniugale. 

L’addebito della separazione potrebbe, invece, essere riconosciuto qualora la relazione, seppure platonica, abbia causato il forte sospetto di infedeltà del coniuge, sia venuta a conoscenza da parte di terzi e, in generale, abbia leso l’onore e la dignità del coniuge tradito. 

Il caso trattato dalla Suprema Corte riguardava una donna sposata che aveva intrattenuto una relazione platonica su internet per due anni. Il marito aveva chiesto l’addebito della separazione, ma i giudici lo hanno negato sostenendo che la notevole distanza di luoghi di residenza dei due “amanti platonici” e la mancanza di coinvolgimento fisico della moglie escludevano che la relazione fosse stata la causa di rottura del matrimonio.

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