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La trasformazione delle Antiche Saline a Portoferraio

Breve ricostruzione delle trasformazioni che hanno portato alla scomparsa delle Saline a Portoferraio (LI)

La trasformazione delle Antiche Saline a Portoferraio - Breve ricostruzione delle trasformazioni che hanno portato alla scomparsa delle Saline a Portoferraio (LI)

Le antiche Saline caratterizzavano profondamente il paesaggio ottocentesco di Portoferraio. Alla fine dell’800 iniziarono i lavori per gli importanti impianti siderurgici, che avrebbero caratterizzato la fase storica successiva. Le Antiche Saline, quindi, gradualmente scomparvero, fagocitate dalla necessità di spazio dell'impianto siderurgico, nelle sue varie fasi di lavorazione, fino agli scarti del prodotto finale (loppa). Questo scarto, scaricato in mare, ha prodotto la significativa modifica della linea di costa fino a giungere all’attuale situazione.  

 

A causa del flusso degli immigrati, tutta la zona intorno all'impianto siderurgico venne ben presto urbanizzata. Dopo la fine della guerra (4 novembre 1918), la crisi e la disoccupazione attanagliarono l'isola. Fu a tale proposito che nacquero delle Cooperative che si interessarono subito di rimuovere la grande quantità di macerie e di detriti dallo stabilimento degli Alti Forni per ripristinarlo al più presto e renderlo di nuovo attivo. Ma, al momento di affrontare la questione della necessaria riattivazione dell'impianto siderurgico, immediatamente sorsero, da parte della Società Ilva, i primi sconcertanti propositi di non voler ripristinare il complesso industriale. Si stava materializzando la paventata chiusura degli Alti Forni, che i dirigenti dell'Ilva, o meglio della Finsider, motivavano con la sua antieconomicità. Il 26 gennaio 1951, si conclusero a Roma le trattative in merito alla cessione gratuita al Comune di Portoferraio, da parte dell'Ilva, di importanti beni mobili e immobili che facevano parte del complesso industriale dello stabilimento del capoluogo elbano, che veniva definitivamente abbandonato.  

 

Il deposito per quasi mezzo secolo delle scorie d’alto forno (loppa), la realizzazione della cementeria (oggi ricadente nel cantiere navale ESAOM) e altri interventi urbani che vedremo di seguito hanno cancellato le antiche saline, non rendendo possibile la loro ricognizione. Tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70 il territorio dismesso dall’attività industriale venne pesantemente e definitivamente urbanizzato e destinato all’utilizzo produttivo. Sia l’area delle saline che quella strappata al mare col deposito della loppa vennero lottizzate e furono realizzati un numero notevole di capannoni di vario genere, destinati alla produzione, ma anche al commercio. Di fatto quest’area si viene a definire oggi come il più importante polo produttivo/commerciale cittadino.

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