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Crowdfunding

Investimenti “Crowdfunding” nelle Start Up

Crowdfunding - Investimenti “Crowdfunding” nelle Start Up

In questi ultimi anni il mercato ha valutato la possibilità di investire direttamente in capo ad imprese e strutture di ricerca che mirino a miglioramenti nel settore tecnologico. In definitiva, quindi, si prevede per le società la creazione di un progetto di studio/ricerca in campo di innovazione tecnologica, pubblicizzato tramite gestionali autorizzati su internet, per la cui concretizzazione il pubblico (“crowd”) versi quote di denaro (“funding”) da cui ricavarci un piccolo vantaggio. Esistono quattro tipi di tale raccolta di fondi: la “donation-model”, che sorge con l’intento di finanziare iniziative benefiche e non porta ad alcun diritto di rimborso, il “reward-model”, in cui si finanzia uno scopo benefico ma c’è un piccolo guadagno, la “pre-purchase model”, modello commerciale in cui il finanziatore, in cambio del corrispettivo, ottiene un trattamento di favore per usufruire di futuri servizi e, infine, l’”equity-model”, che comporta l’immediata acquisizione di una partecipazione nel capitale della società. L’Italia si colloca all’avanguardia nel settore avendo già disposto una legislazione innovativa tramite il regolamento Consob datato 26.06.2013 (in G.U. 12.07.2013, c.d. “reg. Crowdfunding”) che disciplina tali investimenti a favore delle c.d. “start up”. Con quest’ultimo termine si indicano società di capitali di diritto italiano oppure una società europea che sia residente in Italia e risponda a determinati requisiti previsti dalla legge. Le start up devono essere iscritte in un apposito registro tenuto dal Ministero dell’Economia che ha il compito di controllarle e verificare la loro rispondenza ai requisiti previsti dal regolamento. Le operazioni di investimento su tali compagini, quindi, avvengono totalmente via web e consentono a piccoli investitori non professionali (ma non necessariamente “consumatori”) di finanziare un progetto con esborsi ridotti. Oltre agli investitori non professionali è possibile che sussista il c.d. investitore “sponsor”: si riserva agli investitori professionali, agli incubatori certificati e alle fondazioni bancarie una soglia pari almeno al 5% degli strumenti finanziari offerti al pubblico. Intermediari autorizzati e registro delle piattaforme via web. L’investitore opera tramite ordini di investimento inoltrati a gestori di piattaforme web espressamente catalogate e autorizzate dal Ministero dell’Economia: queste piattaforme possono essere gestite da istituti bancari e/o da SIM iscritti a semplice richiesta in un registro speciale oppure, addirittura, da privati che, a loro volta, siano iscritti in un registro (ulteriore e diverso) a condizione che abbiano superato i controlli di affidabilità e onorabilità. Per gli istituti di credito/SIM sorge una presunzione di affidabilità in virtù della loro capacità professionale che, invece, per i gestori privati va accertata dagli organi di vigilanza, cioè la Consob. La perdita successiva dei requisiti richiesti comporta la cancellazione dal registro (pur con la possibilità di una “riabilitazione”). Il portale gestito dai soggetti iscritti nei registri, quindi, deve comunque mettere a disposizione dell'investitore una “base” di informazioni ritenute doverose e vitali per acquisire una adeguata conoscenza dell'investimento (c.d. equity crowdfunding). Discorso a parte va svolto in merito alla forma del c.d. “contratto quadro”, cioè il contratto di apertura e di regolazione del rapporto di investimento. E’ sorto il dubbio se esso debba essere redatto in forma scritta, come previsto espressamente dall’art. 23 T.U.F. oppure basti una forma alternativa e difforme (es. mera comunicazione scritta via mail). In considerazione della specifica esenzione stabilita dall’art. 50-quinquies c. 2 T.U.F., si ritiene che il contratto quadro tra cliente e gestore del portale di “equity crowdfunding” non sia soggetto all’obbligo di forma scritta previsto dall’art. 23 T.U.F. e dall’art. 37 del Regolamento Intermediari. Operazioni sotto soglia e sopra soglia. La normativa differenzia le operazioni di investimento con importi inferiori alla soglia di € 500,00/€ 5.000,00 per singola operazione e € 1.000,00/10.000,00 annuali a seconda si tratti di persona fisica/giuridica inquadrandole come operazioni c.d. “sotto-soglia” mentre, a contrario, se si supera tali cifre si parla di “sopra-soglia”. Il Regolamento prevede una specifica esenzione dall’applicazione della disciplina sui servizi di investimento per gli investimenti che siano “sotto-soglia”.   Per poter applicare l’esenzione è necessario che gli investitori dichiarino di non avere superato le soglie indicate tenendo in conto, per la soglia annuale, anche gli investimenti effettuati presso altri portali nell’anno solare di riferimento. In caso di operazione finanziaria che risponda ai requisiti indicati, il gestore della piattaforma web acquisisce dall’investitore un’autocertificazione che attesti la natura “sotto–soglia” dell’operazione di investimento, ex art. 17.5 del Reg., e né il gestore, né la banca o SIM devono richiedere e/o valutare il questionario MIFID. Tutela a tale situazione può sorgere dalla possibilità di poter revocare l’adesione e/o recedere entro sette giorni dall’ordine (in caso di mutamento delle condizioni e/o scoperta di informazioni nuove). Tale diritto si integra con un “secondo” diritto di recesso nell’eventualità la start up venga ceduta a un proprietario terzo entro tre anni dall’adesione del cliente non professionista. Modalità di esecuzione degli ordini di investimento . Nel caso di esecuzione degli ordini “sotto-soglia”, la procedura è molto semplice e si sostanzia nel semplice identificativo dell’investitore, della ricezione della dichiarazione di essere entro i limiti previsti per legge, e nell’incasso della somma investita presso il c/c acceso a tale fine dalla start up innovativa. Invece, naturalmente, per gli ordini “sopra-soglia” erogati dalle banche e dalle SIM, la fase esecutiva è maggiormente complessa e si sostanzia in tre momenti particolari, così riassumibili: 

1. consegna delle informative e comunicazioni precontrattuali; 

2. pattuizione del contratto di investimento; 

3. esecuzione dell’ordine. 

L’intermediario deve necessariamente fornire al cliente ogni doverosa informativa e comunicazione contenenti le notizie basilari sull’emittente prima della concretizzazione dell’offerta, così da consentirgli di formarsi un’idea e valutare al meglio il proprio investimento. Una volta che l’investitore avrà deciso positivamente, sarà possibile procedere con l’investimento ma non prima di aver pattuito il contratto – quadro che norma il rapporto gestore piattaforma web – cliente. Svolta tale fase, il cliente conferma l’ordine al gestore, procedendo con l’acquisto della quota. A tal punto si colloca in ogni caso l’obbligo di informativa sull’appropriatezza dell’investimento con precisi limiti a tutela dell’investitore. Il privato, infatti, deve aver effettuato il percorso di c.d. “investor education”, cioè, in breve, aver risposto positivamente ad un questionario comprovante la piena comprensione dei rischi e delle caratteristiche dell’investimento e aver dichiarato di essere in grado di sostenere economicamente l’intera perdita dell’investimento che intende effettuare. Si precisa che questa tutela vale esclusivamente per l’investitore non professionale il quale, quindi, nelle operazioni “sopra-soglia”, gode di un duplice grado di sicurezza: sia da parte del gestore che fornisce le informazioni riguardante l’emittente, sia da questo procedura di autocertificazione dall’acquirente. Si ricorda, in conclusione, che sussistono sanzioni per i gestori che non abbiamo adempiuto ai precisi obblighi indicati dal Regolamento (art. 22 – 23). (a cura dell’avv. Paolo Polato e del dott. Bruno Ravagnan)

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