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Formazione aziendale e coaching

Business: bigdata e disruption, cosa fare dal 2017

4 input al business e alla carriera per prosperare nel tempo: agilità/flessibilità, gestione mediatica, sensibilità e gestione tecnologica

Business: bigdata e disruption, cosa fare dal 2017 - 4 input al business e alla carriera per prosperare nel tempo: agilità/flessibilità, gestione mediatica, sensibilità e gestione tecnologica

Di BigData e Disruption se ne sta parlando forse da un decennio. Il fatto è che ora non ci sono più i termini per rimandare una diversità nell’approccio al business e alla carriera e far si che queste possano prosperare nel tempo. 
Non esiste più l’agenda con i clienti e i contatti, siamo connessi in tempo reale con una moltitudine di persone incredibili. Non ci sono più informazioni localizzate e limitate: nell’ultimo decennio la velocità dell’innovazione è aumentata centinaia di volte. Un business, salvo che non comporti barriere incredibili all’entrata nel mercato, è facilmente duplicabile in poco tempo. Sì, si hanno più opportunità per fare business ed anche carriera nelle aziende, di contro le possibilità di successo sono sempre meno pianificabili. Checchè vi dicano in sede di vendita o argomentazione di qualsiasi servizio, chiunque vi garantisca un risultato preciso nel futuro, vi piglia in giro. Anche se in buona fede!
Ma perché questo? Perché stiamo passando, o siamo già passati, da una realtà complicata, ma comunque spiegabile linearmente, ad una complessa dove le interconnessioni molteplici, la variabilità, e la velocità, rendono sempre meno gestibili e prevedibili gli accadimenti.
 
Anche se non di immediata comprensione concettuale, linguisticamente abbiamo che:
Complicato è: difficile, oscuro, confuso, contorto, macchinoso, intricato, tortuoso, cervellotico, enigmatico Complesso è:  ampio, vasto, articolato, molteplice, multiforme, composito, eterogeneo.
Decisamente differente vero?

Nel business, nella vita, in tutto se vogliamo, questa consapevolezza ci porta necessariamente ad avere a che fare con punti di riferimento sempre più labili che necessitano di strategie diverse, adeguate al contesto che si sta evolvendo.
E' una rivoluzione cartesiana del 3° millennio: o ci sei dentro o ne resti fuori. 
Facendo un esempio, se continuiamo con le stesse regole, è come se volessimo gestire un incrocio molto trafficato semaforizzandolo. Orari di punta, quantità macchina, flussi improvvisi, sarebbero difficilmente predittibili e ci vorrebbe una persona per gestire il divenire delle situazioni. Il sistema, in questo caso, va regolamentato rigidamente.
Pensate invece ad una rotatoria (essì proprio una odiata rotatoria). Poche regole semplici e il sistema si autoregolamenta da solo, velocizzandosi o rallentando al bisogno. Incredibile vero?

"Una realtà complessa la si gestisce con regole semplici.
Se la semaforizzi rischi di morire dentro le tue regole".

Questo vuol dire fare tutto come viene? No di certo. Si tratta di stabilire dei principi fondamentali, avere il coraggio di affrontare questa mutazione anche se già avvenuta. Alcune aziende stanno vivendo ancora dei benefici di una buona gestione “complicata”, ma se non cambiano sono destinate a durare poco. E anche per chi lavora in azienda, il fare carriera ha queste dinamiche: se non ti distingui, se non ti adatti, muori dove sei. 
Sia in uno che nell’altro caso come Coach agisco a diversi livelli di intervento che per motivi di spazio non sono spiegabili in questo contesto. Voglio dare un’indicazione con 4 punti, che può essere già un metro di valutazione della direzione che si è presa, tenendo presente che la rivoluzione va ottenuta nella testa e nei comportamenti delle persone! Da zero a dieci, quanto posseggo io ed implemento queste abilità nei miei collaboratori?
 
1)      AGILITA’/FLESSIBILITA’ che implica una maggiore capacità di problem solving critico essendo gli imprevisti e i mutamenti all’ordine del giorno. Maggiori capacità di delega da parte dei “capi” e di assumersi responsabilità dei “collaboratori”, in ambiti che possono essere più o meno ampi, e capacità di cambiare direzione a livello sostenibile. Bill Gates ha fatto la sua fortuna e quella di centinaia di programmatori facendoli lavorare dove volevano, come volevano, senza orari e ad obiettivo 40 anni e fa! Crea la tua rotatoria in azienda con pochi paletti facilmente rispettabili per cui nessuno tamponi nessuno e tutto circoli facilmente!
2)      SENSIBILITA’ ovvero immensa capacità di percepire il contesto. In un’epoca di vita in streaming, le aspettative, le richieste, le crisi possono essere all’ordine del giorno. Ecco che necessita una visione allargata perché l’obiettivo non diventi il loculo dell’azienda. Gestione e sviluppo devono essere condotte con attenzione al disegno totale ma anche al particolare. Non è forse facilissimo, si tratta di comprendere che “The Butterfly Effect” è oggi più potente e meno gestibile di una volta!
3)      GESTIONE TECNOLOGICA. Penso che nessuno abbia dubbio che quest’area stia diventando via via sempre più importante. Quanto, forse lo sapremo nel 2017, ma già da ora è da prendere in considerazione in base agli altri criteri. Cosa si può fare per i clienti con questi mezzi? E per il cliente interno (RSU)? E nella produzione? Nell’interconnessione dei soggetti aziendali in generale? Nello sviluppo dei talenti? La tua azienda è sempre più come un organismo biologico ad interconnessioni non necessariamente lineari, e forse anche la vita!
4)      GESTIONE MEDIATICA ovvero non si può stare dietro a pile di fogli ed in interminabili riunioni per far andare avanti il business. Devi innovare, vendere e comunicare per fare business, aggiornarti e distinguerti per far carriera. Devi creare brand diversi e se è vero che il business si fa con le persone devi, da una parte considerarle, dall’altre raggiungerle: al cuore, emozionarle.

Per entrare in quest’ottica di prosperità a lungo termine, come può essere efficace ed utile Il coach? Sicuramente affinché il capo per primo si renda consapevole di questi valori e poi ne sia il divulgatore a tutti i livelli, sia dentro che fuori l’azienda, nella sua professione e nella sua vita. Quindi il Coach deve agire stimolando le capacità indispensabili per guidare il passaggio da un’organizzazione imposta dall’alto o da fuori, a una “spontanea” e dal basso, da un funzionamento di alto contenuto di tecnologia e processi e basso nelle risorse, non adattabile, rigido, ad un approccio adattativo, flessibile, resiliente, rapido nelle reazioni.
Quindi da una gestione di management basato su spiegazioni complete, precise e con forte controllo, verso un sistema di spiegazioni parziali, formulazione di scenari plausibili, interdisciplinarietà, andando a creare una sensibilità ad ogni livello! Aumentare la percezione e la responsabilità ad ogni livello perché non si gestisce la complessità senza una “responsabilità capillarizzata! (che non è: fai come voglio io) 

In questo modo un Business Coach può essere utile anche per professionisti e piccole e medie imprese affinché la complessità sia ancora una chance, prima di diventare una necessità. A quel punto sarà troppo tardi.

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Coach Alfredo M. Molgora - Milano (MI)

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