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Consulenza psicologica

Cosa sono e come funzionano i gruppi d'incontro?

"On Becoming a Person": conoscere se stessi e crescita personale attraverso gli altri

Cosa sono e come funzionano i gruppi d'incontro? - "On Becoming a Person": conoscere se stessi e crescita personale attraverso gli altri

Gruppo d’incontro: di cosa si tratta? 

  

Il gruppo d’incontro nasce intorno agli anni 70 e si ispira al pensiero fenomenologico esistenziale: l’individuo è al centro dell’attenzione, considerato in maniera olistica e non solo organicistica e, soprattutto, la soggettività, il vissuto personale sono al centro  dell’attenzione. 

  

L’ideatore di questi gruppi fu Carl Rogers - fondatore della terapia centrata sul cliente (intorno agli anni 50) - il quale vedeva in essi la possibilità di offrire a più persone un’opportunità di crescita personale attraverso il gruppo. Ai partecipanti, non più definiti come pazienti bensì come clienti veniva messa a disposizione un clima sicuro ed accettante che consentisse loro di esprimersi in maniera autentica, senza indossare maschere o impersonare ruoli che talvolta la quotidianità richiede. Il gruppo nasce con l’idea di costituire ed essere un’esperienza intensiva. 

  

Nei gruppi di un tempo, come in quelli di oggi, c’è la possibilità di: 

sentire e dare ascolto ad ogni stato d’animo, alla propria solitudine interiore e - se si vuole - condividerla con gli altri, sperimentando cosa ciò significa, che effetto emotivo fa condividere. E’ possibile esporsi, sentirsi accettati, compresi, non giudicati, o semplicemente ascoltare e rispettare il proprio vissuto, imparare a comprendere lo stato d’animo altrui, sperimentare che cos’è l’accettazione incondizionata (comprendendo la differenza tra l’essere d’accordo e accogliere il pensiero altrui anche quando è diverso dal nostro). 

  

Nel gruppo d’incontro rogersiano è possibile fare esperienza anche dello scontro/confronto, della gestione delle difficoltà. In poche parole è un’opportunità per fare esperienza di autenticità, esperienza questa che nella quotidianità non sempre è possibile. 

Nei gruppi d’incontro - come detto - non ci sono pazienti e conduttori ma persone, ognuna responsabile di quanto è disposta ad impegnarsi per raggiungere il proprio miglioramento, ciascuna pienamente artefice e responsabile del proprio cambiamento, anche attraverso il confronto con gli altri. 

  

Il conduttore viene chiamato facilitatore, proprio perché facilita il processo del gruppo, cioè fa notare cosa sta accadendo, riassume quanto emerso, raccoglie ed esprime le emozioni che circolano, in altre parole facilita ma non impone o risolve: il potere è totalmente nelle mani dei partecipanti. 

Soltanto all’inizio nella fase in cui si forma il gruppo si stabiliscono le regole che ogni partecipante si impegna a rispettare. 

  

Rogers parla di autorealizzazione e di potere personale nella convinzione che ognuno per natura va sempre verso il meglio possibile per sé in quel momento e in quella precisa situazione. 

Con il termine gruppo d’incontro o meglio “incontro” ci si riferisce alla possibilità di sviluppare cambiamento, crescita personale, attraverso lo scambio delle proprie esperienze, dei propri vissuti emotivi, attraverso l’espressione delle difficolta ma anche di risorse. 

  

E’ un incontro intenso perché le persone cercano di comprendere empaticamente quali siano realmente i propri e gli altrui bisogni, non è un raccontare fine a se stesso. Anche semplicemente imparando ad ascoltare e ad ascoltarsi si scoprono e si sperimentano quali dinamiche o meccanismi personali si attivano nel rapporto con gli altri. Attraverso tutto questo diviene possibile notare che esistono livelli diversi d’incontro. 

Nel gruppo d’incontro rogersiano non si fissano obiettivi da raggiungere, ma si parla di crescita personale, raggiungibile in diversi modi: individuando - ad esempio - ciò che di sé è bloccato, arrivando a una maggiore consapevolezza delle proprie caratteristiche o del proprio funzionamento psicologico, sperimentando il potere personale ecc… . Tutto questo porta a un profondo cambiamento nella qualità delle relazioni sociali e nel modo di rapportarsi con se stessi. 

  

Il gruppo d’incontro diventa un’occasione per imparare a esprimersi con rispetto verso di sé e verso gli altri, cercando di evitare il più possibile il giudizio, il voler stabilire quel che è giusto e quel che è sbagliato ma semplicemente notando quello che accade all’interno e all’esterno del proprio io. Diviene quindi essenziale creare il più possibile un clima di accettazione e di non giudizio che dovrebbe permettere ai partecipanti di sperimentare un modo diverso di esprimersi, creando comprensione, empatia, accettazione e nutrimento psicologico. Tutto questo genera cambiamento personale. 

I principi della psicoterapia rogersiana (la centralità rivolta verso il cliente, l’uso dell’empatia, l’accettazione incondizionata e la congruenza) applicati al gruppo d’incontro lo rendono un lavoro di gruppo non direttivo. 

L’applicazione di tali principi - che diventano con il tempo un modo di essere più che una tecnica - permette il crearsi di una modalità di stare nel gruppo, una modalità che mette in primo piano la crescita autonoma ed  individuale e del gruppo . 

Nel gruppo d’incontro non vengono fatte diagnosi o distribuite soluzioni ma si ascolta e si viene ascoltati: lo scopo non è quello di farsi risolvere i propri problemi dagli altri ma attraverso gli altri, trovare le proprie risorse e potenzialità per affrontare le varie avversità. In questo moto la propria autostima aumenta e gli altri sono percepiti come risorse. Imparare ad accettarsi o capire come fare per cambiare quello che non ci piace, con il sostegno del gruppo, porta a profondi cambiamenti personali. 

  

Ciò è possibile - secondo Rogers - perché noi siamo una persona in continuo divenire, “on becoming a Person”. 

  

 

Carl Rogers, nato l’ 8  gennaio 1902 a Oak Park, Illinois, sobborgo alla periferia di Chicago, per i suoi contributi scientifici, professionali e sociali, soprattutto nel campo della risoluzione dei conflitti internazionali, conquistò la nomination al Premio Nobel per la Pace nel 1982. Morì il 4 febbraio del 1987 per un improvviso attacco cardiaco a seguito della rottura dell’anca.

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Dott.ssa Scantamburlo Carmen - Milano (MI)

Dott.ssa Scantamburlo Carmen

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

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