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Architettura ambientale ed energetica

Rinaturalizzazione della città

L’uomo deve essere in grado di trarre dall’ambiente la propria fonte di vita senza distruggerlo

Rinaturalizzazione della città - L’uomo deve essere in grado di trarre dall’ambiente la propria fonte di vita senza distruggerlo

L’esagerata incentivazione di insediamenti intensivi, che hanno caratterizzato e caratterizzano il principio di urbanistica, con il metodo di lottizzare le città (fra tutte Milano) e i paesi, ha prodotto un ambiente urbano molto compromesso ed eccessivamente antropizzato, in termini di vivibilità, necessaria al benessere e alla socialità della collettività. 

Di fatto, il ricorso all’urbanizzazione intensiva ha creato un ambiente urbano artificioso, allontanando il cittadino dal rapporto con l’ambiente naturale (poco verde di connessione). 

Il surrogato - in termini ambientali - delle grandi urbanizzazioni (che  mitiga le coscienze) si è finora materializzato nella realizzazione dei Parchi Urbani, spazi spesso sotto utilizzati perché quasi sempre decentrati, quindi difficili da raggiungere e, recentemente, poco sicuri da frequentare. 

Infatti, gli standard urbanistici regionali che stabiliscono le percentuali di verde pro-capite, ad oggi, non tengono conto - sia a livello pratico che a livello psicologico - della quantità di verde realmente necessaria ai fabbisogni dell’essere umano. 

Il principio di Urbanistica, che ha condizionato i Regolamenti Edilizi, ha dato un’impostazione anomala della disciplina perché ha occupato superficie territoriale verde e agricola, con un rapporto di copertura del lotto che privilegia il costruito rispetto alla superficie filtrante, generalmente verde. 

Se da una parte emerge nei PGT la volontà di diminuire le volumetrie per le nuove costruzioni, dall’altra non si modificano i rapporti di copertura nei Regolamenti Edilizi. 

Allora come restituire il verde al territorio? E, quindi, come costruire il nuovo e come riqualificare gli spazi urbani già occupati? 

Senza entrare nel merito specifico della progettazione urbanistica degli schemi viari, è doveroso mettere in risalto le caratteristiche delle pavimentazioni di tutte le strade realizzate e manutenute utilizzando asfalti (l’asfalto può arrivare anche a temperature di 60°C, contribuendo a creare un microclima dannoso per la collettività). Se per le strade a scorrimento veloce non ci propongono alternative valide, non c’è però motivo di bitumare marciapiedi, ciclabili e strade a lento scorrimento e di vicinato, che potrebbero invece essere realizzate con materiali meno dannosi per la salute, diventando esteticamente più gradevoli ed essere più vivibili, anche mediante un arredo urbano più attento, studiato con aiuole e piante. Questo permetterebbe altresì l’aumento di superficie permeabile (cioè quel terreno predisposto ad accogliere gradualmente le precipitazioni, evitando esondazioni, allagamenti e frane, che sono sempre più frequenti e disastrose). 

Inoltre, il verde deve essere fruibile e non ad esclusiva funzione estetica. L’abitante della città (e non solo) può usufruire del verde rilassandosi, passeggiando e giocando. Rinaturalizzando sistematicamente la città, si riacquista soprattutto il contatto con la terra con la possibilità di poterla coltivare. 

Questo modus operandi prevede nuovi scenari metropolitani che si caratterizzano progettando ambiti urbani (ad es. l’isolato) con un nuovo principio che prevede l’aumento di superfici a verde negli spazi collettivi (marciapiedi, strade, piazze,…) e  la possibilità di coltivare anche nei parchi metropolitani e nei giardini, dando valore aggiunto e un sostanziale contributo al fabbisogno dei fruitori per una sana alimentazione. 

E qui passiamo al secondo punto fondamentale: riqualificare il condominio urbano, privilegiando il verde verticale a protezione degli edifici, i tetti verdi e i giardini pensili (questi ultimi, per caratteristiche dimensionali, adatti anch’essi alla coltivazione di orti) e riprogettando anche parti di territorio già saturo con proposte naturalistiche. 

Oggi in un ambiente metropolitano così fortemente urbanizzato si avverte il bisogno di cambiare tendenza ed è certamente utile occuparsi di natura perduta, ecco perché la nostra proposta cerca di riacquistare il rapporto con la natura, per una nuova qualità ambientale, nel quartiere e quindi nella città. 

Tutto questo è in sintonia con quanto sosteneva Ippocrate, già nel V sec. a.C.: <<La Natura cura>>!  

  

Prof. Arch. Giuseppe Magistretti

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L'autore è esperto in
Architettura ambientale ed energetica

Architetto Giuseppe Magistretti - Milano (MI)

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Architetti / Pianificatori territoriali

Via Verbano 5

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