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Banche U.S.A. vs banche europee

Scenario di confronto tra banche U.S.A. e UE

Banche U.S.A. vs banche europee - Scenario di confronto tra banche U.S.A. e UE

Partendo dal passato vogliamo ricordare che da fine 2006 ad oggi gli utili delle banche Usa sono scesi del 4%, quelli delle banche dell'area euro del 65% ed i prezzi delle azioni hanno seguito il differenziale degli utili. 

Nel 2006, ricordiamo volentieri, le banche americane prestarono a più non posso, sotto forma di mutui immobiliari, denaro alle famiglie; poi li rimpacchetterono frazionandoli e li piazzarono un po' ovunque. Il contagio si diffuse velocemente fino a pizzicare Lehman Brothers: le immagini dei suoi manager senza più lavoro e con quel che rimaneva della propria vita professionale in uno scatolone di cartone sconvolse il mondo. 

I regolatori, i politici, i banchieri dissero: mai più!  

Ma così non fu, infatti negli ultimi due secoli ci sono state più crisi finanziarie che guerre. Gli americani si misero a testa bassa per scrivere nuove regole che allontanassero una nuova Lehman. Banche più controllate, più solide, più patrimonializzate, rischi più trasparenti e separazione di attività commerciale da quelle di investimento. In Europa si resero più tosti, con i famigerati criteri di Basilea e non solo, gli assorbimenti di capitale: in buona sostanza alle banche è stato chiesto di avere spalle tanto più larghe quanto più intraprendessero attività potenzialmente rischiose. Tutto favoloso ... sulla carta! 

Prendiamo in esame quattro banche: 

- Due big italiani, ma anche europei, come Intesa e Unicredit.  

- Due big americani come Wells Fargo e JP Morgan.  

Partiamo da queste ultime. Wells Fargo è tipicamente una banca commerciale, guadagna dalla differenza tra i tassi dei soldi che dà a prestito e quelli a cui remunera i depositi. Quest'anno i margini sono davvero risicati, per lei, come per tutti, e inferiori al tre per cento. Mai negli ultimi dieci anni aveva avuto un margine di interesse così penalizzante per i suoi conti. Fatta questa breve storia del colosso californiano, vi diciamo subito che nei primi tre mesi del 2015 ha fatto segnare profitti per 5,8 miliardi di dollari. Jp Morgan è tutt'altra roba, una tipica investment bank. Ma non solo, ovviamente. L'altra metà della luna. Nel medesimo periodo ha registrato profitti per 5,9 miliardi di dollari. 

In America le banche commerciali e di investimento sembrano guadagnare in termini assoluti una montagna di soldi. Ma anche relativamente a quanto fanno i concorrenti europei? Prendiamo in considerazione i nostri due campioni: Unicredit e Intesa, che sono tra le poche grandi imprese con sede in italia nel top ranking europeo. Vediamo subito. Intesa nel primo trimestre ha registrato un utile di un miliardo e Unicredit di 500 milioni. Sommando i profitti delle due ottime banche italo-europe non si raggiunge neanche un terzo di quanto si portano a casa i soci di Wells Fargo o Jp Morgan. 

Il divario di performance quindi tra banche Usa ed europee è spiegato principalmente da 3 variabili:  

1) intervento decisivo del governo Usa con il programma Tarp introdotto nel 2008, che ha comprato quasi 500 miliardi di dollari di asset problematici nei bilanci delle banche americane, consentendo così di beneficiare pienamente della ripresa economica facilitando l'attività creditizia. In Europa invece l'eccessiva regolamentazione del settore invece che supportare la crescita è stata tra le maggiori cause della crisi economica;  

2) le fusioni tra gruppi bancari, che hanno razionalizzato il sistema creditizio e migliorato la redditività  

3) la diversa dinamica economica e dei tassi tra Usa e Europa. Negli ultimi 10 anni il Roe medio delle banche americane è quindi passato da essere a sconto a un significativo premio rispetto a quelle europee (8,6% vs 5,4% a fine 2016 mentre prima della crisi era quasi 2 punti percentuali più basso rispetto alla media europea). 

Quindi la differenza l’hanno fatto la capacità di rispondere alla crisi in tempi più rapidi che ha favorito un miglioramento della redditività in un contesto di crescita economica più forte che sta alimentando uno spread sui tassi tra Usa ed Europa che a sua volta impatta sulla redditività a vantaggio delle banche americane.  

La motivazione principale per cui le banche statunitensi non hanno sofferto quanto (e soprattutto hanno reagito molto prima) delle europee si può sintetizzare evidenziando che nel momento in cui la Fed lanciò la Tarp, immediatamente dopo l'inizio della crisi per rimuovere gli asset tossici dalle banche, ci fu una reazione puntuale e composta. Se comparata con l' Ltro europeo è evidente come in Europa il programma sia partito decisamente dopo e con grosse difficoltà.  

Anche l'azione sul sistema bancario nazionale fu completamente diversa; in Usa vi fu una immediata serie di capital increase (concertata) rispetto all Europa. Al contrario, l'azione europea è stata parecchio confusa e non unitaria. Basti pensare alle politiche intraprese solo in alcuni paesi (Spagna, Irlanda) e non replicate ad altri (Italia per esempio) a causa delle nuove norme sugli aiuti di stato, che di fatto lo impediscono. Il risultato è un sistema bancario che è praticamente ingessato. 

Al contrario, però, ci sono esperti che la vedono in maniera differente, dove confermano che nei prossimi anni, dal loro punto di vista, ci sono ragioni per credere che una parte del gap accumulato tra banche Usa ed Europa si attenui, a vantaggio delle seconde focalizzando l'attenzione sul punto di vista macro dove la regolamentazione bancaria in Usa sta per essere rivista (revisione della legge Dodd-Frank), mentre a livello generale il posticipo di Basilea 4 è una notizia di sollievo per tutti. Le valutazioni delle banche Usa sono più care di quelle dell'area Euro (price to book di 1,1 negli Usa, 0,8 in area euro) e la crescita degli utili per i prossimi 12 mesi, secondo gli analisti, è più promettente in area Euro (USA +9%, Euro +14%). Il premio per il rischio (che giustifica le differenti valutazioni), difficilmente si muoverà in modo favorevole alle banche Europee nell'immediato. In sintesi, i fattori in gioco non lasciano spazio a voli pindarici di recuperi veloci delle perdite relative accumulate, ma le prospettive future sono meno divaricate della storia passata. 

Bisogna quindi essere positivi sul settore, ma essere anche consapevoli che si riscontrano vere e forti differenze tra banche europee e banche americane!

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Dott. Andrea Curti - Torino (TO)

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Consulenti Finanziari / Promozione Finanziaria e Patrimoniale

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