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Coaching

Conoscerci attraverso gli occhi degli altri: il feedback

Perché il feedback consente di vedere ciò che di noi ancora non sappiamo, ma che gli altri vedono

Conoscerci attraverso gli occhi degli altri: il feedback - Perché il feedback consente di vedere ciò che di noi ancora non sappiamo, ma che gli altri vedono

Nell’articolo “Un feedback a 360° per cambiare” abbiamo visto quanto il feedback sia particolarmente efficace in un percorso di coaching, pratica che viene particolarmente potenziata se applicata grazie all’uso di una metodologia specifica. La Valutazione e il Feedback a 360°, infatti, aumenta l’autoconsapevolezza della persona perché manifesta come gli altri la vedono nel proprio contesto lavorativo, agisce cioè nella cella “cieca” di quella che gli addetti ai lavori chiamano la Finestra di Johary

Questa matrice combina due dimensioni: la conoscenza che ognuno di noi ha di se stesso e la conoscenza che gli altri hanno di noi. La matrice descrive essenzialmente quattro principali categorie di informazioni interpersonali: 

1. l’area NOTA rappresenta quegli aspetti di sé e del proprio comportamento che sono osservabili dagli altri e dei quali la persona è consapevole; 

2. l’area CIECA rappresenta quegli aspetti di sé e del proprio comportamento che sono percepiti dagli altri ma non da se stessi (quest’area include sia i punti di forza che le aree da sviluppare); 

3. l’area NASCOSTA contiene quegli aspetti di sé che si vogliono proteggere dagli altri; 

4. l’area IGNOTA rappresenta quella parte che non è facilmente raggiungibile da nessuno, né da sé né dagli altri. 

  

Qualche mese fa, tenendo un corso di formazione sull’efficacia personale, al momento della spiegazione della Finestra di Johari un partecipante mi disse: “avere feedback nella zona cieca è un po’ come quando ti dicono di avere del prezzemolo tra i denti.  Tutti lo vedono, facendoti sembrare buffo o sciatto e tu non te ne accorgi... fino a che qualcuno ce lo fa notare… solo così possiamo rimediare!”. 

Credo proprio che sia così: un buon feedback consente a chi lo riceve di ottenere informazioni preziose che gli permetteranno di modificare, atteggiamenti e comportamenti che possono impattare negativamente sugli altri. 

La restituzione all’interessato della valutazione proveniente da diverse fonti e prospettive può, però, costituire un momento delicato per il ricevente il feedback e generare diverse reazioni. Tale esperienza, come abbiamo già visto nel primo articolo, va ad interessare il complesso universo personale costituito dall’insieme di aspettative, di credenze, dall’immagine di sé e della possibile discrepanza tra auto ed etero percezione. È per questo che a presentare il report del Feedback a 360° al valutato deve essere un facilitatore che sia esperto di individual development in generale e di questa metodologia in particolare. 

  

Quali sono le principali variabili che determinano le differenti reazioni al feedback?  

Possiamo identificarne principalmente tre: 

· l’individuo: l’orientamento alla crescita personale ed alcune caratteristiche di personalità. In particolare la stabilità emotiva, l’estroversione e la coscienziosità sono correlate positivamente con l’atteggiamento di apertura verso il feedback e con la disponibilità ad impegnarsi a cambiare; 

· la fonte: i riceventi valutati reagiscono positivamente quando il feedback è proveniente da una fonte considerata credibile; 

· il sistema di credenze: l’insieme di credenze relative alla possibilità di cambiamento e al significato attribuito all’organizzazione in cui operano. 

  

Spectrum 360°: non solo uno strumento di valutazione  

 

Ecco perché allora non è sufficiente un flessibile ed efficace strumento di valutazione, ma ancora più importante la competenza del facilitatore a restituire nella sessione di feedback, i risultati della valutazione. Questo ci aiuta a comprendere ancora meglio quanto la stessa proposta di Spectrum 360°, lo strumento progettato e offerto da BeOn per questa metodologia, debba essere accompagnata sempre anche da una sessione di restituzione dei risultati da parte di un facilitatore che sia anche coach, con un’esperienza consolidata sia nello sviluppo, sia nella valutazione, arricchita dalla conoscenza o addirittura dalla stessa ideazione dello strumento che ha prodotto quei risultati.

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L'autore è esperto in
Coaching

Dott.ssa Giusi Pappalepore - Roma (RM)

Dott.ssa Giusi Pappalepore

Counseling e coaching / Sviluppo e benessere

Via Ticino 18

00198 - Roma (RM)

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