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Diritto penale criminale

La legittima difesa

Articolo pubblicato su "Huffington Post". "Rischi ed istruzioni per la sopravvivenza"

La legittima difesa - Articolo pubblicato su "Huffington Post".

"Rischi ed istruzioni per la sopravvivenza"

L’Huffington Post ha cercato di chiarire in modo non troppo tecnico — nei limiti del possibile — quali siano le “regole d’ingaggio”, e quali i rischi, per i cittadini italiani (lecitamente) armati. Siamo quindi andati a consultare due punti di vista di natura diversa, entrambi molto ben informati: il penalista e il poliziotto. Cioè in questo caso l’avvocato Luigi Scialla dell’omonimo studio legale romano. 

Il penalista 

Comunque vada, conferma l’avvocato Scialla, per l’uomo che si ritrova in mano una pistola fumante — dopo essersi difeso, o aver preso le difese di qualcuno — non sarà mai facile: “Un minimo da pagare ce l’avrà sempre, e fin da subito, perché non ho mai visto che non si facesse neanche un’iscrizione nel registro degli indagati. Poi magari la cosa si potrà anche risolvere ‘velocemente’, ma sarà sempre dopo alcuni mesi. E come diceva il grande giurista Francesco Carnelutti, l’attesa del processo è già di per sé una pena”. Ovviamente però, fra l’esser dichiarati innocenti e il venir trovati colpevoli, alla fine c’è una bella differenza. Dove sta quella differenza? 

Il concetto fondamentale, chiarisce Scialla, è quello di “scongiurare un atto ingiusto ed attualmente pericoloso”. Dentro questa cornice, “chi ha agito per legittima difesa non è assolutamente punibile”. Ma la persona che reagisce in difesa di un proprio diritto, o a tutela di qualcun altro — premendo un grilletto o in qualsiasi altro modo — “deve essere costretta dalla necessità di farlo”, e non aver avuto alternative. La difesa, inoltre, dovrà essere proporzionata: “Cioè il valore del bene da proteggere deve essere proporzionato o equivalente al bene che si sacrifica con l’azione violenta”. 

Quali sono allora gli errori che un cittadino tende a compiere, per quanto in buona fede, in situazioni borderline? 

Come ci illustra l’avvocato Scialla, i casi di eccesso colposo del diritto di difesa (vedi art. 55 del codice penale) sono i seguenti: 

1. [quando] non si usa particolare accortezza e quindi si agisce con negligenza (frettolosità, non approfondimento o scarsa conoscenza della vicenda); 

2. quando nell’esercizio del diritto di difesa si è stati imprudenti o particolarmente incapaci (la legge penale parla di imperizia); 

3. quando il fatto è commesso senza osservare le leggi, i regolamenti, gli ordini o le discipline in materia. Si pensi, in questo caso specifico, al possesso delle armi, all’uso delle stesse ed al porto in luogo pubblico che presuppone un’apposita licenza (porto d’armi). 

Allora facciamo conto che questo nostro ipotetico cittadino, deciso a intervenire in difesa propria o di qualcun altro, si trovi nel giusto, mantenga il sangue freddo, e riesca a non compiere neanche una ‘mossa sbagliata’.  

Dove si annida il rischio che una persona che ha rispettato tutti questi criteri finisca comunque per passare i guai?  

“Sta tutto nella prima valutazione che fa il magistrato inquirente”, risponde Scialla: “E se non ci sono evidenti tracce di un errore, di un eccesso, di qualcosa che determini una colpa, il Pubblico Ministero non deve intraprendere un’azione penale. Questa infatti è obbligatoria solo in presenza di un reato, o di elementi minimi di colpevolezza. Per la precisione, soltanto in presenza di una notitia criminis. Parlare di ‘atto dovuto’, invece, a volte è un po’ uno schermo, una forma di prudenza, lo si fa per non sbagliare. Ma così vai a incidere nella sfera privata di chi si è adoperato per il prossimo”.

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L'autore è esperto in
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