Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Richiedi la prima consulenza oggi
La Rubrica informativa di ProntoProfessionista.it, comprende spazi a pagamento degli autori

Architettura civile e immobiliare

Urbanistica romana, il Villaggio Olimpico

Cenni di storia e prospettive

Urbanistica romana, il Villaggio Olimpico - Cenni di storia e prospettive

Il Villaggio Olimpico, costruito fra il 1958 e il 1960 in previsione della XVII Olimpiade di Roma, risulta fra gli insediamenti residenziali pubblici italiani più significativi del Novecento, rappresentando una nuova elaborazione d’insediamento residenziale pubblico diversa da quella che era stata attuata nella prima metà del Novecento, con le borgate romane pianificate per alloggiare le famiglie sfollate dai quartieri centrali dal 1930 ai primi decenni del secondo dopoguerra. Le borgate erano insediamenti situati nella campagna circostante la città, l’Agro Romano, con edifici dalla volumetria scarna e dall’architettura essenziale, più vicini all’edilizia rurale dell’epoca piuttosto che a quella residenziale moderna. 

Diversamente, il Villaggio Olimpico introdusse i caratteri di un’architettura molto moderna e aggiornata alle esperienze nord europee, inserita in un impianto urbano molto originale e contraddistinto da un’insolita apertura e permeabilità verso la città storica ed il contesto naturalistico. 

Il progetto del Villaggio Olimpico fu affidato ad un gruppo di architetti, tra i maggiori dell'epoca: Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti, e sarà caratterizzato da moderne soluzioni razionaliste: pianta libera, facciata libera, pianta rialzata su pilotis, tetto a giardino, finestre a nastro. 

 

L'elaborazione del progetto definitivo fu elaborato entro il 1958 e l'opera fu finita  nel giugno del 1960, anche se restarono sulla carta  molte delle attrezzature pubbliche previste. Il quartiere era costituito da 35 edifici con 1348 appartamenti compresi in edifici alti dai tre ai sei piani (incluso il piano pilotis), distribuiti da vani scala previsti originariamente en plein air che servivano, a ciascun livello, due, tre o quattro alloggi; 160.000 mq dell'area, più di due terzi del totale, furono invece sistemati a verde. Inizialmente, il Villaggio Olimpico di Roma, destinato ad accogliere gli atleti e gli staff delle squadre, fu estremamente apprezzato anche perché fu  il primo caso in cui si riuscì a conciliare un piano d'investimento pubblico, con le esigenze delle attrezzature olimpiche. Le numerose comodità e la qualità della vita di relazione che offriva il quartiere, autonomo e ben strutturato, risultarono molto gradite anche alle famiglie dei dipendenti dello Stato che subentrarono successivamente agli atleti olimpici, nell'autunno del 1960. Tra gli anni Settanta e Ottanta inizierà il decadimento fisico delle strutture, coincidendo con un crescente tasso di delinquenza e l'infiltrazione di microcriminalità diffusa che trasformeranno il quartiere in una zona screditata della città, trascurata dall'amministrazione comunale e dalla proprietà ancora pubblica degli edifici che tralasceranno la manutenzione di spazi pubblici, viabilità e vegetazione. Tale condizione diminuirà il senso d'identità degli abitanti del quartiere, ormai malsicuro e ghettizzato. Nel corso degli anni, al degrado sociale e al decadimento materiale di spazi pubblici ed edifici, si sovrapporrà anche l'effetto delle trasformazioni apportate dagli abitanti che consisteranno, per lo più, nella chiusura delle logge per aumentare la superficie abitativa degli alloggi, nell'applicare tende e schermature d'ogni genere per proteggere le abitazioni da un eccessivo soleggiamento, oppure nel murare parte delle lunghe aperture orizzontali per addossarvi gli arredi ed imprimere un assetto più tradizionale all'assetto architettonico degli interni. Trasformazioni, modifiche, adattamenti e adeguamenti, condotte con mezzi modesti e, quindi, materialmente poco incisive, che tuttavia rappresenteranno il sintomo di un uso assiduo e affezionato, garanzia di tutela per il quartiere che, con gli anni, si avviava ad acquisire anche un carattere storico. Nel corso degli ultimi decenni, il Villaggio Olimpico ha visto una certa sua rivalutazione anche per la  realizzazione, nelle immediate vicinanze, del nuovo Auditorium di Roma su progetto di Renzo Piano, realizzato fra il 1994 e il 2002. L'inserimento del polo culturale, infatti, oltre ad imprimere un impulso al miglioramento dell'assetto urbano dell'area, sembra aver innescato un processo di rivitalizzazione anche del quartiere. Di questa trasformazione ha preso atto anche il Nuovo Piano Regolatore di Roma, del 2008, con una  ripresa della compravendita degli alloggi, avvalorando la connotazione culturale e storico-architettonica della zona. 

Le famiglie dei dipendenti dello Stato, hanno, in parte, ceduto le proprietà a nuclei familiari più giovani e di condizioni socio-economiche più elevate. Al vecchio tessuto sociale proprietario ne andava, quindi, subentrando uno nuovo, culturalmente capace di apprezzare le qualità urbanistiche e architettoniche del quartiere ed economicamente disposto a sostenere opere di riqualificazione degli spazi pubblici, del verde e la manutenzione delle parti condominiali, invertendosi quindi la tendenza progressiva all'abbandono e all'incuria durata fino alla fine degli anni Novanta. Con la progressiva sostituzione del tessuto sociale originario, quello insediatosi nel 1960, rimasto per quasi due generazioni, che si rispecchia sul tessuto edilizio modificato alla scala del singolo alloggio. Il fenomeno stenta però a procedere in modo omogeneo anche alla scala di quartiere. Il Villaggio Olimpico si trova oggi in una condizione di  transizione. E’ incerto, infatti, se il quartiere possa essere tutelato ai sensi di legge quale proprietà pubblica poiché non è detto che sia da considerarsi ancora tale (dato che gran parte degli alloggi è ormai divenuta di proprietà privata) né con la tutela dei cinquant'anni di vita del quartiere, se elemento per sottoporlo alla tutela per legge. Da un lato gli edifici esigerebbero di essere conservati in ogni loro parte (scale, androni, lastrici solari, facciate, superfici in cemento faccia a vista degli elementi strutturali e impianti) e, dall'altro, i nuovi abitanti hanno ristrutturato tentando di adeguare gli alloggi ai nuovi standard abitativi, di tipo architettonico e distributivo, e in termini di performance energetica. Di conseguenza, sia le parti comuni degli edifici, sia l'interno dei singoli alloggi sono stati spesso interessati da sempre più numerosi interventi di manutenzione e ristrutturazione eseguiti, però, senza un'effettiva consapevolezza della qualità urbana, architettonica e storica del quartiere. Si tratta, infatti, di operazioni per lo più volte ad assecondare puntualmente istanze contingenti, ad esempio per aggiornare le dotazioni tecnologiche degli alloggi, adeguare le installazioni impiantistiche o assecondare qualche normativa sopraggiunta nel frattempo, ma senza rispetto per l'architettura dell'edificio e senza alcuna regolamentazione che coordini fra loro trasformazioni dello stesso tipo. Alla scala urbana si sono susseguite trasformazioni consistenti, con interventi disordinati di siepi, alberature e piante di specie diverse (abeti, rose, palme, alberi da frutto, piante d’appartamento), l'inserimento di elementi di arredo aggiunti senza un disegno o una regola, nella pervasiva presenza di automobili lasciate in sosta ovunque, specie ai piani pilotis, che ostruiscono la continuità della visuale e impoveriscono il rapporto fra paesaggio naturale e costruito, e nella cronica assenza di manutenzione della vegetazione di margine - specie nelle zone che esulano dalla competenza dei condomini, che cresce incontrollata con complicazioni anche di natura igienico-sanitaria e di sicurezza sociale. Alla scala condominiale, facciate, piani pilotis, corpi scala e giardini interni hanno subito modifiche sostanziali, ad esempio con la chiusura degli androni (originariamente schermati con vetrate o cancellate fino ad un’altezza di circa 2,50 dal piano strada, oggi sopraelevate fino a completa chiusura), con l'inserimento di ascensori, con la tinteggiatura in diversi colori delle superfici in cemento faccia a vista ecc. 

Se l'assenza di un piano di recupero in grado di armonizzare le trasformazioni alla scala urbana e la mancanza di gestioni condominiali coordinate, hanno portato a modifiche e trasformazioni disordinate degli spazi pubblici, del verde e delle parti comuni degli edifici, ancora più incisive e deleterie risultano le alterazioni procurate dagli abitanti, oggi in maggior numero privati che, oltre ad adattare gli alloggi alle proprie esigenze, hanno inteso sopperire autonomamente ai cosiddetti 'difetti' del costruito. 

Originariamente molto ben disegnati nel taglio e nelle dimensioni e, allo stesso tempo, dotati di versatilità e flessibilità distributiva a motivo dell'organizzazione strutturale poco vincolante, gli alloggi del Villaggio Olimpico permettono, infatti, un'ampia libertà d'intervento, sia nel caso che s'intenda riguadagnare una pianta completamente libera sia se s'intenda frammentarla in vari ambienti. La struttura portante è, infatti, costituita da semplici telai in cemento armato che scandiscono alloggi con dimensioni che variano dai 45 ai 170 metri quadri secondo il tipo edilizio e la posizione nel contesto dell’edificio. Le modifiche a scala architettonica e distributiva derivano anche dalla tendenza a sopperire a quelli che sono stati considerati ‘difetti’ tecnico-costruttivi. E' infatti vero che l'eccessiva esiguità dimensionale o, anche, la riduzione della ‘massa materiale’ degli elementi costruttivi principali, in particolare dell’involucro edilizio, costituiscono un dato di fatto, un fattore 'endogeno' da cui non si può prescindere poiché caratterizza la costruzione. Sono, infatti, sottilissimi gli spessori delle tamponature esterne, costituite da tradizionale muratura in mattoni forati rivestita con una cortina di laterizi giallo-rosa spessi 2,0 centimetri e disposti a filari orizzontali o verticali; dei solai fra piani pilotis e primo e di copertura; dei profilati che costituiscono gli infissi, sistemi prefabbricati in lamiera zincata, peraltro privi di guarnizioni e sigillature, con ampie vetrate spesse solo 2 millimetri e forniti di cassonetti in lamiera zincata privi d'isolamento e fissati direttamente al cordolo in cemento armato con avvolgibili in legno verniciato, in giallo o in verde; delle tramezzature interne realizzate con forati posti in foglio; ma anche delle finiture interne, ad esempio i pavimenti realizzati con piastrelle di graniglia di cemento in vari colori 20 x 20 x 3 centimetri e i rivestimenti degli ambienti di servizio in mosaico di piastrelle in ceramica di 3 x 3 x 0,3 centimetri in vari colori. Il problema non riguarda, infine, le strutture portanti, costituite da telai in cemento armato chiusi con muratura tradizionale, che risultano ben dimensionate. Le modifiche all'interno dei singoli alloggi hanno innescato un meccanismo a catena con conseguenze di vario tipo, che concorrono alla figuratività e all'assetto cromatico degli esterni,  con ricadute anche sull'equilibrio termo-igrometrico degli ambienti. Alla ridistribuzione degli alloggi, infatti, ha seguito spesso la sostituzione degli infissi originari (considerati inefficienti), e le modifiche alla partitura modulare originaria delle aperture che produce alterazioni sostanziali al disegno dei prospetti esterni. A ciò si aggiunga la sostituzione degli avvolgibili e l'installazione a vista dei condizionatori d'aria che, nel complesso, incidono visivamente e materialmente sull'involucro edilizio.L'argomento costituisce, o dovrebbe costituire, una priorità delle pubbliche amministrazioni ma la preoccupazione sembra fermarsi all'ambito accademico, dove alcune ricerche hanno tentato di verificare quali linee guida dovrebbero guidare i programmi di riqualificazione energetica in contesti architettonici di valore storico-architettonico al fine di conservarne il più possibile materiali ed elementi costruttivi. La definizione d'interventi specifici di riqualificazione energetica consentirebbe ai soggetti proprietari e ai gestori degli edifici quel necessario margine di scelta nell'operare a favore della manutenzione conservativa degli edifici, pur agendo entro un quadro predefinito e coordinato. 

Il che consentirebbe di raggiungere un equilibrio virtuoso fra il miglioramento della prestazione energetica e la conservazione del valore storico e architettonico del manufatto. Questo tipo di operazioni implica, infatti, la connessione di vari dati riferiti alla consistenza materiale e costruttiva specifica del manufatto alle relative condizioni di conservazione, alla posizione e all'esposizione dei singoli alloggi e al tipo edilizio, con l'individuazione di varie soluzioni tecniche, diverse per impegno tecnico-economico, durata e benefici, che consentano di adattare l’intervento alle specifiche condizioni che pone il manufatto, alle esigenze della proprietà e condominiali. Nel complesso, si può prevedere d'intervenire sugli infissi originari, migliorandone le prestazioni attraverso l'inserimento di guarnizioni e sigillature, la sostituzione delle vetrate e l'inserimento di strati d'isolamento all'interno dei cassonetti, oppure sostituirli in modo 'selettivo' (cioè soltanto quelli con esposizione più sfavorevole), coibentare i solai di copertura ai piani pilotis sul lato esterno, coibentando pareti e solai sul lato interno, oppure sostituendo le climatizzazioni con altre più efficienti. In particolare, la sostituzione dei vecchi infissi risulta essere fra le soluzioni preferite e più praticate poiché costituisce una via breve per ottenere un immediato beneficio in termini di benessere micro-climatico e di risparmio energetico. Si nota però che la responsabilità prevalente delle dispersioni termiche attraverso l'involucro edilizio degli edifici del Villaggio Olimpico potrebbe essere imputata alle pareti opache, non a quelle vetrate e agli infissi che, invece, potrebbero essere mantenuti con sostituzioni parziali (ad esempio delle vetrate oppure introducendo guarnizioni e sigillature) con un sostanziale miglioramento complessivo. 

Quasi per ognuno degli oltre 1.300 alloggi del Villaggio Olimpico si configurano, infatti, condizioni microclimatiche diverse dettate dal fatto che l'involucro edilizio dipende dalla diversa tipologia edilizia, dalla posizione nell'edificio, dall'orientamento e dal piano, che vanno quindi rilevate e analizzate singolarmente. Le varianti principali, senza tenere conto delle modifiche apportate negli anni dai singoli proprietari e inquilini, sono relative al ruolo specifico di ciascuna parete, secondo se confina direttamente con l’esterno (solai di copertura e del piano pilotis), indirettamente con l’esterno (pareti sui vani scala e pareti in corrispondenza i giunti strutturali e architettonici fra corpi di fabbrica), oppure se si tratta di pareti divisorie interne all'alloggio e di solaio d'interpiano, configurandosi la composizione dell’involucro murario nei diversi casi: Parete esterna: muratura a cassa vuota con mattoni pieni sul lato esterno e laterizi forati su quello interno, rivestimento esterno con cortina di laterizi (2,0 cm) e interno con intonaco (1,5 cm); spessore 33 cm ca. 

Parete fra alloggio e vano scala e fra alloggi confinanti: muratura a cassa vuota in laterizi forati, rivestimento su entrambi i lati con intonaco (1,5 cm); spessore 28 cm ca. 

Parete interna all'alloggio: muratura costituita da mattoni pieni in laterizio, rivestimento con all'alloggio:muratura costituita da mattoni pieni in laterizio, rivestimento con intonaco su entrambi i lati(1,5 cm); spessore 16,5 cm ca. 

Solaio piano pilotis e interpiano: soletta mista in latero-cemento, rivestimento sopra (interno) con pavimento in piastrelle di graniglia (2,5 cm) e sotto (esterno) con intonaco (1,5 cm); spessore 25,5 cm ca. 

Solaio di copertura: soletta mista in latero-cemento, rivestimento sopra (esterno) con strati di emulsione d'asfalto e cartone bitumato e lastroni di cemento prefabbricati e sotto (interno) con intonaco (1,5 cm ca); spessore 29,8 cm ca. 

La possibilità che si prefigura, è quindi quella di una soluzione che favorisca e conservi il carattere del quartiere, che, con un supporto tecnico, definisca le condizioni d'intervento che dovranno conservare il più possibile l'assetto urbano e architettonico del quartiere. 

D'altra parte, il Villaggio Olimpico costituisce una presenza rilevante nel contesto di Roma, riconosciuta dal Nuovo Piano Regolatore, che la ha destinata a polo culturale e museale di alta qualità urbana e architettonica. Il quartiere dunque rientra fra le emergenze monumentali, a scala urbana e architettonica, con l’esigenza dell'area di essere rispettata, tutelata e conservata. 

 

articolo del

Profilo dell'autore Richiedi il primo contatto gratuito in studio

Commenta l'articolo

Produezero s.r.l. non si assume alcuna responsabilità circa il contenuto dei commenti rilasciati dai singoli Utenti del sito www.ProntoProfessionista.it, che abbiano carattere diffamatorio, denigratorio ovvero contrario alla legge.
Produezero s.r.l. fornirà all'Autorità Giudiziaria ogni informazione utile all'identificazione del singolo Utente che abbia rilasciato commenti in contrasto con la normativa vigente.
Accetto
Invia
Resetta

L'autore è esperto in
Architettura civile e immobiliare

Arch. De Luca Luciano - Roma (RM)

ARCH. DE LUCA LUCIANO

Architetti / Architetti

VIA PAOLO EMILIO 32

00192 - Roma (RM)

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Ad esempio: Località / Indirizzo

Altri articoli del professionista

Importanza della Due Diligence nelle compravendite

La finalità della Due Diligence, preliminare all’acquisto o alla vendita di un immobile, è di fondamentale importanza per evitare rischi

Continua