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Architettura civile e immobiliare

Note critiche sul concetto di consumo di suolo

Il caso di Grosseto sull'applicazione del principio del contenimento del consumo di suolo

Note critiche sul concetto di consumo di suolo - Il caso di Grosseto sull'applicazione del principio del contenimento del consumo di suolo

Relativamente alla necessità di contrastare il consumo di suolo agricolo, evidenziata a tutti i livelli negli strumenti urbanistici regionali, provinciali e comunali è indispensabile fare chiarezza perché se di per se il principio appare ovvio e condivisibile, se esasperato il concetto può produrre, come ha prodotto, effetti negativi irrimediabili maggiori di gran lunga di quelli positivi. 

Vorrei in queste note sgomberare il campo da pregiudizi di qualsiasi tipo e semplicemente osservare come quartieri popolari quali Barbanella e Gorarella portati come esempi di interventi positivi dello sviluppo moderno di Grosseto, siano semplicemente quartieri con caratteri  più estensivi di quelli successivi realizzati negli anni ‘80 e ’90 in nome della limitazione del consumo di suolo. 

Ritroviamo in questi due quartieri un rapporto tra costruito e non costruito (pubblico o privato) che nel tempo si è rivelato ottimale, un disegno della città “pubblica” non impostato semplicemente al minimo costo per abitante insediato. 

E poi, il territorio immediatamente esterno al centro abitato si può definire territorio agricolo, o tanto meno territorio da salvaguardare? 

Direi di no, ma direi invece di territorio da riqualificare!!! 

Tanto più in una realtà come Grosseto città di pianura. 

Vorrei qui lanciare una provocazione che deve far riflettere sul fatto che le regole, si possano cambiare, che si può anche fare tendenza, l’importante è che dietro ad idee innovative ci sia una onestà intellettuale, un ragionamento condiviso e condivisibile, una fermezza e continuità di intenti che non inizi e finisca con il cambio di Amministrazione!!! 

I nuovi quartieri di Grosseto devono essere progettati con il principio delle città giardino dove, prima si piantano ettari di essenze di alto fusto e dopo non meno di cinque anni vi si costruisce dentro. 

Dove le maglie dei singoli lotti non siano da 20 di profondità ma di 40 ed i giardini non siano di 5 metri ma di 15. 

Un giardino di 5 metri vedrà in pochi anni (se non subito) trasformare il suo posto in betonelle, i suoi alberi tagliati perché troppo ingombranti; la città così costruita assumerà il seguente sky - line: tetto – betonelle – marciapiede – strade –marciapiede – betonelle - tetto. 

Cioè una distesa ininterrotta di materiali artificiali, impermeabili, caldi, con le conseguenze del caso. 

Un giardino di 15 mt. di profondità ospiterà un prato (o comunque un terreno permeabile) essenze di alto fusto che nel giro di 10/15 anni assumeranno la dignità di “alberi”; con le conseguenze del caso. 

Finalmente dopo Leopoldo II° torneremo a piantare alberi (e non solo a far finta di essere ambientalisti cercando di salvaguardarli). 

Inoltre il verde privato è a costo zero per la collettività che può usufruire nel contempo di molti vantaggi (ombra, ossigeno, etc.). 

All’interno della città giardino anche una parte (necessaria) di verde pubblico potrà dialogare in continuità con quella prevista ed avrà pari ragione di essere. 

La qualità della vita di chi vi abita sarà certamente superiore, ed inoltre potremo finalmente dare un contributo più incisivo alla progettazione per esserci liberati dei planivolumetrici ”tipo scatola di sardine” del piano “Samonà”. 

Potrei ovviamente completare il ragionamento ma credo che il senso del mio ragionamento sia sufficientemente chiaro. 

Vorrei solo puntualizzare che possiamo ottenere in questo modo quartieri effettivamente residenziali con edilizia a due e tre livelli e quartieri in effetti più popolari con edilizia a 4 / 5 o più livelli a seconda dei casi. 

In sintesi  una pianificazione a maglie larghe dello sviluppo urbanistico potrà portare un’edilizia più appetibile (rilancio del settore) consentire una maggiore condivisione dei progetti pubblici da spendere laddove effettivamente necessario. 

 

Architetto Alessandro Marri

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