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Mercato immobiliare 2.0

Andamento statistico del mercato immobiliare nella Provincia di Treviso

Mercato immobiliare 2.0 - Andamento statistico del mercato immobiliare nella Provincia di Treviso

Il mercato immobiliare della Provincia di Treviso, come peraltro nel resto del Paese, è particolarmente colpito dalla crisi che sta attanagliando l’economia sin dal 2005. 

Oltre un decennio è già trascorso, ma la luce in fondo al tunnel è ancora fioca. 

Indagini statistiche di mercato della Provincia di Treviso ci danno, purtroppo, un panorama poco lusinghiero e rassicurante nel settore degli immobili

Gli Italiani, popolo virtuoso di proprietari di immobili, dovranno rivedere le loro politiche immobiliari per poter affrontare nuove prospettive o decisioni future. 

Nel patrimonio personale gli immobili si possono distinguere in: patrimonio famigliare (immobili da mantenere e valorizzare dal punto di vista tecnico per una continuità generazionale); patrimonio da valorizzare (immobili da valutare di anno in anno per individuare la migliore strategia di valorizzazione); immobili alienabili (immobili per i quali è consigliata la dismissione nel breve periodo); portafoglio investimenti (immobili da mantenere nel portafoglio investimenti sulla base di un business plan pluriennale di valorizzazione).  

Si rende pertanto necessaria la distinzione tra il “grano” e “loglio” cioè tra quello da tenere e quello da vendere. 

Il trend delle transazioni immobiliari ha subito una brusca frenata sin dal 2005 complice anche il rialzo dei prezzi fino al 2008; dal 2008 al 2013 vi è stata una riduzione del 50% delle transazioni mentre i prezzi di mercato si mantenevano comunque alti e stabili; dal 2013 al 2016 si riscontra invece una leggere ripresa del numero di transazioni complice, in questo periodo, una riduzione dei prezzi di circa 20%

Vi sono poi in itinere due allarmi che il governo ed i media da tempo stanno ventilando e che porteranno ad ulteriori stangate sugli immobili:  

a) il tema scottante delle imposte di successione;  

b) la rivalutazione catastale della rendita delle abitazioni (rivedendo il sistema di calcolo in metri quadrati e non più in vani e rivedendo il valori di mercato degli immobili). 

Gli italiani sono nella maggioranza proprietari di case, spesso beni acquistati da generazioni precedenti che hanno guadagnato lira su lira per costruire il proprio nido in mattoni e, che al momento giusto, vorrebbero lasciarlo in eredità ai propri discendenti, i quali invece provengono sempre più spesso da generazioni precarie, che mai potrebbero permettersi l’acquisto di una propria casa, e che potrebbero vedere compromessa pesantemente o di vendere la loro eredità falcidiata da tasse di successione più pesanti se non improponibili. 

Dall’altro canto la cosiddetta “rivoluzione catastale” tanto decantata dal governo, potrebbe comportare una rivalutazione delle rendite catastali dal 30% al 180%. Un salasso che metterà definitivamente in ginocchio gli italiani. 

Gli italiani che, come anzidetto, sono un popolo virtuoso di proprietari di abitazioni. Nel 1978 erano circa il 39% i possessori di un’abitazione, nel 1982 erano diventati il 58%, nel 1992 sono saliti al 68%, tra alti e bassi poi nel 2007 sono arrivati all`81% per poi scendere nel 2015 al 78%. E’ quindi evidente come la “rivoluzione catastale” possa affondare inesorabilmente almeno tre quarti della popolazione italiana. 

Non parliamo poi della già in essere megagalattica stangata sulle “seconde case”, sui tagli ai trasferimenti statali ai Comuni i quali si vedono costretti a rivedere “al rialzo” le imposte locali sugli immobili per far fronte alle sempre più magre entrate, falcidiate anche queste da un calo verticale degli introiti per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione. 

Rimangono le multe (da parte dei Comuni) e le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate con la sua Uniriscossioni a tartassare tombalmente i poveri italiani con tassi d’interesse e penali da usurai legalizzati. 

Analisi di mercato ci dicono, inoltre, che in Italia vi sono 2.700.000 immobili liberi e che il 71,5% degli immobili sono stati costruiti prima del 1980. Ci dicono, inoltre, che vi sono 34.700.000 unità abitative per 25.700.000 famiglie (con una media di 1,35 casa/famiglia). 

In questo panorama poco lusinghiero risultano del tutto superate e fuori tempo alcuni dei detti e modi di dire che avevano costruito l’ossatura portante della ripresa economica italiana. 

Frasi come “da casa tua nessuno ti butta fuori” – “è gente ricca …hanno un bel patrimonio immobiliare” – “con i soldi dell’affitto ti paghi il mutuo … e alla fine la casa è tua” – “sicuro come il mattone” - “una casa la rivendi quando vuoi …. è un assegno circolare” – “ho fatto un affare immobiliare” – “questo immobile sarà la mia pensione” – “se non riesco ad affittarlo lo lascio lì e poi se lo godono i miei figli o i miei nipoti … tanto non mangia e non beve” – “nel lungo periodo gli immobili non tradiscono mai!” oggi purtroppo non hanno più significato. 

Anche in questo caso manca la certezza della proprietà, la difesa dei proprietari dai mancati pagamenti e dall’occupazione abusiva che si aggiungono, come per la benzina, alla compulsività della tassazione statale che vede gli immobili come un facile e vastissimo serbatoio per fare cassa, sperperando poi il gettito in milioni di rivoli di discutibile necessità e sobrietà di spesa da “buon padre di famiglia”.

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