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PIR: è tutto oro quello che luccica?

Cosa valutare per effettuare una scelta di investimento consapevole

PIR: è tutto oro quello che luccica? - Cosa valutare per effettuare una scelta di investimento consapevole

In questi mesi si parla con crescente enfasi dei PIRPiani Individuali di Risparmio – che sembra abbiano riscosso molto consenso ed apprezzamento tra gli intermediari finanziari e gli investitori. Introdotti in Italia con la Legge di Bilancio 2017, tali strumenti sono nati con l’obiettivo dichiarato di supportare l’economia reale attraverso un investimento di lungo periodo nelle piccole e medie imprese italiane, fornendo agevolazioni fiscali a seguito della loro sottoscrizione.
Si prefiggono veramente questo scopo? Quali sono i reali vantaggi per i risparmiatori e gli aspetti da considerare con attenzione prima di scegliere questi prodotti? In primo luogo chi decide di aprire un PIR può investire soltanto 30.000 euro l’anno per un massimo di 5 anni, con un importo complessivo non superiore a 150.000 euro per singolo Piano Individuale di Risparmio. Inoltre, bisogna rispettare i seguenti vincoli nella scelta degli strumenti finanziari che compongono un portafoglio PIR:

-   Minimo 49%: titoli obbligazionari o azionari (sia quotati che non quotati su mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione) emessi da società italiane ed europee con stabile organizzazione in Italia.
-   Minimo 21%: titoli obbligazionari o azionari emessi da piccole e medie imprese italiane ed europee aventi stabile organizzazione in Italia.
-   Massimo 30%: qualsiasi strumento finanziario ad eccezione di quelli emessi da soggetti residenti in Stati non inclusi nella White List.
N.B.:  il peso complessivo degli strumenti finanziari di ogni emittente non può superare il 10%.

Il vantaggio per l’investitore è l’esonero totale dal pagamento delle imposte sull’eventuale capital gain, a condizione che mantenga l’investimento per almeno 5 anni; questo, dunque, il vincolo temporale da rispettare per ciascun Piano sottoscritto per poter usufruire del beneficio fiscale. Qualora ciò non avvenga, a causa di un’uscita anticipata dal Fondo, l’investitore dovrà pagare tutta la tassazione non versata fino a quel momento, maggiorata degli interessi. Le agevolazioni fiscali, inoltre, sono limitate alle persone fisiche e ciascun investitore può possedere solo un Piano a lui intestato.
Per il momento questi prodotti sono veicolati unicamente dall’industria del risparmio gestito e, quindi, soggetti a costi non indifferenti: commissioni medie annue di gestione (da 1,20% a 2,25%), commissioni medie di sottoscrizione (tra l’1% ed il 3%), commissioni di rimborso e, infine, eventuali commissioni annue di performance (generalmente tra il 15% ed il 20% dell’extra-rendimento rispetto al benchmark dichiarato). Una precisazione sull’incidenza di quest’ultima spesa è doverosa, poiché spesso accade che i gestori scelgano benchmark non sempre del tutto coerenti con gli strumenti inseriti nel Fondo, oppure indici sbilanciati sul comparto obbligazionario o monetario, per spuntare migliori margini di redditività nel raffronto.
A questo punto viene da chiedersi: qual è la convenienza a scegliere questi prodotti subendone i relativi costi impliciti? La risposta è semplice: forse solo un abbattimento parziale delle commissioni sostenute attraverso il beneficio fiscale alla fine dei 5 anni di investimento.
Un esempio può chiarire meglio l’idea. Consideriamo la seguente ipotesi di investimento:

·         Capitale investito: € 30.000,00
·         Commissioni medie di sottoscrizione: 2% oppure con commissioni di sottoscrizione a 0%
·         Commissioni medie annue di gestione: 1,67%
 
Simulando diversi scenari di mercato, la situazione al termine dei 5 anni di investimento sarebbe la seguente se il rendimento medio annuo del Fondo PIR:
 
-     Rendimento: + 2%
-     Capital gain: + € 3.059,98 senza comm. sottoscrizione + € 3.122,42
-     Beneficio fiscale: + € 795,59 senza comm. sottoscrizione + € 811,83
-     Comm. sostenute: - € 3.155,08 senza comm.sottoscr. - € 2.607,23                                                                                                        
-     Rendimento0%
-     Capital gain: € 0,00 senza comm. sottoscrizione € 0,00
-     Beneficio fiscale: € 0,00 senza comm. sottoscrizione € 0,00
-     Comm. sostenute: - € 3.054,90 senza comm. sottoscr. - € 2.505,00
 
-     Rendimento: - 2%
-     Capital gain: - € 2.824,73 senza comm. sottoscrizione - € 2.882,38
-     Beneficio fiscale: € 0,00 senza comm. sottoscrizione € 0,00
-     Comm. sostenute: - € 2.958,75 senza comm. sottoscr. - € 2.406,79
 
Emerge con chiara evidenza che l’investitore è obbligato a sostenere annualmente oneri certi sotto forma di commissioni, a fronte di un beneficio fiscale alquanto incerto e difficile da quantificare. In caso di performance neutra o negativa del Fondo, oltre a non poter usufruire del beneficio fiscale, si sosterrà la perdita in conto capitale anche per effetto delle commissioni applicate.
Alla luce di questa analisi, se l’obiettivo non è solo quello di ingrassare i bilanci di SICAV e SGR, ma di sostenere un canale di investimento alternativo a favore delle piccole e medie imprese italiane, non esistono strumenti analoghi e meno costosi a questo scopo?
In realtà Lyxor ha un ETF che replica l’indice Ftse Italia Mid Cap, con un costo medio annuo dello 0,5%, senza commissioni di sottoscrizione, rimborso e performance; purtroppo questo ETF, nonostante sia compliant con la normativa relativa ai PIR, non è ancora utilizzabile, poiché dovrebbe essere inserito in un deposito titoli apposito per i PIR non ancora disponibile su nessun Istituto di Credito. Evidentemente, si tratta di una questione molto difficile e laboriosa da porre in essere, oppure, per il momento, si ritiene più opportuno fornire il prodotto della “casa”.
Da un punto di vista del rischio e della durata, i PIR si addicono perlopiù a investitori professionali con portafogli già ben diversificati, data l’elevata esposizione al mercato azionario italiano e l’alta illiquidità di questi prodotti; i piccoli risparmiatori, maggiormente conservativi e più avversi al rischio, verrebbero esposti ad un’eccessiva volatilità, poco coerente con il loro profilo e con la necessità di possedere strumenti facilmente liquidabili e non soggetti a vincoli temporali di lungo periodo.

Il risparmiatore ha ora tutti gli elementi a disposizione per valutare la convenienza di un investimento in PIR ed effettuare così una scelta più consapevole

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