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Anatocismo bancario

Cos'e' e dove si rileva l'anatocismo - la Cassazione si è espressa in favore degli utenti bancari - cosa fare in presenza di interessi anatosistici

Anatocismo bancario - Cos'e' e dove si rileva l'anatocismo - la Cassazione si è espressa in favore degli utenti bancari - cosa fare in presenza di interessi anatosistici

L’anatocismo è una pratica in base alla quale gli interessi maturati in un certo periodo concorrono all’aumento del debito complessivo, producendo per il periodo successivo ulteriori e maggiori interessi. In linea di principio qualunque contratto finanziario può essere un potenziale candidato ad ospitare intrinsecamente l’anatocismo, ma la presenza e la consistenza del fenomeno sono correlate alla durata del rapporto e alle modalità di computo degli interessi a debito.

La famiglia di contratti che, almeno nell’evidenza empirica, presenta con maggiore frequenza ed entità sintomi di anatocismo è quella dei contratti di credito caratterizzati da alta rotatività e durata indeterminata: il principale esponente della famiglia è naturalmente il conto corrente di corrispondenza, ma anche le anticipazioni bancarie e il credito revolving si prestano facilmente a questo tipo di vessazione. Il contratto di conto corrente è certamente la tipologia più diffusa ed è anche quella in cui vi è la maggiore probabilità di configurazione dell’anatocismo.

Sulla fattispecie esiste un autorevole orientamento Giurisprudenziale - sezioni unite della Corte di Cassazione con la sentenza 24418 del dicembre 2010 - che ha enunciato il seguente principio di diritto: "… nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'articolo 1283 del codice civile, il quale osterebbe anche ad un eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale, gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna."

Un contratto che si presta facilmente ad evolvere in una capitalizzazione che tiene conto del montante e non del capitale e' il finanziamento con carta di credito revolving; essa concede la disponibilità di una somma di denaro accordata dall’Istituto finanziario al titolare della carta stessa; tale somma può essere utilizzata a piacimento dal titolare per effettuare pagamenti, prelievi di contante, bonifici ecc. A scadenze prestabilite, normalmente mensili, il Cliente deve provvedere al pagamento di una rata non inferiore ad un ammontare concordato, che serve in parte a ricostituire il capitale ed in parte a pagarne gli interessi; questo meccanismo può provocare un fenomeno vizioso, che poi è alla base della forte onerosità dello strumento: se la rata non è sufficiente a coprire gli interessi, il debito non viene mai estinto, e con il tempo tende a crescere fino a che l’intero plafond è di fatto impiegato per la copertura degli interessi; da quel momento il titolare continuerà a versare la rata senza mai riuscire ad estinguere il debito, a meno che non effettui versamenti di considerevole importo rispetto alla rata base.

Il credito revolving è di gran lunga la forma di indebitamento più costosa, ed è un possibile candidato all’integrazione del fenomeno dell’anatocismo anche perché, a differenza di quanto avviene per il conto corrente, la periodicità dell’addebito degli interessi è spesso mensile, determinando attraverso la conversione, un tasso di interesse effettivo più alto. Tutti i titolari di un c/c bancario affidato subiscono l'addebito illegale di interessi anatocistici; l'autore invita a ricalcolare i saldi depurandoli di tale tipologia di interessi e a richiederne, anche giudizialmente, la restituzione alle banche. Ovviamente l'assistenza di un professionista esperto nella fattispecie e' essenziale, ma i vantaggi sono palesi e i tempi brevi, in quanto le banche tendono ad evitare contenziosi che le vedrebbero soccombenti e cercano soluzioni transattive.
Gaetano Cerino

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