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Consulenza psicologica

Cosa rischia di far fallire una dieta

L’estate si avvicina e tutti cercano di iniziare una dieta per rimediare ad un anno di irregolarità alimentare. Ma perchè non sempre funziona?

Cosa rischia di far fallire una dieta - L’estate si avvicina e tutti cercano di iniziare una dieta per rimediare ad un anno di irregolarità alimentare. Ma perchè non sempre funziona?

Chiunque abbia già sperimentato una dieta senza successo dovrebbe aver già compreso che è necessario avere una forte motivazione psicologica al cambiamento, che agisca su due fronti: prima aiutandoci a comprendere perché scegliamo un’alimentazione sbagliata (cibi troppo dolci, cibi proteici o troppo lavorati, cibi che necessitano di una lunga masticazione ecc.), e poi aiutandoci a trovare la spinta mentale che condurrà verso una scelta di benessere psico-fisico, quindi verso un cambiamento globale che non riguarda solo il corpo e il peso. 

Il successo di una dieta risiede tutto nella consapevolezza di acquisire un nuovo comportamento alimentare, consistente nel sapere cosa mangiare per condurre una vita in salute e quanto mangiare. Quindi parliamo di un cambiamento profondo e radicale, che implica anche una maggiore consapevolezza di se stessi, ed una maggiore voglia di prendersi cura di sé, di abbandonare la ricerca di consolazione nel cibo. 

Nel nostro cervello c’è un’area molto antica che conserva la memoria evolutiva dell’uomo, di quando il cibo non era di facile reperimento, di quando si seguivano per questo lunghi periodi di digiuno. Si tratta di un meccanismo regolativo del cervello che interviene per compensare la situazione di scarsità alimentare: in altri termini quando il soggetto inizia un percorso di dimagrimento con un regime ipocalorico, dopo i primi mesi in cui il peso cala con successo, si attiva un sistema di allerta nel cervello innescando questo meccanismo regolativo che porta il soggetto alla ripresa del vecchio comportamento alimentare. È un meccanismo di sopravvivenza. Inoltre esiste un legame tra cibo e mente ampiamente diffuso e porta a sfogare momenti di rabbia, tensione, delusione, tristezza sul cibo, costituendo degli schemi mentali di comportamento che si attivano in maniera inconscia e portano ad avere un rapporto sregolato col cibo. 

È qui che si inserisce il fattore psicologico della motivazione al mantenimento del programma alimentare, ossia la volontà psicologica al cambiamento, quella che mi fa parlare di programma di educazione alimentare, più che di dieta. Quante volte avete sentito dire “Ho perso 15 chili ma poco dopo li ho ripresi tutti!” 

Dunque la spinta emotiva al cambiamento non può essere semplicemente “la prova costume”, bensì qualcosa di più profondo che attiene al bisogno di un maggior benessere, di migliorare l’autostima, di migliorare lo stato di salute, di interrompere il vortice di auto-mortificazione ed umiliazione ed iniziare a dare valore alla propria persona, quel valore che passa attraverso lo stato fisico ed arriva allo stato psicologico. Da ciò deriva l’importanza di associare alla motivazione un’analisi approfondita del proprio comportamento alimentare e da dove si origina, talvolta ci troviamo davanti a schemi comportamentali che si ripetono da generazioni nella famiglia, magari con delle variazioni ma comunque con ripercussioni sul fisico e sulla mente. 

Il termine dieta è associato al concetto di privazione e restrizione, cambiare approccio psicologico implica l’utilizzo del concetto di alimentazione sana. La motivazione spinge a modificare il punto di vista da cui guardare al cibo ed all’esperienza sensoriale che ci rimanda. Mangiare diventa un bisogno fisiologico ed un modo per prendersi cura di sé e del proprio benessere, un modo di gustare ed apprezzare gli stimoli sensoriali che il cibo offre, il cibo non viene più usato per compensare squilibri emotivi, come stress, tristezza, rabbia, insoddisfazione. La motivazione rappresenta tutta una serie di immagini, sensazioni ed obiettivi a cui si ambisce e per i quali si accetta di fare qualcosa di momentaneamente faticoso; più forti sono le immagini e gli obiettivi a cui si ambisce, più sarà facile mantenere la strada giusta. Se dunque questo obiettivo è circoscritto nel tempo, come l’estate e la prova costume, sarà molto probabile che a settembre si riprenderanno tutti i chili persi nei mesi precedenti. E allora cosa guida questa motivazione? 

La voglia di cambiare, quella voglia profonda di fare qualcosa per stare bene a lungo, quella voglia di rispettare se stessi ed il proprio corpo, di smettere di punire il fisico per insoddisfazioni emotive o traumi subiti. Dunque quando iniziate una dieta guardatevi prima bene dentro e chiedetevi “perché lo faccio? Sono disposto ad accettare le fatiche di un programma dietetico al fine di un miglioramento duraturo? Per me la dieta è solo un periodo di restrizione oppure un modo per imparare ad alimentarmi in maniera sana?”. In questo senso la dieta diventa anche un viaggio per conoscersi meglio e capire cosa guida un comportamento fisiologico. 

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L'autore è esperto in
Consulenza psicologica

Dott.ssa Maria Amati - Castellaneta (TA)

DOTT.SSA MARIA AMATI

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

VIA FRATELLI DANISI 19

74011 - Castellaneta (TA)

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