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L'unicità del DUVRI

Lo chiamiamo tutti DUVRI, ma abbiamo veramente capito il motivo? Una riflessione sull'implicazione del nome derivato dalla legge

L'unicità del DUVRI - Lo chiamiamo tutti DUVRI, ma abbiamo veramente capito il motivo? Una riflessione sull'implicazione del nome derivato dalla legge

A 9 anni dall’introduzione del D.Lgs. 81/2008, appare utile fare qualche riflessione su come alcuni aspetti siano stati di fatto recepiti nella loro applicazione pratica. Si ricordi infatti che una delle numerose novità introdotte furono gli adempimenti più dettagliati previsti dall’articolo 26 (Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione) che il precedente D.Lgs. 626/1994 trattava in maniera molto più sintetica.
Sostanzialmente con il D.Lgs. 81/2008 art. 26 si intende, tra le altre cose, in particolare regolamentare un coordinamento tra vari soggetti che, chiamati ad operare presso un committente, si trovano di fronte a vari rischi, perché già presenti presso la sede del committente, così come essi stessi sono per così dire portatori dei rischi propri, dati dalla propria attività. Problema già noto, e che il D.Lgs. 626/1994 aveva cercato comunque di affrontare, è dato poi dai rischi ulteriori che si generano in relazione all’interazione, tra i singoli appaltatori ed il committente; a tale scopo il Legislatore con il D.Lgs. 81/2008 art. 26 ha inteso introdurre esplicitamente la necessità di una valutazione dei rischi da interferenza, assegnandone il compito al committente.
Fino a qui, anche per i lettori meno attenti, nulla di strano. La quotidiana esperienza, però, mi porta a riscontrare sistematicamente come troppi soggetti coinvolti, pubblici e privati, abbiano interpretato in maniera non corretta la disposizione di legge in merito a questo aspetto, o quanto meno, la sua applicazione non si è rivelata essere nello spirito dettato dal Legislatore.
Dato che, in tanti anni, non ho mai riscontrato approcci differenti, si può affermare che si assiste sistematicamente a valutazioni dei rischi da interferenza condotte considerando solo quelle tra committente ed il singolo appaltatore, non affrontando quindi anche le interferenze tra i diversi appaltatori che presso lo stesso committente si trovano ad operare per contratti vigenti, seppur in luoghi o tempi diversi. Il concetto risulta chiaro se si considera che tipicamente per ciascun appalto viene elaborato uno specifico “DUVRI” legato al singolo contratto, ossia un documento che, allegato al contratto, stabilisce, tra l’altro, le misure adottate per eliminare o, ove non fosse possibile, ridurre i rischi da interferenza. Se però teniamo presente quale significato ha l’acronimo, scopriremo subito l’errore di interpretazione sul DUVRI: Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza.
Su questo acronimo, sicuramente quanto meno a livello nazionale, c’è accordo tra tutti. Tutti lo chiamano così; ma ben pochi, mi risulta, ne abbiamo compreso a pieno il significato e l’implicazione pratica. Occorre redigere un solo documento, che quindi, replicato in copia conforme, si allegherà a ciascun contratto tra committente ed appaltatori, a prescindere se gli appaltatori concorrano o meno a svolgere attività finalizzate alla realizzazione del medesimo servizio od opera. Tale documento dovrà, quindi, rappresentare sistematicamente la situazione in atto, nel corso della sua validità, dovendo pertanto essere aggiornato, integrato o sostituito, secondo necessità, a seguito dell’ingresso di nuovi appaltatori, nuove interferenze o semplicemente perché alcune di queste cessano o taluni appaltatori concludono il contratto. Si prefigura pertanto un carattere di dinamicità del DUVRI, che certamente stride un po’ con la necessità di doverlo allegare al singolo contratto di appalto, comportando una complicazione notevole sul piano pratico, ma che rappresenta a ben pensarci, a mio avviso, l’unica modalità perché il DUVRI possa attuare lo scopo per cui è stato concepito.
Aggiungo che il nome “DUVRI” non nasce a caso, ma è frutto proprio del testo di legge, ossia deriva proprio dalla richiamata disposizione che testualmente indica, nella versione attualmente vigente: “Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze […]” (D.Lgs. 81/2008 art. 26 comma 3). E se il committente deve elaborare un solo documento, perché allora se ne trovano sempre tanti diversi, uno per ciascun appalto? Tale situazione potrebbe essere corretta solo in taluni casi, ma sempre a ben pensarci, varie sono le situazioni in cui ciò non è vero, dato che “DUVRI” elaborati separatamente o, comunque, in tempi differenti, molto facilmente non saranno coordinati tra loro, non tenendo quindi conto, tra l'altro, delle interferenze che tra i diversi appaltatori possono nascere. Inoltre, anche nell'ipotesi in cui queste interferenze non dovessero sussistere, tale conclusione non è altro che il risultato di una valutazione di un rischio da interferenza, che pertanto deve essere formalizzata nello stesso DUVRI, perché di queste tipologie di rischi il documento deve trattare. Ma per farlo, il documento dovrà essere unico, evidenziando quindi la presenza dei due o più diversi appaltatori che, in tal caso, non daranno luogo ad interferenze reciproche in virtù di specificità delle attività da svolgere. Tipicamente la criticità che si riscontra più frequentemente è nella presenza di interferenze tra le attività di appalti distinti, per cui sono stati elaborati distinti DUVRI, non affrontando quindi le interferenze reciproche tra gli appaltatori, limitandosi solo a quelle di ciascuno di loro con il committente.
In pratica, per chi tratta l’aspetto salute e sicurezza sul lavoro anche nel mondo dell’edilizia e dei cantieri in particolare, con il DUVRI ci ritrova di fronte ad un semplice parallelo con il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), questo non redatto dal committente, ma che comunque è parte integrante del contratto e che, come noto, di fatto concettualmente deve affrontare i rischi da interferenza tra i numerosi soggetti che solitamente operano in un cantiere. E questo parallelo in verità è chiaro anche al Legislatore, che, non a caso, stabilisce di fatto la non sovrapponibilità del PSC con il DUVRI (D.Lgs. 81/2008 art. 96 comma 2).
Ad oggi questo parallelo DUVRI – PSC tarda ancora a venire, e in vari casi la committenza non ha ancora chiara la rilevanza dell’aspetto, di come questo debba essere affrontato, limitandosi a fornire a propri appaltatori una sorta di prestampato che genericamente dà, nel migliore dei casi, indicazioni che potrebbero risultare applicabili a tanti e diversi contesti, anche molto diversi tra loro, semplicemente perché non specifiche e generiche, non affrontando quindi la reale questione per cui il DUVRI ha realmente necessità di essere elaborato.
Infine, un DUVRI che non tratta in maniera trasversale tutte le problematiche da interferenza tra i singoli appaltatori, sia tra loro, che con il committente presso cui operano, non risulta essere minimamente conforme alle disposizioni di legge vigenti, oltre che solo in parte utile.
Per esser chiari la gestione dell’ingresso di un appaltatore presso una qualsiasi organizzazione è qualcosa di ben più complesso sul piano tecnico rispetto a quanto troppo spesso si vede fare, e non è un caso se molti sono gli incidenti, anche gravi, che vedono coinvolti lavoratori di ditte che operano presso un proprio committente.
In breve, se quando si redige un DUVRI si pensasse di scrivere (seriamente) un PSC fuori da un cantiere, direi che molte problematiche si risolverebbero fin dall'inizio.

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L'autore Ŕ esperto in
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Elios Ingegneria Studio Associato - Serravalle Pistoiese (PT)

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