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Consulenza e assistenza fiscale e tributaria

Compliance: la nuova maschera del “fisco amico”

I nuovi indicatori di di compliance miglioreranno davvero il rapporto fisco-contribuente? O sono l'ennesimo invadente strumento di controllo?

Compliance: la nuova maschera del “fisco amico” - I nuovi indicatori di di compliance miglioreranno davvero il rapporto fisco-contribuente? O sono l'ennesimo invadente strumento di controllo?

Nonostante le tutele offerteci dallo statuto del contribuente, nonostante i proclami fatti negli anni in ottica di “semplificazione”, “riduzione del carico fiscale”, “dialogo con il cittadino”, checché se ne dica o scriva il fisco Italiano resta sempre lo stesso: oppressivo, farraginoso e soffocante, forte e spietato con i piccoli e con gli onesti, impotente e mansueto con i grandi evasori.

“Il principio della buona fede e della collaborazione tra fisco e cittadino”, sancito dal’art. 10 dello statuto del contribuente da solo non funziona più: è stato per troppo tempo disatteso, troppo spesso dimenticato.
 
Al fine di dare al contribuente ancora l’illusione di vivere in qualche modo in uno stato (civile) di diritto tributario è stato necessario rispolverarlo con l’ausilio di un nuovo concetto, più sintetico, più incisivo e accattivante: COMPLIANCE.
 
COMPLIANCE è un altro elegante termine che in campo FISCALE può essere definito il grado o livello, di collaborazione e condiscendenza, remissività da parte del contribuente.
 
Non c’è ormai norma, circolare, articolo in argomento che non richiami questo nuovo concetto; non c’è dibattito, convegno o tavola rotonda in cui un esponente dell’Amministrazione Finanziaria nobiliti il proprio intervento con questo termine.
 
Le intenzioni dichiarate dal fisco sono chiare: tagliare con il passato e stabilire con i contribuenti un rapporto più improntato alla collaborazione, all’amicizia, al dialogo, strizzando l’occhio ai contribuenti più fedeli e virtuosi, punendo al contrario quelli che non dichiarano quanto guadagnano.
 
Così l’idea di fondo è di abbandonare, a partire dal 2017 il dispendioso, rischioso e a volte anche inopinato sistema di caccia al gettito attuato con l’utilizzo degli studi di settore, e introducendo gli
INDICATORI DI COMPLIANCE
una sorta di “pagella del contribuente”
 
Per oltre 3 milioni e mezzo contribuenti (imprese e professionisti) scatterà questo nuovo meccanismo di controllo sulle dichiarazioni fiscali, che rivelerà loro il grado di affidabilità con un dato sintetico su una scala da 1 a 10.
 
I criteri di determinazione degli indicatori si baseranno sui seguenti elementi:
1)    stima dei ricavi, del valore aggiunto e del reddito d’impresa;
2)    un modello di regressione basato su dati storici degli ultimi 8 anni;
3)    una funzione matematico-statistica che studia l’andamento del mercato di settore;
4)    lo studio teso ad individuare il modello organizzativo adottato.
 
Il contribuente con punteggio più alto è più affidabile, subirà meno controlli e sarà escluso da alcuni tipi di accertamento, avrà rimborsi più rapidi ed accederà ad un sistema premiale anche in termini di riduzione degli adempimenti.
 
Restando in attesa di scoprire se e quanto questi indicatori miglioreranno rapporto fisco-contribuente, segnaliamo purtroppo un problema di fondo: il terreno in cui si vuole gettare il buon seme della Compliance è una palude avvelenata.
In un contesto di crescente aumento della pressione fiscale (I.v.a. prossima al 25%), valanga di nuovi adempimenti inutili e vessatori, pubblica amministrazione che non paga i suoi debiti, sistema previdenziale al collasso e tanta, tanta inefficienza, si dubita fortemente che il seme possa attecchire.

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