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La nuova legge regione Veneto sul consumo del suolo

Uno STOP alla occupazione di nuovo suolo è il principio che anima la Legge Regionale n. 14/2017

La nuova legge regione Veneto sul consumo del suolo - Uno STOP alla occupazione di nuovo suolo è il principio che anima la Legge Regionale n. 14/2017

LA NUOVA LEGGE REGIONE VENETO N. 14/2017 

  

Un grande giro di vite alla nuova occupazione e distruzione del territorio arriva dalla recentissima Legge Regione Veneto 06 giugno 2017, n. 14 “Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo e modifiche alla L.R. 23.04.2004, n. 11 – Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio”. 

Un “Aut Aut” di portata significativa, epocale e senza precedenti. Uno STOP alla occupazione di nuovo suolo è il principio che anima questa Legge Regionale che non è una legge di bilancio, ma bensì delle linee guida sul consumo del suolo. Un consumo del suolo che, solo dopo decine d’anni di costruzione miope e dissennata, ci si è resi conto non essere un bene riproducibile e che pertanto va salvaguardato. E questa Legge, finalmente, si muove in questa direzione e all’art. 13 recita testualmente “non è consentito consumo di suolo”

Questa Legge è arrivata però dopo gli ultimi e lunghi anni di crisi economica e di devastante crisi dell’edilizia, quando i danni della bulimia di costruzioni negli anni passati si sono resi palesi di fronte ad uno scenario economico cambiato e stravolto. Un vecchio adagio diceva che “meglio tardi che mai”, ma è una magra consolazione quando lo scempio del territorio è già avvenuto e quando la crisi in atto ha già prodotto i suoi effetti nefasti sul patrimonio edilizio costruito. 

E’ un dato di fatto ed un pensiero comune che fabbricati con più di 5/10 anni di vetustà siano già definiti “vecchi” in quanto costruiti senza le più recenti metodologie di isolamento termico, impiantistiche e di mitigazione ambientale. 

La LRV 14/2017, all’art. 2, definisce: la superficie naturale; la superficie agricola; il consumo di suolo; l’impermeabilizzazione del suolo; gli ambiti di urbanizzazione consolidata; le opere incongrue o gli elementi di degrado; gli ambiti urbani degradati; gli ambiti urbani di rigenerazione; la mitigazione ambientale; la compensazione ecologica; l’invarianza idraulica; il potenziamento idraulico. Al successivo art. 3 elenca quindi gli obiettivi e le finalità: promuovere la collaborazione con gli enti pubblici; stabilire criteri, indirizzi e metodi di pianificazione urbanistica; disciplinare l’acquisizione e l’elaborazione di dati per il buon governo del territorio regionale; promuovere iniziative volte a promuovere concorsi di idee. Il tutto attraverso la riduzione progressiva del consumo di suolo; individuare le funzioni eco-sistemiche dei suoli; promuovere l’utilizzo di pratiche agricole sostenibili; individuare le parti del territorio a pericolosità idraulica e geologica; valutare gli effetti degli interventi edilizi sulla salubrità dell’ambiente; incentivare il recupero, il riuso e la valorizzazione dell’urbanizzazione consolidata; ripristinare il prevalente uso agricolo; valorizzare le ville venete; rivitalizzare la città pubblica; assicurare la trasparenza amministrativa; attivare forme di collaborazione tra pubblico e privato. 

La riqualificazione edilizia ed ambientale dovranno passare quindi per: la demolizione integrale di opere incongrue o pericolose o ricadenti in aree a pericolosità idraulica e geologica; il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, nelle molteplici sfaccettature dell’eco-sostenibilità, nel rispetto dell’invarianza idraulica. 

I punti richiamati sono concisi, ma ben fanno intendere in quale direzione dovranno muoversi gli Enti pubblici, gli operatori edilizi ed i privati nella futura programmazione di costruzioni o ristrutturazioni edilizie e quali ulteriori costi ricadranno a carico delle imprese costruttrici e che si riverseranno tout court a valanga sui futuri acquirenti. Costi che se già oggi proibitivi, domani lo saranno al quadrato, dando un’ulteriore mazzata mortale al già moribondo mercato edilizio. Nel tempo il mercato se ne farà una ragione, ma negli anni a venire non sarà così che ripartirà, se mai ripartirà, la disastrata economia dell’edilizia. Sempre più cittadini sono al limite della sopravvivenza, le giovani coppie, i giovani, per lo più disoccupati, che non hanno un posto di lavoro fisso e quindi uno stipendio, non potranno accedere ad una propria abitazione che avrà costi di acquisto proibitivi. 

  

Geom. Diego Zussa

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