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Diritto tributario

Accertamento TARSU e obbligo della motivazione

E' quanto ha disposto la Commissione Tributaria Provinciale di Bari- Sezione 2 in concomitanza della SENTENZA N°1963 depositata l'11 luglio 2017

Accertamento TARSU e obbligo della motivazione - E' quanto ha disposto la Commissione Tributaria Provinciale di Bari- Sezione 2  in concomitanza della SENTENZA N°1963 depositata l'11 luglio 2017

Il Collegio tributario pugliese ha disposto in sede di giudicato l’illegittimità di un avviso di accertamento TARSU che in deroga all’espressa previsione normativa di cui all’art.1, comma 162 della L.n°296/2006 (Legge Finanziaria 2007) ha omesso qualsiasi elemento utile ad individuare le caratteristiche dell’immobile accertato riconducibile al computo metrico a cui è strettamente collegata la configurabilità sia dell’an che del quantum della pretesa tributaria azionata. A ciò deve aggiungersi, nel caso di specie la mancata indicazione espressa del titolo (titolo di proprietà, possesso, detenzione, occupazione, uso dell’immobile) in considerazione del quale può dirsi legittima non solo l’occupazione della superficie accertata, ma anche la soggettività passiva TARSU riconducibile al soggetto accertato. 

 

- L’obbligo della motivazione ex art.1, comma 162 della L.n°296/2006 (Legge Finanziaria 2007): 

Con riferimento alla questione TARSU di cui si tratta, i Giudici tributari baresi hanno legittimato la nullità dell’opposto avviso di accertamento TARSU  per un evidente difetto motivazionale dell’atto impositivo  opposto ritenendo che il Comune lo abbia  emesso in violazione del disposto normativo di cui all’articolo 1, comma 162, della Legge 27 dicembre 2006, n°296 (Legge Finanziaria 2007). 

La citata norma, infatti indica i requisiti minimi che gli avvisi di accertamento di tributi locali devono possedere e, in particolare, sancisce expressis verbis al primo periodo che «Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati; se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.». 

La previsione normativa di cui sopra recependo in toto quanto già precedentemente disposto dall’art.7 della Legge 27 luglio 2000, n°212 (c.d. Statuto dei diritti del contribuente) in materia di motivazione dei provvedimenti amministrativi tributari, nonché quanto prima ancora sancito dall’art.3 della Legge 7 agosto 1990, n°241 in materia di motivazione dei provvedimenti amministrativi in generale, obbliga espressamente le amministrazioni locali a motivare gli avvisi di accertamento emessi per il recupero dei tributi di spettanza; in particolare, indicando i presupposti di fatto e le ragioni di diritto a fondamento della propria pretesa impositiva nei confronti del contribuente. In aggiunta, obbliga le amministrazioni locali ad allegare agli avvisi di accertamento l’atto eventualmente richiamato nella motivazione (cosiddetto obbligo dell’allegazione degli atti richiamati nell’atto principale ex art.7 della L.n°212/2000). La mancanza di uno dei requisiti individuati dal comma 162 dell’art.1 della L. n°296/2006, traducendosi in una compressione del diritto difesa come previsto e tutelato dall’articolo 24 della Costituzione implica inevitabilmente  l’illegittimità dell’avviso di accertamento, ovvero la nullità dell’atto stesso. 

Sulla questione si è già più volte espressa la stessa Corte di Cassazione, non mancando i Giudici di Legittimità di evidenziare la “funzione precipua della motivazione” dei provvedimenti impositivi: «L'obbligo di motivazione dell'atto impositivo persegue il fine di porre il contribuente in condizione di conoscere la pretesa impositiva in misura tale da consentirgli sia di valutare l'opportunità di esperire l'impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l'an e il quantum debeatur. Detti elementi conoscitivi devono essere forniti all'interessato, non solo tempestivamente (e cioè inserendoli ab origine nel provvedimento impositivo), ma anche con quel grado di determinatezza ed intelligibilità che permetta al medesimo un esercizio non difficoltoso del diritto di difesa.»[1]. 

Quanto al contenuto specifico riconducibile alla motivazione del provvedimento impositivo, la Suprema Corte ha osservato che «La motivazione di un atto dell'amministrazione finanziaria, non deve essere riconducibile ad una mera provocatio ad opponendum, ma contenere gli elementi sostanziali atti a consentire il controllo interno e giurisdizionale diretto a verificare la correttezza dell'operato dell'amministrazione.»[2]. 

Tanto premesso in chiave normativa e giurisprudenziale, con riferimento al caso di specie a parere di chi scrive, può dirsi condivisibile l’orientamento assunto dai Giudici tributari baresi i quali da una lettura dell’avviso di accertamento TARSU opposto, non solo hanno riscontrato la mancanza qualsiasi elemento utile per identificare l’immobile accertato (identificativi catastali dell’immobile; tariffa a metro quadro; criterio di calcolo della tariffa, ecc), ma è stata omesso dal Comune impositore  procedente anche il titolo che legittima  o meglio legittimerebbe, non solo l’occupazione dell’area accertata ma anche la soggettività passiva TARSU riconducibile alla SRL. In merito a tale ultimo assunto rileva l’orientamento assunto sempre dalla Commissione Tributaria Provinciale[4], che ha annullato un avviso di accertamento della TARSU in ragione della omessa indicazione delle aree tassabili[5]. 

- Considerazioni Conclusive: 

Deve darsi atto, come sostenuto dalla società ricorrente nel proprio atto di parte, della carenza assoluta di motivazione da cui risulta affetto l’avviso di accertamento TARSU opposto. I dati omessi in atti dal Comune impositore risultano nel caso di specie ancora più rilevanti se si considera il fatto che, nella casistica in esame la società ricorrente non ha mai presentato la denuncia TARSU da cui poter desumere la sussistenza dei presupposti che legittimerebbero la soggettività passiva TARSU. E’ questa senz’altro un ‘aggravante per il Comune in chiave motivazionale, avendo l’ente impositore omesso in atti anche il titolo in considerazione del quale la società è stata chiamata a versare il tributo in oggetto. In altre parole, se l’occupazione della superficie accertata trova la sua ratio in un titolo di proprietà o diversamente nella configurabilità di un diritto reale di godimento (uso, usufrutto, possesso, ecc.). Pertanto, in considerazione della peculiarità specifica delle molteplici omissioni riscontrate nell’avviso di accertamento TARSU opposto e, considerando la gravità delle stesse, i Giudici tributari pugliesi  non hanno potuto fare altro che annullare l’avviso di accertamento TARSU a dimostrazione che l’aspetto formale- cartolare in sede di accertamento, non è meno importante dell’aspetto sostanziale che per certi versi soggiace al primo. 

  

[1] Cfr.: Cass. civ., Sez.V, sent. n°21564 del 20/09/2013. 

[2] Cfr.: Cass. civ., Sez.V, sent. n°20251 del 09/10/2015. 

[3] Cfr., ex aliis: Cass. 13464/2012; in generale: Cass. 1150/2008, 21515/2005, 11997/2003, 17762/2002, 121367/2001, 793/2000. 

[4] Il riferimento è alla sentenza 2533/10/2016 del 21/07/2016, Presidente Drago, Relatore Di Paola. 

[5] Si veda il commento alla sentenza in parola: G. Lovecchio, E’ illegittimo l’avviso della TARSU che non individua le aree tassabili, su Il Sole 24 Ore – inserto Norme e Tributi, n°265 del 26/09/2016, pg.29.

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