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Formazione aziendale e coaching

La catarsi della scrittura

Prendi un penna, un foglio e inizia a scrivere di Te, della tua storia e degli eventi che l'hanno accompagnata e preparati a scoprire un universo

La catarsi della scrittura - Prendi un penna, un foglio e inizia a scrivere di Te, della tua storia e degli eventi che l'hanno accompagnata e preparati a scoprire un universo

“Quando ripensiamo a ciò che abbiamo vissuto, creiamo un altro da noi. Lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi e gioire: ci sdoppiamo, ci bilochiamo, ci moltiplichiamo. […] Per rientrare in se stessi, per rimettere in ordine le tessere scompigliate della sensazione di panico emergente, il rimedio è costituito dall’imparare, senza paura, a sdoppiarsi e moltiplicarsi. Soltanto nel momento in cui diventiamo capaci di questo, proviamo l’emozione di rinascere, perché assistiamo alla nascita dei molti io che siamo stati, li seguiamo nei loro primi passi, li vediamo confondersi tra loro senza più continuità nei passaggi che hanno attraversato” (D. Demetrio).
E’ questo lo storied approach: si tratta della forza generativa del linguaggio, cioè di quella proprietà creativa individuata e citata a più riprese dal sociologo Noam Chomsky. La potenzialità rigenerativa della narrazione non sfugge al counseling, che, anzi, tende ad abilitarla all’interno di un percorso di revisione esistenziale improntato all’azione.
E’ utile raccontarsi. Perché è necessario staccarci, disidentificarci dal fatto (problema). La narrazione di sé ci aiuta a esternalizzare un evento e a renderlo, così, un oggetto proprio, visibile e affrontabile.
Ancora più utile farlo in terza persona così da agevolare un distacco, anche emotivo, necessario per individuare “file rouge” che attraversano la storia, ricorsività in fatti ed episodi, spessori e valori programmatici in eventi che hanno valore al di là delle parole, convinzioni e credenze sedimentate nel tempo. (A.Onelli)
L’uomo che scrive disegna inconsciamente la sua natura interiore.
Ecco, dunque, che la narrazione si pone quale canale principe attraverso cui possiamo manifestare – e chiarire – le necessità profonde di ciascuno di noi. L’uomo è un essere sociale e, pertanto, si fa ponte di comunicazione verso gli altri. Ma ha anche bisogni interni – la consapevolezza e la competenza comunicativa – che devono essere affrontati per poter relazionarsi in maniera coerente con situazioni e persone. È a questo proposito che la produzione narrativa di un Io può essere impiegata a favore di un percorso di rimodellamento di sé.
La persona, grazie alla scrittura, è in grado di osservarsi con uno sguardo nuovo. E il counselor, in questo, può compiere una riorganizzazione del campo narrativo del cliente: mi piace pensarlo come un “restauratore di storie”.
Scrivere la nostra storia, ci aiuta a radicarci nuovamente nel qui ed ora. Potrebbe sembrare vero il contrario: ma come, agisce con materiale appartenente al nostro passato e ci ferma nel presente, quasi fosse un’istantanea? Sì perché, quasi fosse una strana alchimia, la scrittura risistema e ridefinisce meglio il passato, in qualche modo ci permette di digerirlo e, soprattutto, di lasciarlo andare. Ecco il ruolo di fotografia istantanea: scrivere riduce il potere distruttivo del passato (che può manifestarsi con idee fisse, ossessioni, pensieri negativi ecc.).
Umberto Galimberti scrive “mentre l’animale può anche non conoscere se stesso perché la sua vita è regolata dall’istinto, l’uomo, privo com’è di istinti, come ci ricorda Platone, è delegato alla cura di sé. La carenza istintuale, infatti, se da un lato svincola l’uomo da qualsiasi comportamento codificato, dall’altro lo libera in quello scenario del possibile dove, se vuole evitare di perdere la propria vita prima ancora che giunga la morte, deve reperire la propria misura”.
Mettiamoci dunque a scrivere. Non un mero elenco di cose fatte e dette, neanche quelle semplicemente ascoltate. No; intendo mettiamoci a scrivere di noi, della nostra vita: gioia, dolore, sorrisi, lacrime, attese e delusioni, corse e brusche frenate, autobus persi e parcheggi trovati sotto casa. Ecco, intendo questo.

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