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Stato con sovranità monetaria

Fondamenti di macroeconomia

Stato con sovranità monetaria - Fondamenti di macroeconomia

A partire dall’ultima decade del secolo scorso la finanza ha subito uno mutamento al pari di un organismo geneticamente modificato passando da una funzione di fisiologico supporto dell’economia reale ad un ruolo di totale sostituzione e dominio della stessa.

Questo è stato possibile attraverso la creazione di strumenti finanziari altamente speculativi fine a se stessi, sempre più sofisticati e in grado di generare, grazie anche al processo di globalizzazione nel frattempo intercorso, concentrazioni di ricchezze finanziarie mai viste prima ed enne volte superiori ai PIL dei paesi economicamente più sviluppati.
Per rendersi conto dei disastri che una tale metamorfosi sta compiendo sull’economia reale a livello mondiale sarebbe quanto mai opportuno conoscere l’ABC della macroeconomia di uno Stato con moneta sovrana, smontando tutti quei luoghi comuni calati dall’alto come verità assolute  e incontrovertibili.

L’obiettivo è ritornare a riappropriarsi di quel controllo democratico senza il quale nessun diffuso ed equo sviluppo economico e sociale potrà mai sussistere e durare.

- Uno Stato perché possa definirsi completamente sovrano deve disporre di una propria moneta. (L’Italia con l’adozione dell’euro ha perso tale sovranità essendo l’euro una moneta privata )
- Uno Stato con moneta sovrana  prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassando e/o prendendola in prestito. Di conseguenza non necessita affatto di tasse e prestiti per   spendere a beneficio dell’interesse pubblico.
(Al contrario dell’Italia che da quando ha rinunciato alla lira prima deve tassare e/o ricorrere a prestiti e solo dopo può spendere per l’interesse pubblico. La conseguenza disastrosa è sotto agli occhi di tutti ).
Lo Stato con moneta sovrana non ha alcun limite di spesa se non dettata dalla dottrina economica vigente, per cui non potrà mai avere problemi di solvibilità per il proprio debito, ne potrà mai fallire, ne esaurire la propria moneta, così come in matematica non si possono esaurire i numeri. Questa condizione è confermata da tutte le principali economie del mondo: Usa, Canada, Australia, Giappone, Cina, India, Regno Unito ecc. che di certo non rinuncerebbero alle proprie monete.

- Il debito pubblico non è il debito dei cittadini in quanto lo Stato con moneta sovrana, contrariamente alla stucchevole retorica vigente, non è assimilabile ad una fami­glia.
Non dovendo ricorrere ai prestiti dei privati (come con l’euro), il debito, (la spesa fatta con l’emissione di moneta sovrana che una famiglia non può fare) corrisponderà sempre al centesimo con il credito dei cittadini. 
Pertanto è falsa la rappresentazione che si è sempre voluta dare di quando l’Italia aveva la lira asserendo che il suo debito sarebbe ricaduto in capo ai suoi cittadini ed alle future generazioni.
Per chi abbia elementari cognizioni di ragioneria sa bene che a un “dare” (uscita ) corrisponde sempre un “avere” (entrata). Non ci possono essere contemporaneamente due “dare o due “avere” per la stessa partita. Quanto specificato per concludere che i cittadini di uno Stato sovrano non dovranno restituire MAI alcunché.
Del resto, come potrebbero restituire un proprio credito?

- Come già detto se il debito pubblico (che è il totale dei deficit accumulati negli anni passati) in uno Stato con moneta sovrana è il credito dei suoi cittadini, il deficit (che è l’eccedenza di spesa annuale rispetto al totale delle entrate fiscali) non rappresenta altro che i loro risparmi.  Contrariamente, ed è proprio la condizione che l’Italia sta realizzando da anni sotto il rigido controllo dei mastini di Bruxelles, se uno Stato spende solo esattamente per quanto tassa - il cosiddetto “pareggio di bilancio” (nel nostro Paese messo masochisticamente perfino in Costituzione ) - lo stesso Stato non lascerà  NULLA ai suoi cittadini che così non potranno più accumulare risparmi.
(L’Italia negli anni ‘80 era prima al mondo per risparmio privato con un tasso del 25% sul reddito prodotto, oggi crollato al di sotto del 5%)
Se poi uno Stato, come cinicamente si vorrebbe perseguire, arrivasse a spendere di meno di quanto tassasse, il drastico impoverimento dei suoi cittadini sarebbe drammatico.

Infine, le tasse, un’altro tabù da smontare in uno Stato con moneta sovrana.
Queste, in primo luogo, non servono per finanziare la spesa pubblica, ma per imporre al settore non governativo (famiglie e imprese) la valuta  dello Stato.
In secondo luogo servono come una valvola termostatica: si alzano per raffreddare un’economia che corra troppo generando inflazione, si abbassano per stimolare un’economia stagnate e in deflazione. (Esattamente, quest’ultima, è la condizione dell’Italia, la quale non può abbassare come dovrebbe la pressione fiscale perché costretta al machiavellico “pareggio di bilancio”).

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