Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Richiedi la prima consulenza oggi
La Rubrica informativa di ProntoProfessionista.it, comprende spazi a pagamento degli autori

Diritto penale criminale

La sola ubriachezza in servizio non è reato

Secondo il Tribunale Militare di Roma non è sufficiente provare il solo stato di ubriachezza per configurare il reato ex art. 47 n. 2 e 139 co. 2 cpmp

La sola ubriachezza in servizio non è reato - Secondo il Tribunale Militare di Roma non è sufficiente provare il solo stato di ubriachezza per configurare il reato ex art. 47 n. 2 e 139 co. 2 cpmp

Secondo la sentenza di merito n. 1 del 13.01.2017 emessa dal Tribunale Militare di Roma, l'accertato stato di ubriachezza ovvero di intossicazione del militare comandato a svolgere un servizio, non è sufficiente ad integrare gli elementi costitutivi del reato di cui agli artt. 47 n. 2 e 139 comma 2 c.p.m.p., essendo altresì necessario dimostrare anche la menomazione od esclusione della propria capacità di prestare il servizio medesimo quale conseguenza dell'intossicazione o ubriachezza stessa.
 

Il caso è quello di un militare che, comandato di servizio quale sottufficiale di giornata, decideva di recarsi al di fuori della propria caserma di appartenenza con altri due commilitoni, per essere fermato subito dopo ad un posto di controllo da una pattuglia di Carabinieri, i quali lo invitavano a sottoporsi al drug test con successivo esito positivo.
 

Tanto è bastato all'Ufficio della Procura per rinviare a giudizio l'imputato e chiedere la condanna dello stesso al termine di un giudizio ordinario, durante il quale venivano escussi numerosi testimoni. Il reato contestato punisce il militare che, comandato ad un servizio determinato, viene colto in stato di ubriachezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti tale da escludere o menomare la propria capacità di svolgere il servizio stesso.
 

Il Tribunale Militare di Roma, accogliendo integralmente la tesi difensiva, assolveva il militare, asserendo che l'unica certezza probatoria è che l'imputato abbia fatto uso di sostanze stupefacenti, ma nulla è emerso in merito alle sue condizioni personali e quindi alla sua capacità di prestare il servizio. Aver provato semplicemente che lo stesso abbia assunto stupefacenti non è sufficiente per sostenere che egli si sia messo volontariamente o colposamente in condizioni tali da pregiudicare il corretto svolgimento del servizio. Il momento consumativo dell'ipotesi delittuosa contestata si colloca nell'atto in cui il militare è colto in condizioni tali da non essere capace pienamente di prestare il servizio, che coincide, nel caso in esame, con il momento in cui l'imputato è stato fermato dai Carabinieri. Su questo punto qualificante la contestazione il Tribunale non ha avuto l'opportunità di valutare alcun elemento probatorio in quanto tutte le attenzioni dell'accusa sono state concentrate sul dimostrare che lo stesso avesse assunto stupefacenti, circostanza questa che, se certamente necessaria ai fini che qui interessano, non è sufficiente in quanto eccessivamente generica e poco concludente rispetto all'elemento costitutivo della fattispecie consistente nella incapacità totale o parziale di prestare il servizio. Nel caso in esame, non sussistendo alcun dato probatorio riferibile alla incapacità dell'imputato, deve necessariamente essere dichiarata la insussistenza del fatto addebitato allo stesso.

articolo del

Profilo dell'autore Richiedi il primo contatto gratuito in studio

Commenta l'articolo

Produezero s.r.l. non si assume alcuna responsabilità circa il contenuto dei commenti rilasciati dai singoli Utenti del sito www.ProntoProfessionista.it, che abbiano carattere diffamatorio, denigratorio ovvero contrario alla legge.
Produezero s.r.l. fornirà all'Autorità Giudiziaria ogni informazione utile all'identificazione del singolo Utente che abbia rilasciato commenti in contrasto con la normativa vigente.
Accetto
Invia
Resetta

L'autore è esperto in
Diritto penale criminale

Avv. Massimo Titi - Roma (RM)

AVV. MASSIMO TITI

Avvocati / Penale

VIA VITTORIO ARMINJON 8

00195 - Roma (RM)

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Ad esempio: Località / Indirizzo

Altri articoli del professionista

Dolo eventuale e colpa cosciente

A distinguere le due tipologie di elemento soggettivo è il diverso atteggiamento mentale che il reo ha nei confronti della verificazione dell'evento

Continua

Se non supera i 4 anni la pena va sempre sospesa

Per la Consulta l’ordine di esecuzione va sospeso anche se la pena superi i 3 anni e sia inferiore ai 4

Continua

Costituzione di p. c. e sostituzione processuale

Il sostituto processuale può proporre costituzione di parte civile solo in caso di presenza della p.o. o rilascio procura ad hoc

Continua

La distrazione della p.o. non determina aggravante

In tema di furto la circostanza aggravante della destrezza non è configurabile quando l’agente approfitti della distrazione della persona offesa

Continua

Pregressi dissidi non integrano la premeditazione

Per i giudici di legittimità la premeditazione non può essere confusa con la semplice preordinazione di mezzi

Continua

Dolo eventuale incompatibile con il reato tentato

La S.C. ribadisce che l'elemento psicologico nella forma del dolo eventuale è incompatibile con il tentativo di omicidio

Continua

Concorso di persone o connivenza non punibile?

Il Tribunale di Roma ha ribadito che la mera consapevolezza della presenza dello stupefacente non è reato, ma semplice connivenza non punibile

Continua

Nessuna misura se mancano concretezza e attualità

La S.C. conferma il principio secondo cui il pericolo di reiterazione deve essere concreto e attuale per legittimare l'adozione della misura cautelare

Continua

Accesso abusivo nel profilo FB dell'ex: è stalking

Secondo gli Ermellini anche i reiterati accessi nel profilo FB altrui contribuiscono ad integrare le condotte previste dall'art. 612 bis c.p.

Continua