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Amministrazione di sostegno: profili generali

Istituto giuridico a tutela delle persone “deboli”: spirito della legge e criticità

Amministrazione di sostegno: profili generali - Istituto giuridico a tutela delle persone “deboli”: spirito della legge e criticità

Con l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, ad opera della Legge n° 6 del gennaio 2004 che riforma il Codice Civile e trasforma il vecchio capitolo sulla “Tutela delle persone incapaci” in un nuovo capitolo titolato “Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonoma”, si sono poste le basi per una profonda trasformazione culturale. Questo cambiamento rivoluzionario trova la sua genesi nella protezione giuridica della persona fragile, modulata sulle proprie effettive esigenze ed aspirazioni e si pone come uno strumento di intervento personalizzato e flessibile, in quanto calato sulle specifiche esigenze/bisogni del soggetto e dell’ambiente socio-familiare che lo circonda, in grado di rispettare la capacità di autodeterminazione e quindi di tutelare dignità e qualità di vita del soggetto debole

 

La legge, oltre ad introdurre un nuovo istituto prima sconosciuto, definisce nuovi ruoli e nuovi compiti dei vari operatori o figure: le famiglie sono chiamate ad un ruolo di primo piano e ad assumere con competenza questo nuovo ruolo di AdS per il proprio familiare debole; i servizi sociali e sanitari sono responsabilizzati ad intervenire e proporre il ricorso per la nomina di un AdS quando ne ravvisano la necessità e in sostituzione della famiglia; anche i giudici tutelari assumono un nuovo ruolo, perché posti in connessione con famiglie ed istituzioni; gli enti pubblici, le associazioni, le fondazioni, le organizzazioni di volontariato possono assumere una vera funzione attiva all’interno del sistema di protezione della persona fragile sostenendo le famiglie e i volontari con azioni concrete; alcune figure professionali (avvocati, educatori professionali ecc.) come il singolo cittadino, possono essere chiamati a questo nuovo compito assumendosi la gestione dell’amministrazione di sostegno per conto di chi non ha una famiglia in grado di provvedervi. 

 

Lo stesso sistema in cui quotidianamente viviamo, sempre più articolato e complesso, sempre bisognoso di forme di rappresentanza e/o di sostituzione a vario titolo nelle diverse situazioni, non può prescindere da una forma di protezione giuridica come quella offerta dall’AdS. Si pensi al consenso informato per il malato grave, non più lucido, che deve sottoporsi al trattamento salva-vita o il genitore anziano che voglia tutelare il figlio disabile, non in grado di provvedere da sé, per quando non ci sarà più o non sarà più in grado di assisterlo perché anche lui bisognoso di assistenza. Come pure  quelle persone che per prodigalità o perché affette da qualche forma di dipendenza patologica, espongano sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi non solo economici. 

 

Si è sentita quindi la necessità di introdurre questo nuovo istituto per la tutela delle persone deboli, con i diversi gradi di protezione attivabili in maniera flessibile e “tagliati su misura” del beneficiario. 

I primi tredici anni di applicazione della norma hanno visto in Italia un ricorso crescente alla nuova disciplina e autorizzano certamente un bilancio positivo circa la messa in opera della stessa. 

Tuttavia sono ancora molti i problemi da superare e da affrontare per permettere una più ampia diffusione ed applicazione della norma. Chi ha avuto modo di operare in questo ambito (consulenti, avvocati, operatori sanitari ecc.) avrà certamente notato che spesso vengono date risposte differenti a medesimi problemi e questo non solo per l’espletamento delle mansioni della vita quotidiana del beneficiario o nei suoi rapporti con il mondo bancario ma anche a livello giurisprudenziale. Questi approcci e modalità diversi, a seconda del luogo e del tempo, sono origine di confusione e possono comportare diffidenze tra le famiglie ed i potenziali interessati. Ecco, quindi, la necessità di trovare una linea comune che, pur rispettando la flessibilità, la plasmaticità dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, sappia individuare una risposta comune, un trattamento uniforme. Ampio spazio alla formazione di coloro che assumeranno il ruolo di AdS e all’informazione , nonché il supporto ai giudici tutelari perché è essenziale per il raggiungimento di questo obiettivo. Il tutto poi deve essere opportunamente “pubblicizzato”perché la cittadinanza dovrà essere informata e rassicurata circa l’esistenza di questa importante e fondamentale misura di protezione. 

Spero con questo di aver contribuito anch’io, almeno un poco, in questo senso.

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