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Tempo di permanenza e visita del figlio

La Corte di Appello di Catania spiega i motivi per cui il minore deve stare con chi non è collocatario il più lungo tempo possibile

Tempo di permanenza e visita del figlio - La Corte di Appello di Catania spiega i motivi per cui il minore deve stare con chi non è collocatario il più lungo tempo possibile

Tempi minimi di permanenza del minore con il genitore non collocatario: affermazioni della Corte di Appello Appello di Catania. 

 

La giurispudenza DI MERITO ha chiarito a quali principi il Giudice deve ispirarsi, in caso di mancato accordo tra i genitori, nella decisione inerente ai tempi di permanenza del figlio minore presso il genitore non collocatario, ovvero nel regolamentare il suo cosiddetto "diritto di visita". 

 

FATTO: con provvedimento ex art. 708 c.p.c, il Tribunale di Catania affidava i due figli minori ad entrambi i genitori con domiciliazione presso la madre, alla quale assegnava la casa familiare e, in difetto di accordo, regolava i tempi di permanenza presso il padre. Quest'ultimo reclamava il provvedimento avanti la competente Corte di Appello lamentando l'eccessiva esiguità dei tempi di permanenza dei bimbi presso di sé, disposto dal Tribunale.
Dal canto suo, la moglie, in sede di costituzione, si opponeva al pernottamento della figlia piccola presso il padre fino al compimento del terzo anno di età.
Le richieste del padre, in sede di reclamo, hanno offerto alla Corte l'occasione per chiarire alcuni rilevanti aspetti in ordine alla "cornice minima" dei tempi di permanenza dei figli presso il genitore non collocatario ai fini di salvaguardare e concretizzare il diritto alla bigenitorialità dei minori.
Cornice minima, che il Giudice è chiamato a stabilire in via sussidiaria in caso di mancato accordo tra i genitori.
Il Giudice ha, su tale presupposto, ritenuto che il Presidente in primo grado non abbia adeguato i tempi di visita del padre alle esigenze dei minori, ai quali deve essere comunque garantito di trascorrere con il padre tempi idonei a garantire un rapporto continuativo, ovviamente nei limiti in cui ciò possa in ogni caso garantire la conservazione dell'habitat principale dei minori presso il genitore domiciliatario.
In tale contesto, pertanto, deve essere dunque garantito ai minori di potere stare con il padre dei fine settimana interi e dei tempi infrasettimanali. 

 

Per potere limitare i tempi di permanenza, infatti, osserva il giudicante, è necessario dimostrare che dalla frequentazione del minore con il genitore derivi al figlio un pregiudizio.
Il preminente interesse del minore è, infatti, composto di due elementi: 1) mantenere i legami con la famiglia, a meno che non si dimostri che tali legami siano particolarmente inadatti, 2) che il minore possa svilupparsi in un ambiente sano.
Nel caso di specie, tale prova non risultava fornita, anzi, emergeva come prioritario il diritto della bimba più piccola (due anni) di potere instaurare un rapporto stabile, quotidiano e continuativo con il papà, il quale avrebbe, dal suo canto, dovuto interpretare segni di eventuale disagio nel pernottare presso di lui da parte della piccola, riportandola, in quel caso, alla mamma. 

 

In buona sostanza, i giudici osservano che non è assolutamente dimostrato che la bimba più piccola avrebbe subito un pregiudizio dal pernottamento presso il papà; anzi, al contrario, non condividere mai con il padre le abitudini della vita quotidiana, avrebbe reso la relazione tra papà e figlia, diversa da quella familiare. Si coglie, a questo punto, l'ulteriore occasione per chiarire cosa si deve intendere per "affidamento condiviso", precisando che non significa dover condividere ogni decisione. 

Alla luce di questo principio, è da ritenere lacunoso il provvedimento del tribunale di prime cure, che avrebbe dovuto incentivare i genitori ad anteporre ai loro interessi personali ed alla loro conflittualità, quello dei figli. La decisione in commmento si evidenzia per l'innovativo principio della "cornice minima di permanenza" volto a tutelare il diritto del genitore non collocatario e, soprattutto, a salvaguardare il diritto del minore alla bigenitorialità.

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