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Diritto penale criminale

Danni da allagamento: quando il Comune deve pagare

Anche se le precipitazioni sono di eccezionale intensità, il custode è sempre responsabile se non dimostra di aver agito prima per evitare i danni

Danni da allagamento: quando il Comune deve pagare - Anche se le precipitazioni sono di eccezionale intensità, il custode è sempre responsabile se non dimostra di aver agito prima per evitare i danni

Questo è il principio recentemente ribadito dalla Corte di cassazione con ordinanza del 28 luglio scorso, con la quale il Comune, in qualità di proprietario della strada, è stato condannato a risarcire i danni subiti da un privato a causa dell'allagamento di un garage sotterraneo di sua proprietà determinato da un fortissimo temporale.
Richiamando quanto già affermato in diverse sentenze precedenti, la Suprema Corte ha ricordato che il custode della strada - ossia colui che ha il possesso, la detenzione o, a maggior ragione, il proprietario della cosa che ha cagionato il danno - ha l'obbligo di manutenzione, gestione e controllo del bene che ha in custodia.
Per quanto riguarda le strade, come precisa anche il Codice della Strada, tale obbligo si traduce  nel dovere di provvedere: alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonchè delle attrezzature, impianti e servizi; al controllo tecnico dell'efficienza delle strade e relative pertinenze e all'apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.
Pertanto, se il Comune (o, più in generale, il custode della strada) non ha diligentemente e regolarmente adempiuto a tali doveri, egli è senza dubbio responsabile dei danni subiti dal privato a causa di tale comportamento e, per il Comune, diventa pressochè impossibile dimostrare il contrario.
Ma vi è di più: in questa fattispecie, si configura un'ipotesi di "responsabilità aggravata" ex art. 2051 c.c. e, dunque, in deroga alla regola generale, per ottenere ristoro è sufficiente che il danneggiato dimostri il danno subito e, anche per presunzioni, il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno (in parole semplici, è sufficiente che il danneggiato dimostri che i danni subiti sono conseguenza del fatto che, ad esempio, i tombini della strada confinante presumibilmente erano otturati o non regolarmente puliti e, quindi, causa l'allagamento della strada, l'acqua è confluita verso il proprio garage, riempiendolo di acqua e fango). Spetterà, invece, al custode l'onere ben più gravoso di provare in giudizio di aver adottato tutte le misure preventive idonee ad evitare danni di tale genere e che, in ogni caso, l'evento verificatosi era di eccezionale intensità e imprevedibilità che nessun ulteriore attività di controllo, manutenzione o vigilanza avrebbe potuto essere svolta e/o essere idonea ad evitare pregiudizi a terzi.
Applicando il ragionamento sopra esposto all'ipotesi di danni verificatisi a causa di precipitazioni particolarmente intense, la Cassazione ha colto l'occasione per ricordare che, nella situazione attuale caratterizzata da ormai noti cambiamenti climatici e dissesti idorgeologici, non si possono affatto considerare imprevedibili e inevitabili i frequenti temporali intensi e particolarmente lunghi e, dunque, anche se tali eventi spesso fuoriescono dai normali canoni della metereologia, essi non sono idonei a integrare il caso fortuito ed esonerare da responsabilità il gestore della strada.
In buona sostanza, ciò significa che il custode è sempre obbligato a risarcire i danni, a meno che non riesca a dimostrare che, nonostante egli abbia regolarmente adempiuto ai proprio obblighi di manutenzione e controllo, il danno si è verificato solo ed esclusivamente a causa delle condizioni atmosferiche imprevedibili ed eccezionali, che si sono rivelate di intensità e imprevedibilità tali da rendere impossibile o inutile qualsiasi intervento atto ad ovviare alla straordinaria situazione di pericolo creatasi.
Si capisce bene, quindi, anche in riferimento ai recenti e tragici eventi di attualità, che per il custode diventa pressochè impossibile fornire una prova di questo genere, poichè è purtroppo assai frequente che allagamenti e finanche la morte di persone dipendano direttamente dalla mancata adozione di interventi preventivi indispensabili come la manutenzione e il controllo dei sistemi di deflusso delle acque meteoriche, il potenziamento delle reti di smaltimento e, non da ultimo, il rigoroso rispetto di regole urbanistiche che consentano di mantenere quote, pendenze e superifici il più possibili idonee a prevenire fenomeni di allagamento.
Ciò che dovrebbe far riflettere è che nel caso di specie la Cassazione ha risolto un caso di responsabilità civile: per dirla in termini semplici, un caso di danni "risolvibili" pagando un equivalente in moneta del bene perso/danneggiato, ma ormai troppo spesso, per scarsa prevenzione, i danni non sono solo patrimoniali e risolvibili (e le responsabilità sono anche penali)

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