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Responsabilità civile

Usura e i contratti bancari

Il superamento del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura in materia di contratti bancari

Usura e i contratti bancari - Il superamento del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura in materia di contratti bancari

Con la novella del 1996 il legislatore, nel riformulare l’art. 1815 c.c., ha inteso inasprire la sanzione in origine prevista per l’ipotesi in cui tra le parti fossero convenuti interessi usurari, prevedendo l’integrale gratuità del mutuo in luogo dell’originaria riduzione degli interessi dovuti a quelli legali. 

La scelta operata costituisce la risposta sul piano normativo alla richiesta di un contrasto più pregnante ed efficace dell’odioso e grave fenomeno dell’usura, ancora piuttosto ben radicato in molte zone del nostro Paese. 

Un peculiare campo di applicazione della normativa in oggetto, è costituito dai contratti bancari. In particolare, sono spesso gli interessi pattuiti quale corrispettivo per i mutui concessi alla clientela ad essere oggetto del sindacato Giudice, ma non è infrequente il caso in cui anche i contratti relativi alle carte di credito cd. revolving (ossia quelle che consentono al cliente a fronte di una spesa sostenuta la rateizzazione della stessa nei mesi successivi, in luogo del pagamento in un’unica soluzione) diano luogo a contenziosi. 

Come si chiarirà meglio tra poco, non avendo il legislatore, ai fini del rilievo dell’usurarietà, stabilito alcuna distinzione tra interessi corrispettivi e moratori o altri oneri non aventi carattere strettamente remuneratorio, si riterrà che il superamento delle soglie di legge sia avvenuto anche qualora ciò dipenda da costi diversi non qualificati come interessi in senso stretto. Pertanto, non sarebbe lecito, ad esempio, stabilire un tasso di interesse che non superi la soglia dell’usura, ma poi prevedere delle spese a carico del cliente tali, nei fatti, da portare quanto dovuto dal cliente oltre i limiti consentiti. Sul punto soccorre il dettato dell’art. 644 c.p. a mente del quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto “delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”. 

La determinazione del tasso soglia avviene in maniera dinamica trimestralmente sulla scorta delle rilevazioni  effettuate dalla Banca d’Italia in relazione ai tassi d’interesse relativi alle differenti tipologie di operazioni. 

Tuttavia, pur in presenza di un quadro normativo di riferimento piuttosto chiaro, la Giurisprudenza, specie quella di merito ha assunto posizioni ondivaghe, prendendo in considerazione ai fini del superamento della soglia di usura ora i soli interessi corrispettivi ora questi unitamente a quelli moratori. Ne sono conseguite declaratorie di illegittimità dei soli interessi di mora, facendo salvi quelli pattuiti a titolo corrispettivo. In realtà è necessario esaminare attentamente quanto pattuito nel contratto tra cliente ed istituto di credito erogante. Invero, in alcuni casi gli interessi di mora vengono determinati applicando una maggiorazione (e.g. 2%) a quelli pattuiti a titolo corrispettivo. Restando all’esempio di cui sopra, se gli interessi corrispettivi fossero pari al 2,50%, quelli di mora assommerebbero al 4,50% (2,50+2), mentre in altri contratti gli interessi di mora vengono stabiliti a parte. Non è ovviamente corretto, ai fini della determinazione del superamento del tasso soglia sommare gli interessi corrispettivi a quelli moratori (tranne diversa ed esplicita pattuizione delle parti), giacché, in linea generale questi ultimi si sostituiscono a quelli corrispettivi qualora il cliente sia in ritardo nel pagamento di quanto dovuto. 

L’interpretazione,  che vede possibile ai fini dell’usura la sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori, è stata avallata da una lettura non corretta delle pronunce della Corte di Cassazione (part. 315 e 350 del 2013) ove si ribadiva unicamente la rilevanza ai fini dell’usura di tutte le tipologie di interessi, comunque pattuite, ancorché non pagati. Quindi sarà da considerare usurario, con le conseguenze di legge, anche il mutuo in cui i soli interessi moratori superino la soglia dell’usura, pur se gli stessi non siano mai in concreto stati pagati dal cliente, poiché quest’ultimo è sempre stato puntuale nell’adempimento. Nel senso qui esposto si è pronunciato di recente il Trib. di Viterbo (sent. 14.06.2017), ma è di palmare evidenza, anche da questa breve disamina, come si tratti di materia complessa in cui è imprescindibile farsi assistere da un professionista qualificato.

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Avvocati / Civile

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