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La “rottamazione” delle liti fiscali pendenti

Chi, alla data del 24 aprile 2017, ha in corso una controversia contro l’Agenzia delle entrate o un ente locale, può ricorrere alla rottamazione

La “rottamazione” delle liti fiscali pendenti - Chi, alla data del 24 aprile 2017, ha in corso una controversia contro l’Agenzia delle entrate o un ente locale, può ricorrere alla rottamazione

L’art. 11 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50 (convertito con modificazioni dalla legge 96/2017) sancisce la definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti alla data del 24 aprile 2017 (c.d. rottamazione del contenzioso tributario) dinanzi ad una Commissione tributaria (provinciale o regionale), dinanzi alla Corte di Cassazione nelle quali è parte l’Agenzia delle entrate.
La citata norma consente a chiunque abbia in corso alla data del 24 aprile 2017 una controversia in cui è parte l’Agenzia delle entrate o un ente locale (regione, provincia o comune) e che intende aderire alla rottamazione del contenzioso tributario, di chiudere tale vertenza pagando soltanto il tributo oggetto del contenzioso in primo grado, gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo e, nel caso di pagamento rateizzato, gli interessi, nonché le eventuali spese di notifica indicate nell’atto; mentre sono “condonati” le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora.
La domanda di adesione deve essere presentata entro il 2 ottobre 2017. Sempre entro tale termine, è necessario versare l’importo dovuto in un’unica soluzione, oppure la prima rata, nell’ipotesi di pagamento rateale. Il pagamento rateale (massimo di tre rate) può essere effettuato soltanto se l’importo da versare è superiore a 2 mila euro, entro le seguenti scadenze:
- la prima rata, pari al 40% della somma dovuta, entro il 2 ottobre 2017;
- la seconda rata, pari al 40%, entro il 30 novembre 2017;
- la terza rata, pari al restante 20%, entro il 30 giugno 2018, che in quanto cadente di sabato risulta prorogato al 2 luglio 2018.
Nel caso di scelga di pagare in 2 rate, nella prima si verserà il 40% di quanto dovuto entro il 2 ottobre e il restante 60% entro il 30 novembre 2017.
I versamenti devono essere eseguiti mediante il modello F24 ed è consentita la compensazione di quanto dovuto in base alla definizione con quanto già pagato in materia di riscossione in pendenza di giudizio.

Oltre alle controversie la cui situazione è pacificamente definibile, possono anche beneficare della rottamazione del contenzioso tributario anche:
· le liti che vedono come parte in giudizio, assieme all’Agenzia delle entrate, anche l’agente della riscossione;
· le cause in materia tributaria erroneamente instaurate innanzi al Giudice ordinario o a quello amministrativo;
· le liti riguardanti i ruoli e le cartelle di pagamento emessi per il recupero degli omessi versamenti di importi indicati in dichiarazione;
· le liti sulle agevolazioni, soltanto quando l’Agenzia delle entrate, con atto impugnato, non si sia limitata a negare o revocare il beneficio, ma abbia contestualmente accertato e richiesto anche il tributo o il maggior tributo dovuto;
· le liti originarie per le quali non si sia perfezionata una precedente definizione agevolata, se ricorrono gli altri presupposti per avvalersi della definizione in esame;
· le liti interessate da sentenze per le quali pendono i termini per la proposizione della revocazione ordinaria, ad esclusione delle liti per le quali è stata depositata sentenza della Corte di cassazione senza rinvio;
· le liti instaurate mediante ricorsi affetti di inammissibilità, purché entro il 24 aprile 2017 sia stato notificato il ricorso in primo grado e per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione, non sia intervenuta una pronuncia della Cassazione che ne abbia statuito l’inammissibilità;

Non sono, al contrario, definibili le seguenti controversie:
· in materie diverse dalla materia tributaria, erroneamente instaurate innanzi alle Commissioni tributarie provinciali;
· nelle quali è parte unicamente l’agente della riscossione, ancorché inerente ai tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate;
· vertenti su sanzioni non tributarie, anche qualora l’Agenzia delle entrate sia stata chiamata in giudizio;
· le c. d. liti potenziali, cioè quelle situazioni in cui il ricorso di primo grado non sia stato notificato alla data del 24 aprile 2017, pur essendo pendenti, alla medesima data, i termini di impugnazione di un atto notificato al contribuente;
· in materia di dinieghi espressi o taciti di rimborso o di spettanza di agevolazioni, nonché quelle di valore indeterminabile, come le controversie che attengono al classamento degli immobili;
· inerenti alle istanze di rimborso o quelle nelle quali non è possibile determinare il quantum dovuto dal contribuente;
· quelle concernenti anche solo in parte:
a) le risorse tradizionali dell’Unione europea e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato
La definizione non è ammessa neanche sulla eventuale parte della controversia che non inerisca alle risorse tradizionali dell’Unione europea, all’IVA riscossa all’importazione e agli aiuti di Stato dichiarati in contrasto con il diritto comunitario. Sono, invece, definibili le controversie in materia di IVA diversa di quella riscossa all’importazione;
· per le quali alla data qui di riferimento (24-4-2017) si sia perfezionato un accordo di mediazione o una conciliazione giudiziale; oppure si sia avuta, dopo tale data, una sentenza di Cassazione senza rinvio;
· nelle quali siano state pronunciate sentenze impugnabili tramite la revocazione straordinaria;
· relative al recupero di crediti tributari sorti in uno Stato membro dell’Unione europea, in uno Stato estero aderente alla Convenzione OCSE/CoE sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale o in uno Stato estero con cui l’Italia ha stipulato una convenzione bilaterale in materia di assistenza alla riscossione.

L’eventuale diniego della definizione va notificato al contribuente da parte avversa entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notifica degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dalla notifica dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la lite da definire (Commissione tribu-taria provinciale o regionale, Cassazione).

In conclusione, con l’art. 11 del D.L. 50/2017, il Legislatore ha inteso completare la definizione agevolata iniziata con l’art. 6 del d. l. 193/2016, dando la possibilità al contribuente di chiudere agevolmente la maggior parte delle pendenze con il fisco. Inoltre, la definizione delle liti fiscali pendenti soddisfa un’altra esigenza: quella di deflazionare il contenzioso tributario, come più volte auspicato dalla Corte di cassazione. 

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