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Violazione dell'obbligo di fedeltà

La Suprema Corte riconosce la rilevanza probatoria della relazione investigativa ai fini dell’addebito

Violazione dell'obbligo di fedeltà - La Suprema Corte riconosce la rilevanza probatoria della relazione investigativa ai fini dell’addebito

Con la sentenza n. 11516 del 23/05/2014, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della moglie nei confronti del marito a cui era stato riconosciuto l`addebito della separazione per violazione della stessa dell`obbligo di fedeltà, affrontando tra i vari motivi anche quello dell`utilizzo della relazione investigativa redatta da un tecnico di parte.  

 

Infatti, proprio grazie alla relazione investigativa di parte contenente foto e narrazione dei fatti, il marito aveva provato nel giudizio che la moglie intratteneva una relazione extraconiugale iniziata diversi mesi prima di depositare in tribunale la domanda di separazione. Sui diritti e doveri reciproci dei coniugi, il 2° comma dell’art. 143 del Cod. Civ. recita “Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione”. La fedeltà va qui intesa non solo come astensione dei rapporti sessuali con persone diverse dal coniuge, ma anche come dedizione spirituale che deve essere riservata principalmente al coniuge. In altre parole sarà violato l'obbligo di fedeltà anche nel caso in cui si preferisca avere rapporti personali privilegiati con persone diverse dal coniuge. 

 

Detto questo, però, secondo consolidata Giurisprudenza di merito la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, ma è invece necessario accertare se tale violazione non sia intervenuta quando già era maturata una situazione di intollerabilità della convivenza. La relazione extra coniugale quindi deve essere la causa della crisi coniugale e la difficoltà sta nel provarlo in giudizio! 

 

Con la sentenza n. 11516 del 23/05/2014, la Corte di Cassazione evidenzia la liceità della relazione investigativa prodotta in giudizio dal marito e la sua rilevanza dal punto di vista probatorio anche senza le garanzie del contraddittorio. Già in diverse occasioni la Suprema Corte aveva affermato l`ammissibilità e rilevanza di tale condotta, sia nell'ambito dei rapporti di lavoro, ove è consentito al datore di incaricare un'agenzia investigativa al fine di verificare condotte illecite da parte dei dipendenti (cfr. fra le altre Cass. 22 novembre 2012, n. 20613), sia in materia familiare, ove la Corte si è limitata ad affermare solamente la non ripetibilità delle relative spese (cfr. Cass. 12 aprile 2006, n. 8512). 

 

Nel caso di specie, secondo la Suprema Corte, il Giudice territoriale aveva dato credito ai dati oggettivi riportati nella relazione dell'investigatore privato. Infatti, sulla base dei tabulati telefonici e delle fotografie contenute nella relazione, aveva potuto accertare che la violazione del dovere di fedeltà era effettivamente anteriore (estate 2003) alla domanda di separazione (novembre 2003), e che la relazione extra coniugale aveva determinato l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l'addebito alla moglie responsabile, dal momento che la donna non era riuscita a provare in concreto che l'adulterio era sopravvenuto in un contesto familiare già irrimediabilmente disgregato (Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618). È stata, dunque, attribuita rilevanza probatoria ai dati del tutto oggettivi e non alle mere deduzioni dell'investigatore privato incaricato. 

 

Sicuramente è stato fatto un piccolo passo avanti nell’ambito dell’istruttoria nei processi civili in materia familiare in cui si è riconosciuta la valenza della prova documentale fornita dal coniuge per dimostrare in concreto la violazione del dovere dell'obbligo fedeltà al fine di ottenere l’addebito della separazione.

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