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La morte dei titoli di Stato italiani: i 3 motivi

I titoli di stato sono stati per anni il principale investimento delle famiglie italiane, il bene rifugio per eccellenza ma oggi non è più così

La morte dei titoli di Stato italiani: i 3 motivi - I titoli di stato sono stati per anni il principale investimento delle famiglie italiane, il bene rifugio per eccellenza ma oggi non è più così

I titoli di stato (Bot, Btp e CCT) sono stati per anni il principale investimento delle famiglie italiane, il bene rifugio per eccellenza dalle turbolenze dei mercati finanziari. Alti tassi di interesse e capitale garantito alla scadenza sono i due principali motivi del loro successo.
Come ogni bella storia anche quella dei Btp sta per finire. L’investitore se ne è accorto nel momento in cui il rendimento di un titolo decennale è sceso sotto l’1,5%. La “morte dei Btp” oltre che per rendimenti che difficilmente rivedremo sopra il 2% nei prossimi 5 anni, è dovuta anche ai rischi di un possibile rialzo dei tassi di interesse e alla presenza delle Clausole di Azione Collettiva (CACs) nelle nuove emissioni di titoli di stato.
 

BASSI RENDIMENTI DEI TITOLI DI STATO: 

I motivi sono diversi ma sono tutti collegati all’origine della crisi economica del 2007, quando la Banca Centrale Europea ha portato i tassi vicini allo zero per incentivare la ripresa economica e automaticamente i prezzi dei titoli emessi e quotati su mercati ufficiali sono aumentati tantissimo. Per esempio, è difficile far capire all’investitore che ha in portafoglio il BTP 01 Novembre 2023 con tasso al 9% che quel titolo ha un rendimento effettivo annuo di circa l’1%. 

Come si arriva a questo rendimento irrisorio? 

Facciamo il cosiddetto “conto della serva”, ma stai attento perché i ragionamenti tendono a complicarsi. Alla data del 19 Aprile 2016 il prezzo giornaliero del titolo è di 157 centesimi, ma alla scadenza questo valore ritornerà contrattualmente a 100. Questa differenza rappresenta una perdita di 57 centesimi in 7 anni (data di scadenza del titolo), che in percentuale è l’8% annuo.
9% (tasso di interesse annuo) – 8% (perdita annua portando il titolo a scadenza) = 1% (rendimento effettivo annuo fino alla scadenza). 


RISCHIO RIALZO DEI TASSI DI INTERESSI: 

E’ ancora una ipotesi lontana in Europa visto la bassa crescita economica e la bassa inflazione, per cui i tassi ufficiali della Banca Centrale Europea allo 0% non dovrebbero subire modifiche per i prossimi mesi. L’America ha già rialzato i tassi e, se nei prossimi anni anche la BCE farà lo stesso, i prezzi dei titoli di stato già emessi subiranno delle perdite memorabili, in quanto sul mercato verrebbero collocati titoli di nuova emissione a tassi più alti, rendendo i titoli già presenti meno appetibili.
La perdita sarà tanto più alta quanto maggiori saranno le scadenze. Qualche esempio? 

Un 1% di rialzo dei tassi ufficiali provocherà perdite sui prezzi del 4,60% (titoli a 5 anni), del 8,76% (titoli a 10 anni), del 13% (titoli a 20 anni) del 17,54% (titoli a 30 anni). 


LE CLAUSOLE DI ACCORDO COLLETTIVO (CACs):  

Una delle cose meno piacevoli è la modifica delle condizioni contrattuali, che in pratica equivale a cambiare le regole del gioco dopo che le partita è iniziata. Questo è quello che succederà alle nuove emissioni di titoli di Stato italiani con durata superiore ai 12 mesi dal 01 Gennaio 2013.
Lo stato potrà in sostanza modificare unilateralmente le condizioni stabilite. 

Come? 

Allungando la scadenza dei titoli o riducendo il tasso di interesse fissato. Magra consolazione sapere che l’Italia è in buona compagnia visto che le nuove clausole sono obbligatorie per tutti i paesi dell’Area Euro. Obiettivo è permettere delle ristrutturazioni ordinate del debito senza la possibilità per gli investitori di fare causa in quanto le variazioni sono previste dal regolamento. 


OPERATIVITA’: 

Per chi ha già titoli di stato in portafoglio si consiglia subito la vendita totale o programmarla entro un anno con disinvestimenti parziali.
Per la nuova liquidità, per chi non resiste al fascino dei nostri titoli, le alternative sono poche visto che rendono zero o poco più. Meglio puntare su titoli indicizzati che proteggono dall’inflazione, destinata prima o poi a ripartire.
Investire in prodotti di risparmio gestito con delega totale nell’acquisto dei titoli può essere un’altra soluzione.
Si spera che “la morte dei Btp” sia almeno la nascita di un nuovo investitore, più attento a diversificare anche al di fuori dei confini nazionali.

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L'autore è esperto in
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Bartolini Michele Consulente Finanziario - Perugia (PG)

BARTOLINI MICHELE CONSULENTE FINANZIARIO

Consulenti Finanziari / Promozione Finanziaria e Patrimoniale

VIA GIOVANNI BATTISTA PONTANI 39

06128 - Perugia (PG)

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