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Consulenza psicologica

Ansia ed attacchi di panico: cosa sono e come affrontarli

Intervenire in questi casi è possibile e la terapia cognitivo comportamentale risulta secondo molti studi di settore tra gli interventi più efficaci

Ansia ed attacchi di panico: cosa sono e come affrontarli - Intervenire in questi casi è possibile e la terapia cognitivo comportamentale risulta secondo molti studi di settore tra gli interventi più efficaci

Ogni emozione, piacevole o spiacevole, consiste in cambiamenti (rispetto allo stato precedente) che avvengono a tre livelli: 


- Al livello del corpo: quando ci emozioniamo possono presentarsi aumento del battito cardiaco e della sudorazione, contrazione dei muscoli o altri cambiamenti somatici;
- Al livello della comunicazione: ogni volta che ci emozioniamo lo comunichiamo agli altri mediante le espressioni facciali, la gestualità, la postura e/o il nostro modo di muoverci;
- Al livello cognitivo: ad ogni emozione è associato un pensiero. 


Tutte le emozioni sono importanti, perché ci permettono di comprendere e quindi poter comunicare agli altri ciò che per noi è importante e ciò che vogliamo: si tratta di “campanelli d’allarme” utili in quanto ci permettono di fare qualcosa per ristabilire un equilibrio: agire ad esempio sulla situazione per cambiarla o sui nostri pensieri per modificare o rendere meno intensa e quindi più tollerabile un’emozione spiacevole.
Ogni emozione ha una funzione specifica, quella della paura consiste nel segnalarci la presenza di un pericolo e spingerci a fare qualcosa per metterci in salvo. L’ansia è un’emozione simile alla paura, che presenta delle differenze rispetto alle circostanze in cui si manifesta e alle caratteristiche della minaccia. In particolare si possono identificare tre variabili in relazione alle quali si manifesta un’emozione piuttosto che l’altra: 


- Consistenza della minaccia: quanto più la minaccia è definita, più si ha paura, più è indefinita, più si prova ansia;
- Evidenza di ciò che è minacciato (solitamente un nostro scopo): nella paura lo scopo minacciato è assolutamente evidente (ad es. è minacciata la sopravvivenza), quando si presenta l’ansia invece lo scopo minacciato non è chiaramente evidente (ad esempio potrebbe essere minacciato lo scopo di essere un valido impiegato e quindi “valere” come individuo);
- Immediatezza dell’evento: la paura è legata a situazioni evidenti, a pericoli in corso, mentre l’ansia compare in relazione ad eventi futuri. 


Quando ci accorgiamo della presenza di un pericolo avvengono nel nostro corpo automaticamente numerosi cambiamenti, ad esempio può aumentare la frequenza del respiro, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la sudorazione, mentre la digestione rallenta in quanto il sangue viene deviato in larga parte verso i muscoli, che diventano così pronti all’azione. In questo modo la paura predispone il corpo ad una reazione immediata: la reazione di attacco/fuga. Questa reazione, che ci permette di lottare contro il pericolo o scappare il più velocemente possibile era molto utile soprattutto per i nostri “antenati”, che trovandosi ad esempio di fronte ad animali pericolosi dovevano essere in grado di fuggire velocemente o “combattere”.
La reazione di attacco fuga, tranne in poche occasioni (ad. esempio se ci sta per investire un’automobile) oggi è poco utile, in quanto la maggior parte delle situazioni che classifichiamo come “pericolose”, non mettono in pericolo la nostra sopravvivenza fisica, ma i nostri scopi e le rappresentazioni di noi stessi e delle nostre relazioni: è poco utile ad esempio scappare velocemente se siamo di fronte al computer e abbiamo paura di redigere un documento che possa mettere a rischio il nostro scopo di essere “bravi impiegati”. Alla risposta di attacco fuga, di conseguenza, non segue un’attività fisica intensa che porterebbe alla graduale riduzione delle sensazioni fisiche tipiche della risposta di attacco fuga (alta frequenza cardiaca e di respirazione, sudorazione, ecc). Le sensazioni fisiche associate alla risposta di attacco fuga permangono e possono essere mal interpretate (ad esempio si può pensare di avere un problema cardiaco). Questa interpretazione porta quindi all’identificazione di un nuovo pericolo che va ad attivare nuovamente la reazione di attacco fuga, determinando un circolo vizioso che può esitare nel panico. In caso di attacco di panico la persona sperimenterà nel giro di dieci minuti quattro o più dei seguenti sintomi: 


· Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;
· Sudorazione;
· Tremori fini o a grandi scosse;
· Dispnea o sensazione di soffocamento;
· Sensazione di asfissia;
· Dolore o fastidio al petto;
· Nausea o disturbi addominali;
· Sensazioni di sbandamento, instabilità, testa leggera o svenimento;
· Derealizzazione o depersonalizzazione (sentire di non essere reali o che le cose intorno a sé non lo siano);
· Paura di perdere il controllo o di impazzire;
· Paura di morire;
· Parestesie;
· Brividi o vampate di calore. 


Gli attacchi di panico spaventano molto la persona che li sperimenta, che inizia a temere di poter averne altri in situazioni simili, di conseguenza può sperimentare ansia in attesa di eventi particolari o quotidiani (ansia anticipatoria) e ad evitare una serie di attività e luoghi che prima affrontava normalmente, con una conseguente e drastica riduzione della qualità della vita.
Intervenire in questi casi è possibile e la terapia cognitivo comportamentale risulta secondo molti studi di settore tra gli interventi più efficaci. In fase iniziale della terapia sarà necessaria un’accurata valutazione che permetta di ricostruire la storia di vita della persona che soffre di ansia ed attacchi di panico per individuare il percorso di apprendimento delle credenze su se stesso, gli altri e il mondo che predispongono ai disturbi d’ansia. In seguito insieme alla persona si individueranno degli obiettivi terapeutici. Molto spesso in caso di ansia ed attacchi di panico il primo obiettivo consiste proprio nell’apprendimento di modalità per riconoscere le emozioni e i loro correlati fisiologici, nonché nell’acquisizione della capacità di riconoscere e comprendere il meccanismo del circolo vizioso che porta al panico, per imparare gradualmente a riconoscere i primi segnali di ansia e gestirli diversamente, in modo tale che non portino a nuovi attacchi di panico. 

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L'autore Ŕ esperto in
Consulenza psicologica

Dott.ssa Fiammetta Monte - Ascoli Piceno (AP)

DOTT.SSA FIAMMETTA MONTE

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

VIA MONTI 21

63100 - Ascoli Piceno (AP)

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