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Consulenza psicologica

La fotografia: un incontro con se stessi

La fotografia ci invita ad aprire gli occhi e ad allargare i nostri orizzonti; ci insegna non a vedere ma a guardare, a sentire e non pensare!

La fotografia: un incontro con se stessi - La fotografia ci invita ad aprire gli occhi e ad allargare i nostri orizzonti; ci insegna non a vedere ma a guardare, a sentire e non pensare!

Da cosa nasce il nostro desiderio di fotografare o di essere fotografati?
La fotografia può nascere dal bisogno di conservare una memoria del nostro presente, ci permette di assicurarci di ESSERE, di SENTIRCI VIVI in quel momento e di poterlo conservare per non dimenticare quell'emozione profonda perchè le foto portano in sè una storia, un disegno, una creazione di qualcosa che si è vissuto.
La fotografia può contenere in sè un mondo pieno di significati, possiede un potere esplorativo e conoscitivo ed è per questo che secondo Judy Weiser (1993) la fotografia può essere utilizzata a scopo terapeutico con il nome di "fototerapia", ossia utilizzando le fotografie per l'esplorazione del mondo emozionale ed intimo della persona.
Anche se non direttamente, la persona si lascia trasportare dalle emozioni, dai ricordi ed esprime attraverso la foto quello che a parole molto spesso è difficile raccontare. Una comunicazione non verbale che funge da catalizzatore di ricordi ed emozioni che raggiungono anche l'inconscio suscitando curiosità ed interesse se solo ci si so-f-ferma.
Grazie ad un meccanismo di proiezione la persona può scoprire nuove parti di sè, può lavorare sulla propria identità e sul proprio modo di essere rafforzando a sua volta anche l'autostima.  


Perchè si parla d'identità?
Perchè ogni foto è soggettiva così come lo è ogni sguardo e ogni EMOZIONE, assumono un fattore stimolante per esprimere e tirare fuori quelle emozioni che spesso non riusciamo a sentire, quei ricordi che a volte vogliamo abbandonare, quelle immagini che rimangono impresse dentro di noi e che attraverso la fotografia prendono forma, colore e anima. 
Tutto questo a volte è escluso dalla coscienza ma è comunque presente dentro di noi, è un ponte tra l'interno e l'esterno, tra il dentro e fuori, tra il sogno e la realtà. 


In che maniera fotografiamo, cosa ci spinge a fotografare una cosa o un'altra? A decidere quale sia quella migliore o peggiore? 
Tutto ciò racconta il nostro modo di essere, proiettiamo nell'immagine quello che siamo stati, quello che siamo o ancora quello che vorremmo essere o diventare.. una foto può raccontare il tempo che passa e lo spazio, come sono cambiate le cose o al contrario come sono rimaste immutate.
Ci concentriamo sulle imperfezioni, sul correggere quello che non ci piace e perdiamo tempo a pensare di essere migliori perdendoci la valorizzazione della bellezza che in realtà già possediamo, delle cose che ci piacciono e di quello di cui siamo fieri.
Basterebbe aprire gli occhi, osservarci di più così come si fa quando rimaniamo estasiati entrando nella Cappella Sistina, cercare ogni piccolo particolare in un mare di colori, di forme, di immagini di noi che molto spesso svaniscono nella semplicità e nella svalorizzazione.
A livello cerebrale i nostri occhi captano e valutano il mondo esterno per percepire gli stimoli ambientali da parti lontane dal corpo, i nostri occhi senza sforzo rilevano e danno una rappresentazione del movimento, della forma, dei colori del mondo visibile e quindi lo stesso delle fotografie, alcuni di questi stimolano la nostra coscienza altri attivano anche quello che ancora non sappiamo e che non riusciamo a definire. 

E' difficile fare affidamento ai nostri occhi se la nostra immaginazione è fuori fuoco, fotografare significa appropriarsi della cosa che si fotografa.
Significa appropriarsi della vita che ci circonda, dei profumi che accarezzano il nostro naso, dei colori che riscaldano la nostra mente, del movimento che anima il nostro sguardo.
Fotografare è una maniera di vivere, di sentire, di godere dei dettagli, degli attimi che volano via o che riecheggiano per sempre dentro di noi, ma importante è la vita non la fotografia, importante è raccontare...
Raccontare a noi stessi chi siamo, il nostro essere, il nostro modo vedere le cose, il senso dello sguardo che racconta..
Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo, quando i nostri ricordi iniziano a svanire a perdersi nel tempo che passa, loro le fotografie restano impresse..
ma sono anche il presente e il futuro, che spesso descrivono la nostra galleria dell'anima!

Rimango a disposizione per chi volesse provare questa tecnica o semplicemente avere delle informazioni:
dott.ssa Anastasia Pelliccia
Psicologa
tel. 3408659569

anastasia.pel@hotmail.it

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Dott.ssa Anastasia Pelliccia - Serravalle Pistoiese (PT)

Dott.ssa Anastasia Pelliccia

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Via Strada Provinciale Lucchese

51034 - Serravalle Pistoiese (PT)

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