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Il nuovo concordato preventivo: appunti a margine di una riforma

Il Decreto Sviluppo ha introdotto novità di rilievo nella disciplina del concordato preventivo migliorandone gli effetti al fine di incentivare il debitore in crisi all'utilizzo di strumenti alternativi al fallimento

Il nuovo concordato preventivo: appunti a margine di una riforma - Il Decreto Sviluppo ha introdotto novità di rilievo nella disciplina del concordato preventivo migliorandone gli effetti al fine di incentivare il debitore in crisi all'utilizzo di strumenti alternativi al fallimento

Mantenere in vita le imprese in crisi favorendone la ristrutturazione, è indiscutibilmente la ratio a fondamento di una delle tante novità introdotte dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83 rubricato "Misure urgenti per la crescita del Paese". 

Migliorandone l'assetto, infatti, il neo decreto ha permesso di traslare l'istituto del concordato preventivo da un piano esclusivamente "liquidatorio" ad uno che, così strutturato, garantisce continuità aziendale alle imprese che, seppur in crisi di liquidità, risultano ancora competitive sul mercato. 

In più l'intento di favorire la ristrutturazione delle imprese in crisi mediante l'adozione di nuovi strumenti operativi che ne semplifichino sensibilmente le procedure, incoraggia l'imprenditore che versa in stato di insolvenza a "denunciare" la propria condizione di difficoltà.  

 

Presentazione della domanda di concordato preventivo 

La nuova procedura prevede la possibilità - ex art. 33, comma 3, del DL - di presentare, a corredo del ricorso, un piano che contenga modalità e tempistiche di adempimento della proposta concordataria anche in un momento successivo rispetto alla presentazione della domanda stessa. 

Il termine stabilito dal Legislatore, rispetto ai 15 previsti ante riforma, varia tra i 60 e i 120 giorni dalla presentazione del ricorso: termine tra l'altro prorogabile fino a 60 giorni in presenza di giustificati motivi. 

Trascorso detto termine senza che il debitore abbia ottemperato all'obbligo di deposito della documentazione richiesta vi sarà, qualora ne sussistano i presupposti, l'apertura del procedimento per la declaratoria di fallimento su richiesta dei creditori o del pubblico ministero. 

In tal modo si offre all'imprenditore in crisi la possibilità da una parte di ottenere immediatamente tutela del proprio patrimonio da azioni esecutive e cautelari da parte dei creditori e dall'altra di elaborare serenamente, anche con l'ausilio di esperti del settore, un prospetto "ragionato" grazie al maggiore lasso di tempo concessogli che di certo consente un'adeguata valutazione della fattibilità del piano da presentare, nonché della tempistica che lo stesso richiede. Del resto, un piano ben "strutturato" scongiurerebbe, in quanto tale, il rischio che le modalità di esercizio del concordato possano, in fase di omologazione, essere determinate d'ufficio dal Tribunale. 

Il DL Sviluppo ha infine previsto una forma particolare di pubblicità del ricorso, stabilendo che il cancelliere ha l'obbligo di iscrivere la domanda di concordato nel registro delle imprese entro il giorno successivo a partire dalla data di deposito della stessa in Tribunale. 

Nella nuova formulazione, inoltre, l'art. 161 L.F. autorizza il debitore a compiere atti di ordinaria amministrazione, diversamente per quelli di straordinaria amministrazione è richiesta autorizzazione da parte del Tribunale. 

 

Il concordato preventivo con continuità aziendale 

Nel DL Crescita, è prevista, all'art. 33, comma 1, lett. h), la possibilità - in linea con la nuova natura dell'istituto in parola - di risoluzione della crisi d'impresa mediante la prosecuzione dell'attività 

Quanto detto è possibile in presenza di due condizioni imprescindibili: 

- Il piano concordatario a corredo del ricorso presentato dal debitore deve riportare una fedele riproduzione dei costi e dei ricavi relativi alla prosecuzione dell'attività d'impresa. 

- Dalla relazione del professionista, di cui l'art. 161, comma 3, L. F. ne prevede l'obbligo di presentazione, deve risultare che la prosecuzione dell'attività, quale la prestazione di servizi o la vendita o l'acquisto di beni, sia funzionale al soddisfacimento dei creditori dell'imprenditore in stato d'insolvenza. 

Ed ancora, sempre in riferimento alla possibilità di accedere al nuovo concordato con continuità aziendale, è prevista la prosecuzione dei contratti pubblici nonché la partecipazione a procedure di assegnazione degli stessi in presenza delle seguenti condizioni: 

- elaborazione da parte di un professionista che presenti le peculiarità previste dall'art. 67, comma 3, lett. d), del R. D. n. 267/1942, che attesti la conformità al piano nonché la ragionevole capacità di adempimento; 

- l'offerta di garanzia da parte di uno sponsor di subentrare al posto del debitore qualora vi sia dichiarazione di fallimento dell'impresa successivamente alla stipulazione del contratto. 

 

Effetti del concordato sui contratti in corso di esecuzione 

Il Decreto Sviluppo, all'art. 33, comma 1, lett. d), con l'introduzione dell'art. 169 bis della Legge Fallimentare, permette, esclusivamente per i procedimenti avviati dal 30°giorno successivo a quello di entrata in vigore della Legge di conversione, di risolvere i contratti pendenti dietro pagamento di un indennizzo a favore della controparte equivalente al risarcimento dovuto qualora il contratto non fosse stato adempiuto. 

Ebbene, al debitore in crisi, qualora la procedura ne faciliti la risoluzione, è attribuita la facoltà di svincolarsi dai contratti in corso di esecuzione ovvero di depositare un'istanza di sospensione del contratto per un periodo di 60 giorni prorogabili, qualora sia necessario, una sola volta.

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