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Responsabilità civile

Garanzie processuali del procedimento di M.A.E.

Il mandato di arresto europeo, tra esigenze di sicurezza e certezza dell’esecuzione della sanzione penale e quelle di garanzia dello Stato di Diritto

Garanzie processuali del procedimento di M.A.E. - Il mandato di arresto europeo, tra esigenze di sicurezza e certezza dell’esecuzione della sanzione penale e quelle di garanzia dello Stato di Diritto

Ancora una volta la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 1967/17, è stata chiamata a chiarire i rapporti tra mandato di arresto europeo e trattamenti inumani e degradanti negli istituti carcerari, cogliendo, al contempo, l’occasione per delineare il modus procedendi delle singole Corti distrettuali, in ordine agli accertamenti da compiere durante il procedimento di consegna. 

L’art. 18 della L. n. 69/05 alla lettera h) è chiaro nel disporre il rifiuto alla consegna del cittadino straniero qualora sussista “un concreto pericolo che la persona ricercata venga sottoposta a pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani e degradanti”. 

Su questa linea, i singoli Stati membri hanno il compito di accertare concretamente, in relazione alla persona richiesta in consegna, l’esistenza di rischi collegati al mancato rispetto del divieto di pene o di trattamenti inumani e degradanti, da effettuare sulla base di elementi oggettivi, attendibili e precisi, e ammettendosi, finanche, un supplemento di istruttoria, che permetta allo Stato membro decidente la consegna, di richiedere ulteriori informazioni. 

La Corte di Cassazione da ultimo ha chiarito che le Corti d’Appello decidenti sul MAE devono richiedere un supplemento d’istruttoria, qualora non si abbiano a disposizione tutte le informazioni che garantiscano un trattamento dignitoso e non degradante nei confronti dei condannati oggetto di MAE, presso gli istituti penitenziari di detenzione.   

Solo al momento della ricezione di tali informazioni da parte dello Stato emittente la corte distrettuale chiamata a decidere potrà e dovrà consentire, ovvero rifiutare, la consegna. 

Ad oggi, non può certo dirsi che le singole Corti d’Appello abbiano recepito le istruzioni dettate sia dalla Corte EDU che dalla Suprema Corte di Cassazione, in quanto la tendenza è quella di arrivare rapidamente ad una decisione (vds. il caso Puigdemont in Catalogna), spesso sfavorevole per il consegnando, senza attenzionare le garanzie processuali o richiedere informazioni relative alle condizioni in cui lo stesso sconterà la pena e senza aver disposto i necessari supplementi di istruttoria previsti dalla legge. 

Una maggiore attenzione da parte delle singole corti distrettuali, certamente auspicabile, oltre che una maggiore considerazione della singola vita umana, comporterebbe, altresì, una riduzione dei ricorsi in Cassazione avverso le sentenze di consegna, con un non indifferenze risparmio di costi processuali e minor aggravio giudiziale per la Suprema Corte, oltre ad una maggiore garanzia sul piano dei diritti per i cittadini europei.   

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