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La questione del netto/lordo

Il pagamento di arretrati retributivi, a seguito di sentenza di condanna, va effettuato al lordo di ritenute fiscali e previdenziali

La questione del netto/lordo - Il pagamento di arretrati retributivi, a seguito di sentenza di condanna, va effettuato al lordo di ritenute fiscali e previdenziali

La societÓ che viene condannata a pagare arretrati retributivi, a qualsiasi titolo, deve corrispondere al lavoratore le somme lorde e non nette

E' costante, in tal senso, l'orientamento della Suprema Corte nell'affermare il principio secondo cui il datore di lavoro condannato al pagamento di differenze retributive non può operare ritenute fiscali e previdenziali.  

I giudici di legittimità hanno tratto tale convincimento dalla considerazione secondo cui il datore di lavoro può operare come sostituto d’imposta soltanto quando paga le retribuzioni alla loro naturale scadenza e non anche quando vi provvede solo dietro ordine giudiziario (come accaduto nella fattispecie). 

 

Poiché le ritenute fiscali attengono al distinto rapporto di imposta fra il lavoratore e l’amministrazione finanziaria (e non certo fra il lavoratore ed il datore di lavoro), ogni questione relativa al loro pagamento, alla loro debenza e/o al loro ammontare appartiene esclusivamente alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie, esclusa qualsivoglia cognizione incidenter tantum del Giudice ordinario; in forza dei rilievi che precedono, quando il Giudice ordinario (che sia giudice della cognizione o dell’esecuzione) liquida emolumenti di natura retributiva a favore del lavoratore, deve farlo sempre e soltanto al lordo e non al netto delle ritenute fiscali, non potendo egli interferire sul predetto rapporto d’imposta; sempre in virtù delle considerazioni di cui innanzi, il datore di lavoro - non essendo più sostituto di imposta in casi come il presente - non ha più alcuna legittimazione ad operare le ritenute fiscali e, per lo stesso motivo, non è neppure legittimato ad agire in via giudiziaria riguardo ad esse.

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