I dieci comandamenti del formatore


Cosa aver presente prima di entrare in aula
I dieci comandamenti del formatore
"Se si volesse creare un ambiente antitetico alle attitudini del cervello, probabilmente si progetterebbe qualcosa di simile ad un’aula scolastica." John Medina.

La conoscenza del cervello non è definitiva. Vi sono però alcuni aspetti che sembrano emergere in modo importante. È bene tenerli presente perché condizionano l’attività formativa. Sono riassunti qui in veste di comandamenti.
Non avrai altro Dio al di fuori dell’esercizio. L’allenamento fisico è stato fondamentale per lo sviluppo del cervello. Le camminate persistenti dei nostri antenati lasciano un forte desiderio di quel tipo di esperienza. Per questo la preparazione fisica (anche se lieve) aumenta le risorse disponibili. Chi non ha energia sufficiente non può assumersi la responsabilità di tenere alto il tono energetico ed emotivo del gruppo.

Non nominare gli obiettivi invano. Ogni corsista vuole conoscere con precisione quale beneficio trarrà dall’impegno profuso. Deve saperlo all’inizio. Gli obiettivi devono essere chiari, specifici, espressi in positivo, possibilmente emozionali. Se li rendi visivamente percepibili e riesci a fare in modo che il tempo trascorso in aula sia piacevole, diventa più semplice attivare comportamenti conseguenti.

Ricordati di santificare i contesti. Il cervello è come un muscolo sensibile agli input dell’ambiente esterno: la stessa rete dei circuiti fisici dipende dalla cultura in cui è inserito. L’ambiente influisce sulla plasticità. La cultura organizzativa può diventare parte dell’identità di chi la vive e respira ogni giorno.

Onora la memoria a breve e quella a lungo termine. Solitamente un allievo dimentica entro trenta giorni il novanta percento di quello che ha imparato a lezione. Per facilitare il ricordo dobbiamo curare un’introduzione avvincente nei primi minuti ma non basta. È necessario avere cura della memoria a lungo termine. Il segreto sta nell’apprendimento intervallato. Tre ripetizioni intervallate rendono più di altri metodi. Studio l’argomento, lo rinforzo, dopo tre o quattro giorni fornisco un altro rinforzo. Tre ripetizioni sono preziose per fissare un concetto.

Non uccidere l’attenzione. Se devi preparare una lezione di un’ora, tieni presente che l’attenzione scende ogni dieci minuti. Lo schema vincente può essere: concetto essenziale in un minuto, descrizione dettagliata per altri nove. Poi bisogna gettare un amo emozionale cioè uno stimolo rilevante per catturare nuovamente l’attenzione.

Non commettere sonni impuri. Il sonno rigenera. Trascurare l’esigenza del riposo rovina un buon allenamento.

Non stressarli. Un cervello stressato lavora male e ricorda poco. Lo stress cronico, quello reiterato nel tempo sembra essere il più nocivo. Quando le persone condividono, fanno concretamente qualcosa, non hanno timore di sbagliare, partecipano maggiormente e il livello di pressione si abbassa.

Non parlare a un senso solo. Occorre rivolgersi a tutti i sensi per suscitare interesse e favorire il ricordo. Udito, gusto, tatto, olfatto, sensazioni interne sono fondamentali e possibilmente vanno sollecitate. Un’immagine, anche se raccontata, vale più di mille parole.

Non desiderare la noia d’altri. Abbiamo tre cervelli in uno. La parte più antica presiede alla sopravvivenza. In essa trovano sede le emozioni primordiali. Quella più recente interviene nell’autocontrollo cosciente. La distinzione tra emozione e razionalità è fittizia. Usare solo l’uno o l’altro elemento alimenta la noia. Governarle entrambe la allontana.

Non desiderare la mente d’altri. Il cervello maschile è diverso da quello femminile. Le donne sono geneticamente più complesse. Nelle fasi di stress ricordano i dettagli emozionali. Gli uomini invece tengono a mente l’essenziale. Alcune professioni, che richiedono solitudine o rapporto quasi esclusivo con una macchina appaiono meno adatte a chi ha una maggiore inclinazione relazionale. La differenza, non solo di genere, può essere un valore quando si ha l’intelligenza per riconoscerla.
Riferimenti
La passione di comunicare, Armando Floris, Historica, 2016
Il cervello. Istruzioni per l’uso., John Medina, Bollati Boringhieri, 2008.

Articolo del:


di Armando Floris

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