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Gli Enti di tipo associativo

Problematiche degli enti di tipo associativo (parte III)

Gli Enti di tipo associativo - Problematiche degli enti di tipo associativo (parte III)

Le associazioni di promozione sociale sono disciplinate dalla legge n. 383 del 7/12/2000. L’articolo 2, comma 1, le definisce: "associazioni riconosciute e non riconosciute, movimenti, gruppi e loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati"

Tali associazioni possono: 

- promuovere azioni giurisdizionali e intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell'interesse dell'associazione; 

- intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall'associazione; 

- ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa, per l'annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità di cui alla lettera b); 

- intervenire nei procedimenti amministrativi, ai sensi dell'articolo 9, legge 7/8/1990, n. 241 

 

Le associazioni sportive dilettantistiche sono regolamentate dalla legge n. 398 del 16/12/1991. Rientrano nel novero delle associazioni sportive dilettantistiche gli enti che, nel periodo d'imposta precedente, hanno conseguito proventi dall'esercizio di attività commerciali per un importo non superiore a 250mila euro. Il limite è stato così innalzato dal comma 2,  dell'articolo 90 della legge n. 289/2002, con vigenza dal periodo d'imposta 2003. Il regime ex Legge n. 398/1991, con varie disposizioni di legge, è stato esteso anche alle associazioni senza fini di lucro, alle pro-loco, alle associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare, legalmente costituite senza fini di lucro. 

Le disposizioni agevolative possono essere applicate solo nei confronti dei soggetti in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal Coni - comitato olimpico nazionale italiano. 

Ai sensi dell’art. 7 del D.L. n. 136/2004, convertito con Legge n. 186/2004, il CONI è l'unico organismo certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche. Il riconoscimento avviene attraverso l’iscrizione delle associazioni e società in un apposito elenco tenuto e gestito dal Coni che lo trasmette annualmente all’Agenzia delle entrate. 

Le società e le associazioni sportive dilettantistiche si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l'altro essere indicata la sede legale. 

Le clausole staturarie devono prevedere: 

- denominazione dell’ente; 

- oggetto sociale con riferimento all'organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l'attività didattica; 

- attribuzione della rappresentanza legale; 

- assenza di fini di lucro e previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette; 

- norme sull'ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell'elettività delle cariche sociali, fatte salve le società sportive dilettantistiche che assumono la forma di società di capitali o cooperative per le quali si applicano le disposizioni del codice civile; 

- obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari e modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari; 

- modalità di scioglimento dell'associazione; 

- l'obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio in caso di scioglimento delle società e delle associazioni. 

 

Per poter usufruire del regime speciale è necessario il rispetto di alcuni requisiti soggettivi e oggettivi. 

Requisiti soggettivi

- assenza di fine di lucro; 

- svolgimento di attività sportiva dilettantistica (riconosciuta dal CONI) compresa l’eventuale attività didattica; 

- affiliazione a Federazioni sportive nazionali o Enti di promozione sportiva. 

Requisito oggettivo

E’ necessario che, nel periodo d’imposta precedente, i soggetti interessati abbiano conseguito, dall’esercizio di attività commerciali, proventi per un importo non superiore a 250.000 euro. Nella determinazione del limite, i proventi commerciali devono essere individuati in base al criterio di cassa, per cui si deve tener conto, in mancanza di fattura, dei proventi incassati e, in presenza di fattura, dei proventi fatturati anche se non ancora riscossi. Se nel corso del periodo d’imposta si supera il limite di 250.000 euro, il regime agevolato cessa automaticamente e, dal mese successivo a quello in cui è venuto meno il requisito oggettivo, occorre applicare il regime ordinario. Per gli enti di nuova costituzione, l’ammontare deve essere rapportato al periodo intercorrente fra la data di costituzione e il termine dell’esercizio, computato in giorni. 

 

Ai fini IRES, il reddito imponibile delle associazioni sportive dilettantistiche, che hanno esercitato l'opzione per l'applicazione del regime speciale, si determina applicando all'ammontare dei proventi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali il coefficiente di redditività del 3%. Il reddito imponibile così determinato (aumentato dell’importo delle eventuali plusvalenze patrimoniali) è sottoposto a tassazione secondo l’ordinaria aliquota IRES del 27,5%. Non concorrono a formare il reddito imponibile i proventi conseguiti nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali e quelli derivanti da raccolte pubbliche di fondi, se percepiti per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore a 51.645,69 euro. 

Qualora venga superato, nel corso del periodo d'imposta, il limite di 250.000 euro di ricavi, l'opzione per l'applicazione del regime di cui alla legge 398/1991 cessa di avere efficacia a decorrere dal mese successivo a quello in cui è avvenuto il superamento, e tornano ad avere efficacia gli ordinari obblighi contabili e di determinazione del reddito. 

Ai fini IVA l’ente deve versare l’imposta in modo forfettario, applicando sui proventi conseguiti tre differenti percentuali detrazione: 

- 50% dell’IVA a debito sui proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali, spettacoli sportivi e pubblicità; 

- 10% dell’IVA a debito sulle fatture emesse per sponsorizzazioni; 

- 1/3 dell’IVA a debito per la cessione o concessione di diritti di ripresa televisiva o trasmissione radiofonica 

I proventi derivanti dall’attività istituzionale non sono imponibili. 

Il versamento dell’Iva deve avvenire trimestralmente. Ai fini Iva le associazioni sportive dilettantistiche devono istituire solo il registro previsto dal Decreto Ministeriale dell’11 febbraio 1997 in cui vanno annotati, anche con un’unica registrazione, entro il 15° giorno di ogni mese, tutti i corrispettivi e gli altri proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali nel mese precedente. Nel medesimo registro devono essere annotati, separatamente, gli eventuali proventi che non concorrono a formare il reddito imponibile, le plusvalenze patrimoniali e le operazioni intracomunitarie. 

 

Agevolazioni contabili

- tenuta delle scritture contabili; 

- obblighi di fatturazione e registrazione (tranne che per le prestazioni di sponsorizzazione, per le cessioni o concessioni di diritti radio - TV e per le prestazioni pubblicitarie); 

- emissione di scontrini e/o ricevute fiscali • Presentazione della dichiarazione IVA. 

E’ obbligatorio: 

- conservare e numerare progressivamente le fatture d’acquisto; 

- redigere annualmente un rendiconto economico-finanziario; 

- tenere il “libro soci” e il “libro delle assemblee”; 

- presentare la dichiarazione Mod. UNICO Enti non commerciali e il Mod. 770, nei casi in cui è previsto. 

 

Prassi ufficiale: la circolare ministeriale 124/E/1998 

Innovazioni sostanziali alla disciplina degli enti non commerciali, oltre che a quella delle Onlus, sono state apportate dal Dl n. 460/97, poi esplicato dalla circolare ministeriale n. 124/E del 12 maggio 1998. 

Novità introdotte dall’art. 30 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con modificazioni, dalla Legge 28 gennaio 2009, n. 2 

Al fine di consentire gli opportuni controlli, l’art. 30, comma 1, del Decreto Legge n. 185/2008 ha previsto che i corrispettivi, le quote e i contributi di cui all’art. 148 del TUIR e all’art. 4 del DPR n. 633 del 1972, non sono imponibili a condizione che gli enti associativi siano in possesso dei requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria e che trasmettano per via telematica all’Agenzia delle Entrate, mediante l’utilizzo del Modello EAS, i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali.

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