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Consulenza aziendale

Conoscere le banche per ottenere un aiuto concreto

Perché sono nate le banche? Come si sono modificate nel corso del tempo? Come fare, oggi, per farsi aiutare concretamente da loro?

Conoscere le banche per ottenere un aiuto concreto - Perché sono nate le banche? Come si sono modificate nel corso del tempo? Come fare, oggi, per farsi aiutare concretamente da loro?

In precedenti articoli, abbiamo definito e compreso come, per svariate ragioni, le aziende abbiano necessità di acquisire flussi finanziari “extra” rispetto a quelli generati dai normali cicli monetari di entrate e uscite, resta dunque da capire dove trovare questo denaro. L’esigenza è, ovviamente, imprescindibile in fase di avvio dell’impresa, ormai universalmente conosciuta come “start up”: ma non si limita certo ad essa, e anche quando la liquidità sembra abbondare nelle casse societarie, è sempre meglio non abbassare troppo la guardia e rimanere concentrati sulla questione, visto che il denaro, per un’azienda, è simile al carburante: se finisce, ci si ferma. 

La prima, e più ovvia, delle soluzioni, sarebbe quella di mettere di tasca propria le somme che servono, ma essendo il mondo estremamente vario, la maggior parte delle volte le buone idee imprenditoriali non nascono laddove ci sono già i fondi per sostenerle: ecco dunque l’esigenza di mettere in contatto chi ha il denaro (ma non le idee) con chi ha le idee (ma non il denaro). Su questa esigenza di base, sono nate le banche e tutti quei soggetti genericamente identificati col termine “intermediari finanziari”: sono “intermediari” proprio perché “intermediano”, ovvero si mettono in mezzo fra queste categorie di soggetti, selezionando tra i “bisognosi” i migliori, a cui prestare (ovviamente a pagamento) la finanza raccolta tra i “danarosi”. 

Chi crede di “depositare i soldi”, e di ricevere una remunerazione per questo “deposito”, prende dunque un grosso abbaglio: in realtà si sta prestando del denaro alla banca, ad un tasso x, poi la stessa provvederà a mettere il tutto in un ipotetico calderone da cui attingere, a sua volta, per prestare a vari soggetti (privati e/o imprese), ovviamente a tassi d’interesse maggiori x+1, x+2 e così via. Nulla di così eccessivamente diverso dal fruttivendolo che compra 10 mele dal contadino, e poi le rivende incrementando il prezzo; dunque è fondamentale tenere bene a mente che i soldi erroneamente detti “depositati” in realtà non sono più lì, essendo stati inseriti nel circuito economico. E’ un sistema che si basa, ad esempio, su statistiche complesse, ma che entrerebbe in fortissima difficoltà laddove si verificassero eventi estremamente improbabili, come quello (di scuola) in cui tutti i correntisti si ritrovassero nello stesso momento per ritirare il loro denaro, scoprendo, molto semplicemente, che questo non c’è. 

Le banche hanno, dunque, una fortissima responsabilità sociale, essendo tenute a investire, nel modo migliore possibile, il denaro di centinaia di migliaia di risparmiatori. Un tempo erano enti pubblici, poi sono state trasformate in aziende private, sebbene lo Stato provveda spesso ad intervenire in opere di “salvataggio” di intermediari finanziari in difficoltà, proprio in considerazione di questa funzione sociale e delle gravissime conseguenze che il fallimento di una banca avrebbe sul Sistema. 

Quando le banche erano enti pubblici, erano anche i tempi in cui il denaro pubblico veniva speso con logiche e nonchalance totalmente differenti rispetto a quelle attuali, ed è per questo che c’è la diffusa convinzione che “le banche una volta aiutassero davvero le imprese”, mentre ora “non più”. Erano gli anni della Lira, del boom economico, del debito pubblico e dell’inflazione galoppanti, dei tassi elevatissimi. L’insostenibilità, nel lungo periodo, di un sistema del genere è stata più volte dimostrata. 

Oggi, le banche sono estremamente selettive nel concedere credito, perché le conseguenze di criteri più permissivi sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti: basta una crisi più pesante delle aspettative, con un conseguente innalzamento dei prestiti NON RESTITUITI, per mandare in seria difficoltà il Sistema. Ecco perché, prima di andare in banca, bisogna seriamente prepararsi una buona PRESENTAZIONE, sapendo rispondere con decisione alle domande: 1) Chi siamo? 2) Che somma chiediamo? 3) In che forma tecnica? (fido, mutuo, anticipo su crediti, ecc.) 4) COME PENSIAMO DI RESTITUIRE IL DENARO? 5) Eventualmente, che garanzie collaterali possiamo fornire? 

Nei prossimi articoli vedremo di analizzare, una per una, queste domande, che bisogna prima di tutto fare a se stessi: l’autoconsapevolezza aziendale è certamente la prima chiave per un successo duraturo. Poi, bisogna fare in modo di dare risposte chiare, motivate, e possibilmente documentabili alla banca, o a qualsiasi altro soggetto finanziatore che ci troviamo davanti (per semplicità, affrontiamo il tema pensando idealmente ad una banca, ma la sostanza delle argomentazioni può essere estesa a società di leasing, venture capital, business angels, incubatori aziendali, potenziali nuovi soci finanziatori e così via).  E’ ovvio che, nel caso in cui, da soli, non si sia in grado di elaborare questa auto-analisi,  la consulenza di un professionista esterno, esperto in  materia, è certamente auspicabile per giungere ad un risultato soddisfacente.

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