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Diritto sanitario

Assegno di mantenimento, implicazioni fiscali

Come il fisco può alterare l'assegno di mantenimento al coniuge

Assegno di mantenimento, implicazioni fiscali - Come il fisco può alterare l'assegno di mantenimento al coniuge

Nella separazione coniugale, la quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge economicamente più debole può nascondere delle trappole quando uno od entrambi i coniugi sono contribuenti ai fini Irpef.
In tale caso l’assegno va esaminato con la lente di ingrandimento del fisco, per capire quale vantaggio economico arrechi in concreto al percettore e quale costo rappresenti in pratica per chi vi è tenuto al pagamento.
Infatti, per il percettore l'importo dell'assegno di mantenimento concorrerà a determinare l'imponibile fiscale su cui dovrà pagare le tasse (Irpef ed addizionali regionali e comunali), sussistendo ex lege l’obbligo di sottoporre a tassazione l’importo medesimo, indicandone il quantum nella dichiarazione dei redditi (nella voce “redditi di lavoro dipendente”) e soddisfacendo, quindi, le relative pretese erariali. Contrariamente per il coniuge tenuto al pagamento, detto assegno costituirà un onere interamente deducibile ai fini fiscali e gli abbatterà l'imponibile su cui dovrà pagare le tasse


Ma non è tutto: nonostante l'assegno di mantenimento sia equiparato a reddito da lavoro dipendente ai fini dell'imposizione fiscale, di esso non si potrà tener conto a scopi previdenziali: non viene preso in considerazione ai fini della pensione, in quanto i redditi assoggettati a contribuzione pensionistica sono unicamente i redditi di lavoro dipendente e non i diversi redditi assimilati.
Quindi, per far sì che il quantum dell'assegno in questione abbia un'effettiva valenza perequativa, occorrerà verificare - con calcolatrice alla mano - come questo incida in concreto nella posizione reddituale dei coniugi, ragionando in termini di “netto fiscale" per entrambi.
Ma per far ciò occorre conoscere i principi normativi e giurisprudenziali che regolano la materia. Ecco quindi un semplice vademecum, dove per "implicazioni fiscali" o "rilevanza fiscale" si intende la deducibilità dell’assegno per il coniuge pagatore e la tassabilità del medesimo per il coniuge percettore. 


1) Ha implicazioni fiscali solo l'assegno perequativo al coniuge, poiché quello per il minore, anche se versato al coniuge assegnatario o collocatario, non è soggetto a tassazione e non costituisce una spesa deducibile. Nell’ipotesi di assegno di mantenimento cumulativo per coniuge e figlio, lo stesso è deducibile solo per la parte spettante al coniuge e tale quota, se non è diversamente esplicitata, si presume essere pari al 50% dell’importo totale. 


2) Hanno implicazioni fiscali gli assegni corrisposti al coniuge economicamente più debole solo se e nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria e, quindi, non si considerano gli assegni pagati spontaneamente o su accordi stragiudiziali. 


3) Gli assegni di mantenimento periodici corrisposti al coniuge residente all’estero, hanno rilevanza fiscale tanto quanto quelli corrisposti al coniuge residente in Italia. 


4) Hanno rilevanza fiscale anche le somme versate a titolo di adeguamento Istat, a condizione che lo stesso sia espressamente indicato nella sentenza di separazione. 


5) Hanno implicazioni fiscali anche le somme erogate a titolo di arretrati del mantenimento, ancorché versate in unica soluzione. 


6) Hanno rilevanza fiscale anche le somme pagate dal coniuge onerato del mantenimento per estinguere il mutuo della casa coniugale. Ciò è stato chiarito dalla Corte di Cassazione che ha evidenziato come gli artt. 1268 ss. cod. civ. stabiliscono che l’accollo rappresenta una delle modalità di estinzione dell’obbligazione diverse dall’adempimento, con la conseguenza che “a mezzo di siffatta modalità la coniuge debitrice è rimasta di certo sollevata dall’onere di adempiere in prima persona, in tal modo avvantaggiandosi, nell’ottica del sollievo dallo stato di bisogno, alla stessa stregua di come sarebbe avvenuto se la corresponsione dell’assegno periodico fosse avvenuto direttamente a suo favore con le modalità consuete” (Cass. ord. n. 6794/15). Detta pronuncia ha ribaltato l'orientamento in precedenza seguito dall'Agenzia delle Entrate (cfr. circolare n. 50/00 Agenzia delle Entrate). 


7) Sono deducibili solo gli assegni periodici. Se invece si è in presenza di un assegno corrisposto in unica soluzione (una tantum), non esiste alcuna implicazione fiscale: il pagatore non ha un onere deducibile, mentre il percettore non determina un reddito imponibile. L’assunto resta valido a prescindere dalle modalità con cui si intende adempiere all’accordo e quindi anche quando la somma pattuita una tantum venga pagata ratealmente. 


8) Ai fini del riconoscimento delle implicazioni fiscali devono essere presi in considerazione gli assegni versati in ciascun periodo di imposta, seguendo il c.d. "principio di cassa"


9) Le spese per assicurare al coniuge la disponibilità di un alloggio (esempio spese per il canone di locazione e spese condominiali) sono rilevanti fiscalmente perché hanno la stessa funzione e caratteristiche dell'assegno periodico di mantenimento: costituiscono un contributo per il mantenimento del coniuge ai sensi dell'art. 156 del codice civile, in quanto la disponibilità di un'abitazione costituisce elemento essenziale per la vita di un soggetto; sono periodiche e corrisposte al coniuge stesso; inoltre sono determinate dal giudice, sia pur "per relationem" a quanto risulta da elementi certi e conoscibili. Resta inteso che, ove l'appartamento sia a disposizione della moglie e dei figli, la detrazione è limitata alla metà delle spese. 


Questi aspetti fiscali, che potrebbero sembrare marginali, spesso si rivelano fondamentali in un accordo sull'assegno di mantenimento, perché, come visto, per il percettore il guadagno reale (al netto della tassazione) può essere sensibilmente più basso dell'importo ricevuto, mentre per il debitore il costo effettivo (al netto delle deduzioni fiscali) potrebbe essere significatamente più basso di quello pagato.
Inoltre, le regole sopra richiamate possono essere molto utili per orientare la scelta su come ripartire il mantenimento dovuto al coniuge e figli: una volta raggiunta un'intesa sul mantenimento complessivo da corrispondere a questi, converrà a chi e tenuto al mantenimento stabilire una quota maggiore per il coniuge (che potrà portarsi interamente in detrazione ai fini Irpef) ed una quota ridotta per i figli (che non potrà scaricarsi in alcun modo). Per converso al coniuge beneficiario converrà accordarsi per ridurre la sua quota di mantenimento (su cui dovrà pagare le tasse) ed accrescere quella dei figli (che è totalmente esentasse). 


Ovviamente altri fattori – ad esempio la diversa durata dell'obbligo di mantenimento per moglie e figli – condizioneranno le scelte dei coniugi, ed ogni caso andrà verificato alla luce delle sue concrete peculiarità.

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L'autore Ŕ esperto in
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