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Medicina legale e delle Assicurazioni

Il mobbing in ambito lavorativo

Gli effetti si riverberano non solo in ambito professionale, ma sulla vita privata e possono comportare dei danni di salute sia psichici che fisici

Il mobbing in ambito lavorativo - Gli effetti si riverberano non solo in ambito professionale, ma sulla vita privata e possono comportare dei danni di salute sia psichici che fisici

Il termine inglese mobbing è ormai di uso comune nella nostra lingua, tanto da essere stato persino “italianizzato”. Si usa ad esempio il termine “mobizzare” o “mobizzato”, per indicare rispettivamente l’azione di compiere il mobbing o il soggetto vittima del mobbing stesso. Tuttavia non tutti sanno con precisione in che cosa consista precisamente il mobbing.  

 

Il mobbing è un atteggiamento aggressivo (non solo fisico, ma anche e soprattutto psicologico) esercitato da un gruppo sociale nei confronti di un membro dello stesso gruppo, finalizzato all’emarginazione all’auto-allontanamento della vittima stessa dal gruppo.  

 

Il mobbing può essere esercitato in qualsiasi contesto sociale: per esempio a scuola, dove viene indicato con il termine di bullismo, in ambito militare (nonnismo), in famiglia e via dicendo. Tuttavia l’ambito più frequente in cui il termine di mobbing viene utilizzato è quello lavorativo.  

 

In ambito lavorativo il mobbing può essere esercitato dai colleghi di pari grado, o per lo meno dediti alle stesse mansioni lavorative della vittima, oppure essere esercitato dall’alto (mobbing verticale) da un singolo individuo o da una ristretta cerchia di individui, in genere il diretto superiore, il reparto Amministrativo di un Ente o direttamente dal datore del lavoro (in inglese: bossing).  

 

Le singole azioni che compongono il mobbing in ambito lavorativo in genere non configurano di per sé un reato e molto spesso sono anche legittime da un punto di vista puramente formale. Spesso si concretizzano con un demansionamento professionale del soggetto che viene progressivamente destinato a ruoli inferiori alla sua qualifica professionale, che escludono a priori oltre che qualsiasi possibilità di carriera, anche la più banale soddisfazione professionale. Il tutto può essere associato al ricorso frequente a richiami verbali o anche scritti, a minacce più o meno velate, a ferie sistematicamente negate o procrastinate, ad atteggiamenti vessatori finalizzati all’umiliazione pubblica e via dicendo. Da ciò ne consegue che non è sufficiente un singolo gesto, a meno che esso stesso non configuri un reato (aggressione fisica, diffamazione o una molestia sessuale, ad esempio), per definire il mobbing.  

 

Il soggetto che si ritiene colpito da mobbing può rivolgersi alle associazioni sindacali di riferimento e se questo non fosse sufficiente, direttamente ad un legale privato. E’ consigliabile portare in visione tutta la documentazione inerente la propria posizione lavorativa, a partire dal contratto stipulato con il datore di lavoro fino a qualsiasi documento inerente al suo percorso professionale. Un colloquio preliminare potrà definire se il soggetto effettivamente sia stato sottoposto o meno ad atti di mobbing, e se sì, bisognerà analizzare in che modo il mobbing si sia configurato e quale prove debbano essere reperite per poter dimostrare il mobbing in sede giudiziale.  

 

Il mobbing ha delle conseguenze sulla vittima non solo in termini di “carriera”, ma gli effetti si riverberano sulla sua vita privata e possono comportare dei danni alla salute. Ad esempio può essere responsabile dell’insorgenza di una sindrome ansioso-depressiva con la necessità di un supporto farmacologico. Lo stress psico-fisico indotto può causare dei disturbi organici, quali ad esempio l’ipertensione arteriosa. Per questi motivi è utile e doveroso ricorrere all’ausilio di un perito specialista in medicina legale o in medicina del lavoro al fine di permettere una corretta e completa valutazione del danno, non solo professionale, subito.

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