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La psicoterapia cognitiva e comportamentale

Nata gli inizi degli anni settanta, è una tecnica psicoanalitica ampiamente diffusa

La psicoterapia cognitiva e comportamentale - Nata gli inizi degli anni settanta, è una tecnica psicoanalitica ampiamente diffusa

Ogni volta che si pensa ad uno psichiatra viene in mente un medico in camice bianco, magari con una lunga barba, propenso a ricorrere all’impiego di psicofarmaci e, se non sufficienti, di “camicie bianche con le maniche cucite” magari alternate ad elettroshock. Nello stesso modo quando si pensa ad uno psicologo, come è possibile non visualizzare mentalmente un lettino dove distendersi e parlare per ore mentre un tizio alle nostre spalle ci ascolta in silenzio prendendo appunti? Ovviamente questi sono solo stereotipi trasmessi da una conoscenza del settore approssimativa e perlopiù cinematografica. Di fatti è evidente che così come la psichiatria non consista nel somministrare unicamente psicofarmaci (e tantomeno camicie di forza alternate ad elettroshock) nello stesso modo l’approccio psicoterapeutico non può essere semplificato con l’immagine di un lettino.  

 

Come è noto, il padre della psicoterapia è Freud, il quale ha elaborato la tecnica delle “libere associazioni”. Semplificando, la teoria elaborata di Freud è che la maggior parte dei disturbi psichici nasce da un conflitto interiore, le cui dinamiche giacciono nell’inconscio, e che per poter risolvere il disturbo è necessario far emergere il conflitto. In prima istanza Freud utilizzò l’ipnosi, poi successivamente si dedicò alla studio dei sogni ed elaborò contestualmente la tecnica delle “libere associazioni”. Quest’ultima consiste nel far rilassare il paziente (ed ecco appunto il lettino) e invitarlo a parlare liberamente. La psicoterapia freudiana e le sue successive evoluzioni in sostanza si fondano sul concetto che per curare un disturbo psichico occorre scoprirne la causa e che quest’ultima origina dal passato e risiede nell’inconscio. Senza entrare nel merito dell’efficacia o meno di questo tipo di approccio, è evidente che la ricerca della causa richiede inevitabilmente del tempo. Tempo, che molti pazienti non dispongono. In sostanza se ad esempio il paziente è affetto da disturbi d’ansia che gli impediscono di uscire di casa, sicuramente sarà opportuno capirne la causa, ma contestualmente il paziente ha bisogno di un sistema, che non siano solo i farmaci, che gli permetta di reinserirsi il prima possibile nel tessuto sociale. La psicoterapia cognitivo e comportamentale si propone come tecnica in grado di soddisfare questa necessità.  

 

La psicoterapia cognitiva e comportamentale, nata negli anni settanta e diffusasi rapidamente, fonde in sé le tecniche delle terapie cognitive con quelle delle terapie comportamentali. Le prime sono rivolte all’individuazione/correzione dei pensieri aberranti e degli schemi di ragionamento patologici. Le seconde sono volte all’analisi e modificazione del comportamento (non solo inteso come singola azione motoria, ma anche in termini di reazione emotiva ad un evento/situazione), fornendo al pazienti nuovi schemi comportamentali da mettere in pratica nella vita quotidiana. In sostanza rappresenta appunto un approccio psicoterapeutico non rivolto ad analizzare le cause (che mantengono in ogni caso la loro evidente importanza per comprendere l’origine del disturbo), bensì ad introdurre dei mezzi correttivi concreti, calati nelle specifiche problematiche presenti del paziente.  

 

Le patologie che possono essere trattate sono molteplici e vanno dai problemi di coppia, all’abuso di sostanze fino ai disturbi d’ansia e le sindromi depressive. I suoi risultati terapeutici sono stati testati dalla letteratura del settore, che ha evidenziato in alcuni ambiti un’azione sovrapponibile a quella dei principali farmaci antidepressivi, ma con effetti a lungo termini superiori. Ovviamente è bene sottolineare che nei disturbi maggiori gli psicofarmaci possono e devono essere impiegati se sussiste un’indicazione medica e che comunque quest’ultimi possono essere uno strumento in più da affiancare eventualmente alle tecniche cognitivo e comportamentali.

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