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Diritto comunitario

Ingressi extraUE: nuove regole per studio e ricerca

Semplificazioni per i cittadini extracomunitari che entrano nel nostro paese per motivi di studio, ricerca, tirocinio

Ingressi extraUE: nuove regole per studio e ricerca - Semplificazioni per i cittadini extracomunitari che entrano nel nostro paese per motivi di studio, ricerca, tirocinio

Il 5 luglio scorso sono entrate in vigore le nuove norme dettate dal decreto legislativo n.71 del 2018 che regolano gli ingressi di cittadini extraeuropei e dei loro familiari nel nostro Paese per un periodo superiore ai 90 giorni per motivi di studio, ricerca, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi e collocamento alla pari.  

 

Il citato decreto, composto di soli quattro articoli, integra e modifica il precedente Testo unico immigrazione e condizione dello straniero (D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286) anche in base a quanto previsto dalla Direttiva europea 2016/801 semplificando l’ingresso di cittadini non appartenenti all’area UE per i motivi elencati nel paragrafo precedente.  

 

Le finalità principali del decreto e diffuse nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri dell’8 maggio 2018 (ancora sotto la presidenza di Paolo Gentiloni) sono:  

- stabilire le condizioni di ingresso e di soggiorno, per un periodo superiore ai 90 giorni, dei cittadini di Paesi terzi, e dei loro familiari, che si recano nell’Ue per i motivi previsti nel titolo della direttiva; 

- aprire l’Unione ai cittadini dei Paesi terzi a fini di ricerca, in modo che diventi un polo di attrazione per la ricerca e l’innovazione; 

- favorire la mobilità all’interno dell’Unione (anche quella tra uno Stato membro e l’altro) dei familiari dei cittadini di Paesi terzi che svolgano attività di ricerca nell’Unione; 

- equiparare i dottorandi ai ricercatori; 

- estendere le disposizioni della direttiva anche agli alunni, ai volontari al di fuori del servizio volontario europeo e alle persone collocate alla pari, al fine di agevolarne l’ingresso e il soggiorno e di garantirne i diritti; 

- prevedere una procedura di approvazione per gli istituti di ricerca pubblici o privati, per gli istituti di istruzione superiore e per tutte le altre categorie di enti ospitanti che vogliano accogliere ricercatori, studenti, alunni, tirocinanti o volontari di Paesi terzi; 

- ridurre gli oneri amministrativi connessi alla mobilità dei ricercatori e degli studenti in vari Stati membri prevedendo, a tal fine, un programma specifico di mobilità con norme autonome relative all’ingresso e al soggiorno per motivi di ricerca o studio in Stati membri diversi da quello che ha rilasciato l’autorizzazione iniziale; 

- facilitare l’accesso al mercato del lavoro dello Stato membro in cui lo studente svolge gli studi al fine di coprire in parte il costo degli studi; 

- assicurare ai soggetti destinatari un insieme minimo di diritti, compreso l’accesso a beni e servizi; 

- mettere a disposizioni del pubblico informazioni adeguate sugli enti ospitanti approvati e sulle condizioni e procedure di ammissione di cittadini di Paesi terzi nel territorio degli Stati membri ai fini della direttiva.  

 

Una delle modifiche apportate al Testo unico immigrazione e condizione dello straniero dal D.Lgs n.71 del 2018 riguarda l’articolo 5 a cui sono stati inseriti i commi 4 bis e 4 ter. Il primo comma elenca le quattro ipotesi in cui il nulla osta viene rifiutato ovvero, se già rilasciato, viene revocato, ovvero:  

a) non sono rispettate le condizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 (dell’art. 5 del D.Lgs 286/1998 che riguardano i permessi di soggiorno)  

b) i documenti presentati sono stati ottenuti in maniera fraudolenta o contraffatti  

c) l'organizzazione o l'ente di cui al comma 2, lettera a), non ha rispettato i propri obblighi giuridici in materia di previdenza sociale, tassazione, diritti dei lavoratori, condizioni di lavoro o di impiego, previsti dalla normativa nazionale o dai contratti collettivi applicabili;  

d) l'organizzazione o l'ente di cui al comma 2, lettera a), e' stata oggetto di sanzioni a causa di lavoro irregolare.  

Il secondo comma inserito, invece, ribadisce il principio di proporzionalità e pone l’obbligo di comunicare la revoca per mezzo telematico agli uffici consolari all’estero.

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