Acconto Irpef: quando è possibile ridurlo o non pagarlo?


Nel caso sussistano le condizioni occorre comunicarlo al sostituto d’imposta o all’ente previdenziale entro fine settembre
Acconto Irpef: quando è possibile ridurlo o non pagarlo?

L’acconto Irpef e gli acconti per le varie addizionali regionali e comunali alleggeriscono decisamente il portafoglio proprio nei mesi estivi (periodo in cui le spese potrebbero lievitare per via delle vacanze fuori casa) e a ridosso di settembre, mese che per molti rappresenta un vero salasso per spese scolastiche tra materiale didattico e libri di testo.

Nonostante ciò, l’acconto va versato, pena ravvedimenti operosi e cartelle esattoriali con tanto di sanzioni allegate. Eppure, c’è un caso in cui è possibile ridurre o addirittura evitare il pagamento dell’acconto: quando si prevedono minori entrate per l’anno in corso rispetto a quello precedente.
Se da un lato non è certo rosea la previsione di ottenere entrate finanziarie presenti inferiori rispetto al 2014, dall’altra quanto meno si può fare in modo di non dover sborsare di più rispetto a quanto dovuto.

Le entrate presenti inferiori possono essere dovute a una serie infinita di motivazioni: dalla prossima perdita del posto di lavoro al raggiungimento della pensione, dal passaggio da un full time al part time o, ad esempio, alle mancate entrate dovute alla locazione di un appartamento di proprietà che a breve non si intende più affittare. Può esserci anche il caso di coloro che registrano oneri deducibili o detraibili maggiori per spese legate, ad esempio, a ristrutturazioni edilizie.

Come si è detto, i casi sono i più svariati. Ciò che conta, però, è che alla base della richiesta di riduzione o di eliminazione del pagamento dell’acconto ci sia la previsione di entrate finanziarie nettamente inferiori.

Non si può, per intenderci, procrastinare quanto dovuto all’anno dopo senza tale motivazione. O meglio, lo si può anche fare, ma a proprio rischio e pericolo. Se da un controllo fiscale dovesse risultare una richiesta di riduzione o di elusione dal pagamento degli acconti Irpef immotivata, ci si troverebbe comunque a dover pagare quanto dovuto con l’aggiunta di sanzioni e interessi di mora al seguito.

Se, viceversa, si ha diritto a tale decurtazione dell’acconto, allora occorre chiederla al proprio sostituto di imposta o al proprio ente previdenziale di competenza entro fine settembre.

Una precisazione finale: nel caso si presenti il modello 730, il sostituto di imposta (cioè il proprio datore di lavoro) può fare optare esclusivamente per l’eliminazione del pagamento dell’acconto Irpef poiché il metodo che deve essere utilizzato per il calcolo degli acconti è espressamente quello storico. Se, invece, si vuole procedere con un ricalcolo degli acconti, è indispensabile presentare il modello unico per le persone fisiche e pagare la somma inferiore a titolo di acconti tramite il modello F24 poiché, in questo caso, ci si può basare sul metodo previsionale di calcolo.

Il ricalcolo non è cosa semplice, così come non lo è capire se si può realmente optare per la riduzione degli acconti o per il loro totale mancato pagamento. Per evitare di sbagliare e di pagare sanzioni salate, è consigliabile farsi assistere da un esperto in materia.

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