ASpI: cos’è e chi ne ha diritto


Mentre l’Istat snocciola i nuovi dati sulla disoccupazione, ecco chi ha diritto a un’indennità dopo aver perso il posto di lavoro
ASpI: cos’è e chi ne ha diritto

Il tasso di disoccupazione giovanile non è mai stato così basso, almeno dal 2004. Secondo l’Istat, infatti, la percentuale registrata ad agosto dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni senza lavoro è pari al 44,2%. Una percentuale, purtroppo, in aumento di un punto rispetto al mese precedente di luglio e di 3,6 punti negli ultimi dodici mesi. In cifre assolute, ciò significa che nel giro di un anno 88 mila giovani lavoratori hanno perso il posto di lavoro. Va sottolineato che nel calcolo sono stati esclusi i ragazzi inattivi, cioè coloro che non hanno un impiego, ma che neanche lo hanno cercato perché, ad esempio, sono ancora impegnati a studiare.

Il nuovo pessimo dato sulla disoccupazione giovanile ha, poi, messo in sordina il dato, al contrario, positivo dell’occupazione complessiva. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, il numero totale dei disoccupati, pari a 3 milioni 134 mila, è diminuito ad agosto del 2,6% rispetto al mese precedente di luglio e dello 0,9% su base annua. Il tasso attuale di disoccupazione si attesta così al 12,3%.

Chi perde il lavoro a causa della crisi economica congiunturale, quindi non per ragioni volontarie come lo scioglimento consensuale del contratto o le dimissioni, potrebbe avere diritto a un’indennità di disoccupazione collegata all’ASpI (l’Assicurazione Sociale per l’Impiego). E’ una forma di sostegno al reddito, erogata dall’Inps, introdotta con il Decreto Legge n.185 del 2008 (convertito con la Legge 2/2009) e contenuta nella Legge Fornero (92/2012) che la riconosce, in via sperimentale, per il triennio 2013-2015. Si tratta, in sostanza, di un ammortizzatore sociale che ha sostituito la maggior parte delle indennità di disoccupazione previste precedentemente.

Ne hanno diritto tutti i lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato e determinato, che sono stati sospesi dal lavoro a causa di crisi aziendali e occupazionali. Non spetta, invece, ai lavoratori sospesi in forza all’interno di aziende che risultano già essere destinatarie di altre forme di ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Non rientrano neppure i lavoratori della Pubblica Amministrazione, i lavoratori con contratti a tempo parziale verticale e i dipendenti delle imprese artigiane, per i quali si applica un altro tipo di normativa.

I requisiti per poter ottenere il diritto all’ASpI sono due:
- bisogna essere assicurati contro la disoccupazione presso l’Inps da almeno due anni
- all’interno degli ultimi sue anni, bisogna aver versato almeno un anno di contributi
L'accesso all’AspI, dunque, è condizionato dal raggiunto di tale livello minimo di contribuzione. Chi non lo raggiungesse, potrebbe avere diritto alla forma di ammortizzatore ridotta, che viene chiamata mini ASPI.

Qual è l’indennità prevista dall’ASpI? E’ pari al 75% della retribuzione media mensile percepita per gli stipendi fino ai 1.192,98 euro. Nel caso di retribuzioni superiore a tale cifra, la percentuale applicata per calcolare l’indennità sarà del 75% fino ai 1.192,98 euro e del 25% per la parte eccedente di stipendio. In ogni caso, però, non si può avere diritto a un indennizzo superiore individuato annualmente per legge, che per il 2014 è stato fissato pari a 1165,58 euro.
Ad esempio, se un lavoratore, prima del licenziamento, percepiva 1.000 euro mensili, allora avrà diritto a un’indennità pari a 750 euro (il 75% di 1.000 euro).
Se, invece, il lavoratore sospeso percepiva uno stipendio di 1.400 euro (quindi oltre la soglia dei 1.192,98 euro), percepirà un’indennità totale pari a 894,73 (il 75% di 1.192,98 euro) più 51,77 euro (il 25% della differenza tra 1.400 e 1.192,98 euro).

La domanda per ottenere il diritto all’indennità ASpI va presentata all’Insp per via telematica, attraverso il portale, attraverso il Contact Center (al numero telefonico 803164) o attraverso i Patronati o i commercialisti. Occhi ai termini: la domanda, infatti, va presentata non oltre i due mesi che decorrono a partire dall'ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

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