Avviso di accertamento: quali controlli?


L’evasione fiscale ammonta a circa 180 miliardi di euro all’anno. Il Fisco può adottare vari metodi di accertamento per contrastarla
Avviso di accertamento: quali controlli?

All’Agenzia delle Entrate spetta il compito di controllare che i contribuenti paghino quanto dovuto all’Erario contrastando la famigerata evasione fiscale che, in base alle ultime statistiche, pesa 180 miliardi di euro all’anno sui conti dello Stato. Una cifra spropositata, che gli Uffici territoriali delle Entrate cercano di diminuire attraverso diversi strumenti di controllo. Al termine delle indagini, l’Agenzia delle Entrate, nel caso emergano delle incongruenze tra ciò che è stato dichiarato dal contribuente e quanto presunto, emette l’avviso di accertamento. E’ l’atto con cui l’ente tributario formalizza all’ipotetico evasore il risultato delle indagini riportando le maggiori imposte dovute, le sanzioni e le motivazioni della ulteriore pretesa fiscale, l’ufficio presso il quale è possibile ottenere chiarimenti, le modalità, il termine di pagamento e l’organo giurisdizionale al quale è possibile rivolgersi per fare ricorso. A questo punto il contribuente è posto di fronte a un bivio: impugnare l’avviso di accertamento utilizzando gli strumenti in sua difesa (leggi l’articolo pubblicato sul nostro sito "Avviso di accertamento: come difendersi") oppure decidere di pagare quanto richiesto dall’avviso di accertamento, (decisione giuridicamente definita acquiescenza), avendo in quest’ultimo caso il vantaggio di vedersi ridotta la sanzione a un terzo, sempre che si rinunci a impugnare l’avviso di accertamento e all'istanza di accertamento con adesione e si provveda a pagare, entro la scadenza, quanto dovuto e tenendo conto della riduzione. Se, inoltre, l’avviso di accertamento non è stato preceduto da un invito al contraddittorio, la riduzione delle sanzioni passa da un terzo a un sesto. In tema di avviso di accertamento è importante sottolineare come questo, a partire dal 1° ottobre 2011, sia diventato un titolo esecutivo in base alla legge n° 111 del 15 luglio 2011. Secondo la nuova normativa, l’atto esecutivo si applica agli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate in merito all’imposta sui redditi, Irap e Iva e relativi al periodo d’imposta 2007 (dichiarazioni dei redditi 2008) e agli anni successivi. Inoltre, dal 1° gennaio 2011, si applica anche sui crediti di contributi Inps. Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica dell’atto al contribuente. Atto, che deve riportare esattamente la data entro la quale è obbligatorio il pagamento. Dopo 30 giorni dalla scadenza di tale termine, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.
Ma quali sono le tipologie di accertamento che l’amministrazione finanziaria può svolgere? E nei confronti di chi? La prima tipologia, disciplinata dall’art. 38, commi 1-2 e dall’art. 39, comma 1, e dall’art. 40 del D.P.R. 600/1973, è l’accertamento analitico: è un controllo che può esser esteso a tutti i soggetti, dalle persone fisiche a quelle giuridiche, ai soggetti che non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili e a quelli che, invece, lo sono. In questo caso, le ispezioni si basano sulle dichiarazioni dei redditi Irpef o sulle scritture contabili. Essendo un controllo analitico, appunto, è anche quello più efficace, ma il Fisco può ricorrere ad altre forme di accertamenti nel caso in cui i dati contabili non siano facilmente accessibili.
La seconda tipologia, disciplinata dall’art. 38, commi 3-5 del D.P.R. 600/1973, è l’accertamento sintetico: è previsto per le sole persone fisiche e a condizione che il reddito complessivo posto sotto la lente di ingrandimento ecceda di almeno un quinto quello dichiarato dal contribuente sospetto. Le indagini si basano sulle spese di qualsiasi genere sostenute dal contribuente e sul famoso redditometro, introdotto nel 1973, ma che è stato potenziato con il Decreto legge n. 78 del 2010, in vigore dal 2011. La terza tipologia, disciplinata dall’art. 39, comma 2, del D.P.R. 600/1973, è l’accertamento induttivo: si applica esclusivamente ai soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili e nei casi previsti espressamente dalla legge (mancanza della dichiarazione dei redditi, mancanza o inattendibilità di una o più scritture contabili, rifiuto del soggetto sostituto d’imposta a compilare questionari o esibire degli atti). Si tratta di un accertamento extracontabile, perché l’Agenzia delle Entrate può analizzare altri dati e documenti oltre alla contabilità presente (che può essere appunto assente o carente). Infine, l’ultima tipologia, disciplinata dall’art. 10 della Legge 146/1998, è l’accertamento analitico-induttivo tramite gli studi di settore: è un tipo di accertamento che riguarda soprattutto i professionisti e le imprese minori, e si basa su elaborazioni statistico-matematiche per ricostruire il reddito presunto del contribuente. Per saperne di più sull’accertamento analitico-induttivo e sui risvolti legali di tale accertamento puoi leggere l’articolo pubblicato sul nostro sito "Avviso di accertamento: la morsa degli studi di settore".

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Consulenza e assistenza fiscale e tributaria