Banche in crisi? Pagano anche i correntisti…


Dal 1° gennaio 2016 non sarà più lo Stato a salvare la banca ma gli azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti con depositi superiori a 100 mila euro
Banche in crisi? Pagano anche i correntisti…

L’Italia ha appena recepito, anche se con un po’ di ritardo, quanto stabilito dalla Direttiva Europea 2014/59/Ue in ambito di risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari (la cosiddetta Brrd), scaturita per porre rimedio alle conseguenze delle crisi finanziarie degli istituti bancari e di intermediazione finanziaria esplose a partire dal 2008 negli Stati Uniti per poi coinvolgere, a effetto domino, gli altri Paesi europei.

Bene, il Consiglio dei Ministri del 10 settembre ha dato il suo via libera preliminare alle nuove regole che riguardano le modalità di salvataggio delle banche in crisi. Regole che sarebbero dovute arrivare entro lo scorso dicembre, ma che sono invece state oggetto dei decreti delega di attuazione emessi nel corso del Consiglio del 10 settembre dopo il voto del Parlamento il 2 luglio scorso.

Ma iter burocratico a parte, cosa accadrà alle banche in crisi e chi le salverà dal fallimento?
Non più lo Stato italiano (e, quindi, tutti i contribuenti), ma soltanto i privati coinvolti con la banca. E questo, a partire dal 1° gennaio 2016.
In sostanza, la Direttiva europea ha introdotto il cosiddetto principio del «Bail in», salvataggio dall’interno, in contrapposizione a quanto è successo finora, ovvero il «bail out», cioè il salvataggio dall’esterno fornito dallo Stato. Il concetto che sta alla base è che a pagare per l’istituto finanziario in crisi siano i detentori privati di interesse dell’istituto di credito stesso e non tutti i cittadini attraverso lo Stato.

In caso di crisi dovranno pagare, infatti, prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e, in ultima battuta, i correntisti con depositi superiori ai 100mila euro (al di sotto di tale soglia vi è la garanzia di intoccabilità). Tutto ciò, però, solo se non dovessero essere sufficienti gli interventi della Banca d’Italia finalizzati alla vendita di parte degli attivi della banca in crisi.

Pare davvero improbabile che, in caso di crisi, la banca debba attingere dai correntisti, ma mai dire mai. E allora, prima di trovarsi di fronte a brutte sorprese, è meglio schiarirsi le idee in vista del 1° gennaio 2016.Sarebbe utile capire cosa succede, ad esempio, a chi ha più di 100 mila euro in banca in un unico conto o in più conti separati, se tutti i soldi sono depositati in un unico istituto di credito o suddivisi in più banche, o ancora se si ha il conto cointestato...

Ad esempio, se si supera la cifra dei 100 mila euro suddivisi in più conti depositati nella stessa banca, si potrebbe essere chiamati a sostenere la crisi bancaria. Se invece, si possiedono più di 100 mila euro in totale, ma distribuiti su più banche in modo che in nessuna si superi la soglia citata, si potrebbe stare tranquilli.

Il discorso vale per i singoli privati, così come, a maggior ragione, per le imprese che superano più facilmente la soglia dei 100 mila euro di deposito. Ecco che allora, una consulenza di un esperto in materia, potrebbe essere un buono strumento per tutelare i propri interessi aziendali.

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